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Elena Franzoia
Leggi i suoi articoliSante agghindate come sontuose nobildonne andaluse, nature morte minuziosamente dettagliate, l’intensità monumentale dell’estasi contrapposta alla quotidianità delle scene evangeliche. C’è tutta l’opulenta sensibilità del Seicento spagnolo nelle grandi figure di Francisco de Zurbarán (1598-1664) cui la National Gallery di Londra, che possiede alcune sue opere tra cui la bucolica «Santa Margherita di Antiochia» (1630-34), dedica dal 2 maggio al 23 agosto una grande mostra monografica. Semplicemente intitolata «Zurbarán», la rassegna riunisce 50 opere provenienti da Europa e Stati Uniti, selezionate da Francesca Whitlum-Cooper e Daniel Sobrino Ralston con Imogen Tedbury, in collaborazione con Charlotte Chastel-Rousseau (Musée du Louvre) e Rebecca Long (Art Institute di Chicago). Benché i musei spagnoli appaiano inevitabilmente i maggiori prestatori, il Louvre (da cui provengono «San Bonaventura sulla sua bara» e «Sant’Apollonia») e l’Art Institute di Chicago (che presta «La Crocifissione» del 1627, «San Romano di Antiochia e san Barulo» del 1638, e «Fiori e frutta in una ciotola cinese» dipinto dal figlio Juan de Zurbarán nel 1645 ca) sono le istituzioni partner che ospiteranno la mostra tra ottobre 2026 e giugno 2027.
Orientata a offrire uno sguardo globale sull’arte e la carriera del pittore evidenziandone «mistero, visionarietà e potere evocativo», la mostra si suddivide in sette sezioni riscoprendo anche il talentuoso figlio dell’artista, Juan (1620-49), purtroppo scomparso in giovane età. Le prime due sale introducono complessità e magnificenza della pittura di Zurbarán, approfondendone anche il fondamentale rapporto con gli ordini religiosi della città in cui principalmente visse, una Siviglia che, all’apice della propria potenza economica agli albori dei commerci globali, ospitava centinaia di religiosi. La terza sezione, «Il tessuto dei santi», indaga la straordinaria capacità di Zurbarán di rappresentare dettagli legati alla moda e al costume, mentre la quarta approfondisce l’iconografia, ricorrente nell’opera dell’artista, dell’Immacolata Concezione. La quinta sala, «Oltre Siviglia», affronta la commissione più prestigiosa ricevuta da Zurbarán, e cioè la decorazione del Palazzo Reale del Buen Retiro di Madrid, cui il pittore contribuì con dodici enormi dipinti, due dei quali esposti in mostra. Nella sesta sezione, dedicata alle nature morte, sono presenti anche quattro opere del figlio, mentre nell’ultima sala, che indaga le opere destinate alla devozione privata, compaiono il celeberrimo «Agnus Dei» ora al Prado e l’inquietante, modernissimo «Velo di Veronica» del Museo Nazionale di Scultura di Valladolid, in cui la pittura sembra arrendersi all’impossibilità di rappresentare il Divino. Abbiamo intervistato Daniel Sobrino Ralston, curatore associato per la pittura spagnola del Ceeh (Centro de Estudios Europa Hispánica) della National Gallery.
Juan de Zurbarán, «Natura morta con limoni in un cesto di vimini», 1643-9 ca. © The National Gallery, London
Perché proprio Zurbarán?
Zurbarán è uno dei più grandi pittori della Spagna del Seicento, al pari di Murillo e Velázquez, suoi contemporanei a Siviglia. Rimane tuttavia meno conosciuto, soprattutto nel Regno Unito, dove non è mai stata allestita una mostra monografica completa a lui dedicata. La nostra mostra si propone di presentarlo come pittore superlativo e inventivo, altrettanto abile nel dipingere piccole nature morte quanto enormi pale d’altare composte da più dipinti.
Ha avuto un ruolo nella vostra scelta l’esperienza in Spagna del direttore della National Gallery, Gabriele Finaldi?
Kiki Smith tra corpo, natura e immaginazione Gabriele Finaldi, già vicedirettore delle Collezioni e della Ricerca del Museo Nacional del Prado, è un rinomato esperto nel campo della pittura spagnola e italiana del Seicento. Ci ha incoraggiati in questo progetto fin dall’inizio, avendo lui stesso curato, nel 1994, una piccola mostra su Zurbarán alla National Gallery quando era curatore qui a Londra, incentrata sulla meravigliosa serie di dipinti di Auckland Palace nella contea di Durham. I suoi consigli e la sua guida sono stati di enorme aiuto nell’elaborazione del nostro progetto.
In che modo la mostra contribuisce alla riscoperta di Juan Zurbarán?
Scomparso a soli 29 anni, Juan è stato un superbo pittore di nature morte, genere in cui si è formato probabilmente con il padre. La National Gallery ha acquisito nel 2017 uno straordinario esemplare della sua opera, che è esposto in mostra insieme ad altri tre suoi dipinti. Al momento, si conoscono solo venti dipinti di sua mano, quindi la nostra mostra presenta ampia parte della sua produzione, inclusa la sua opera più antica, una splendida rappresentazione di uva realizzata quando non aveva ancora vent’anni.
Sono stati effettuati restauri per la mostra? Ci sono nuove scoperte?
Siamo lieti di aver collaborato con la Spanish Gallery di Bishop Auckland per il restauro, realizzato in occasione della mostra, di due dipinti della loro collezione, «Giuseppe» e «Aser». Le opere provengono da una serie di dipinti raffiguranti Giacobbe e i suoi figli, conservati in Inghilterra dagli anni Venti del Settecento e al Palazzo di Auckland dagli anni Cinquanta dello stesso secolo. Rappresentano il gruppo di dipinti di Zurbarán più significativo presente nel Regno Unito. Esponiamo inoltre due nature morte inedite di Francisco de Zurbarán, ritrovate in una collezione privata francese. Mai esposte prima al pubblico, queste meticolose raffigurazioni di alcarrazas (vasi di ceramica utilizzati in Spagna per conservare l’acqua potabile) sono state riscoperte nel 2023 e gettano nuova luce sui metodi di lavoro dell’artista. Zurbarán realizzava infatti studi scrupolosi dei singoli oggetti prima di inserirli, nella stessa identica scala, nelle composizioni finite, come la «Natura morta con quattro vasi» conservata a Barcellona nelle collezioni del Museu Nacional d’Art de Catalunya. Studi tecnici hanno rivelato simboli e numeri, non più visibili a occhio nudo, che confermano come entrambi i piccoli dipinti facessero un tempo parte della collezione reale spagnola.
Francisco de Zurbarán, «Santa Casilda», 1635 ca, Madrid, Museo Nacional ThyssenBornemisza. © Museo Nacional Thyssen-Bornemisza