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Letizia Riccio
Leggi i suoi articoliIl restauro, tanto atteso e tutt’ora in corso, della Chiesa di San Michele Arcangelo a Carmignano (Prato) ha prodotto un frutto inaspettato: grazie alla tenacia e all’inventiva della direttrice del MuNDA-Museo Nazionale d’Abruzzo a L’Aquila, Federica Zalabra, e del curatore, professor Tom Henry, e con l’assenso della Diocesi di Pistoia, la «Visitazione» (1528-30) di Pontormo ha varcato la soglia del deposito nel quale si trovava temporaneamente, per incontrare la «Visitazione» (1517-19) di Raffaello. Il confronto artistico unico ha avuto luogo prima al Museo del Prado di Madrid (dall’8 maggio al 18 giugno 2026), dov’è conservato il dipinto dell’Urbinate, e ora, fino al 27 settembre al MuNDA, nella mostra «La Visitazione dell’Aquila. Raffaello e Pontormo».
Nell’anno in cui è Capitale della Cultura, tutta la città vede realizzarsi un momento atteso da quasi quattro secoli: la «Visitazione» fu commissionata a Raffaello nel 1517 dall’aquilano Giovanni Battista Branconio e destinata alla cappella di famiglia nella Chiesa di San Silvestro (uno dei restauri post sisma, terminato nel 2019), dove tuttora si trova una copia della tavola originaria (in seguito trasferita su tela). La preziosa pala d’altare rimase a L’Aquila fino al 1655, l’anno in cui papa Alessandro VII la consegnò nelle mani di Filippo IV di Spagna «per motivi devozionali, ai quali, all’epoca, non si poteva dire di no», spiega la direttrice e curatrice della mostra Zalabra. Da allora (salvo una parentesi ottocentesca in Francia, dopo il passaggio di Napoleone), la tela è stata custodita in Spagna, rimanendo semioccultata per secoli nel monastero dell’Escorial, prima del trasferimento al Prado. Ora, grazie a un accordo fra MuNDA, Museo del Prado, Diocesi di Pistoia, MiC e comune dell’Aquila, è possibile apprezzare i due capolavori, che affrontano lo stesso tema con due approcci differenti: «In Raffaello vediamo le premesse al Manierismo di Pontormo, ad esempio nella figura imponente di Santa Elisabetta; sono due opere contigue, divise da un sottile crinale», afferma la direttrice Zalabra.
Nella stessa sala, sono presenti anche due studi per la «Visitazione», uno di Giulio Romano e l’altro del bolognese Biagio Pupini. Il percorso comprende inoltre uno spazio interattivo dedicato allo scomparso Palazzo Branconio di Roma (con un modello della facciata in legno e resina proveniente dal Centro Studi Vitruviano di Fano), concepito di nuovo da Raffaello per l’amico aquilano ed eretto tra il 1519 e il 1522. Racconta il curatore Tom Henry: «Abbiamo qui due artisti, due opere e due prestiti eccezionali; è una delle rarissime occasioni in cui la tela di Raffaello ha lasciato la Spagna, mentre per Pontormo abbiamo approfittato del periodo di lavori nella chiesa di Carmignano. Per oltre cinquant’anni, si è detto che la “Visitazione” di Raffaello fosse opera della sua scuola; ora possiamo affermare con certezza che l’opera è di Raffaello, da lui firmata e installata a Palazzo Branconio, come può essere letto anche negli studi contenuti nel catalogo della mostra». Nel volume viene, infatti, evidenziato lo stretto rapporto dell’Urbinate con le sue maestranze, al punto da costituire, soprattutto nell’ultima fase della vita del pittore, una sorta di «unica mano». Primo fra tutti i collaboratori di Raffaello era proprio Giulio Romano, da molti identificato con il personaggio in primo piano nel celebre «Autoritratto con un amico» (1518-20), conservato al Louvre; ma, come si legge nel catalogo, allo stesso personaggio è stata attribuita l’identità di Branconio o dello stesso Pontormo.
Di sicuro, per il MuNDA e per L’Aquila si tratta del secondo felice momento consecutivo, dopo la sistemazione definitiva, lo scorso 8 giugno, dell’«Ecce Homo» di Antonello da Messina, che ora occupa il centro della sala attigua a quella della mostra.
Una veduta della mostra «La Visitazione dell’Aquila. Raffaello e Pontormo» al MuNDA-Museo Nazionale d’Abruzzo a L’Aquila