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Jean Dupas, «Affiche», 1924

© Musées de la ville de Boulogne Billancourt. Foto Henri Delage

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Jean Dupas, «Affiche», 1924

© Musées de la ville de Boulogne Billancourt. Foto Henri Delage

A Bordeaux la grande Art Déco di Jean Dupas

Il MusBA dedica al pittore, decoratore, illustratore e cartellonista la prima vera retrospettiva per colmare una lacuna critica e ripensare il Modernismo francese

Luana De Micco

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Pur avendo incarnato lo spirito dell’Art Déco tra le due guerre mondiali, in Francia e negli Stati Uniti, Jean Dupas, pittore, decoratore, illustratore e cartellonista, è rimasto a lungo ai margini della storia dell’arte. Dal 26 giugno al 29 novembre il Musée des Beaux-Arts-MusBA di Bordeaux gli dedica la prima vera retrospettiva, «Jean Dupas & Co. Le grand Art déco», con l’obiettivo di colmare una lacuna critica, ma anche di ripensare il Modernismo francese. Come spiega Sophie Barthélémy, direttrice del MusBA, che ha curato la mostra insieme a Margaux Wymbs e Louis Deltour: «La scuola pittorica di Bordeaux del periodo tra le due guerre, rimasta a lungo sconosciuta, è stata riscoperta solo alla fine degli anni Ottanta grazie al lavoro di ricerca del professor Robert Coustet», cui si deve anche la nascita del fondo Dupas del museo, arricchito negli ultimi anni da acquisizioni e donazioni. Tra queste «Femme au manteau de fourrure» (1927), acquistata nel 2025 e presentata ora per la prima volta al pubblico. Alla base della retrospettiva c’è quindi un importante lavoro di ricerca e documentazione tra archivi pubblici e collezioni private, in Francia e all’estero, per ricostruire la vita di Dupas e riunire le sue opere. Dopo aver studiato all’École des Beaux-Arts di Bordeaux e poi all’École nationale supérieure des Beaux-Arts di Parigi, Jean Dupas (1882-1964) vince nel 1910 il Prix de Rome con «L’Amour vainqueur du dieu Pan», opera ancora intrisa di accademismo simbolista. Gli anni trascorsi a Villa Medici sono decisivi.

Nel confronto diretto con la pittura rinascimentale e la scultura antica, Dupas sviluppa di fatto un linguaggio personale e moderno: «Semplifica le forme, le stilizza, le deforma, e le inserisce in composizioni in cui non sempre si capisce bene che cosa stia accadendo. Dupas si appropria dei modelli che ammira e li manipola con un’apparente disinvoltura che gli architetti postmoderni non avrebbero rinnegato, spiega lo storico dell’arte Louis Deltour. Gli idilli dei suoi dipinti hanno sempre qualcosa di inquietante, l’eleganza delle sue figure di moda sfiora il Manierismo, il lusso dei suoi decori è quasi Kitsch e la grandezza dei suoi dipinti murali flirta con la grandiosità». La mostra segue un percorso tematico allestendo dipinti, studi preparatori, manifesti, ceramiche, documenti d’archivio e opere di artisti a lui vicini, da Alfred Janniot a René Buthaud, Jean Despujols e Raphaël Delorme. Nella sezione dedicata all’Italia «sognata e vissuta», emergono lavori come «L’Archer» (1917) e «Les Pigeons blancs» (1918), nei quali il Classicismo si intreccia con le semplificazioni formali dell’arte moderna e la tavolozza luminosa di Maurice Denis.

Nella sezione intitolata «Antimodernes?» la mostra esplora come Dupas e gli artisti della sua cerchia abbiano reinventato la tradizione figurativa, senza mai rinnegarla. Figure femminili dalla posa manierata, animali esotici, paesaggi irreali e figure allegoriche popolano le composizioni, come in «Dame à l’antilope et colombe» (1923), in cui la figura femminile «si piega alle deformazioni anatomiche ispirate da Ingres ma anche dal Cubismo di Picasso e Fernand Léger». Quello che colpisce di più nelle opere di Dupas è, secondo Louis Deltour, «la fantasia, la libertà e i diversi livelli di lettura che esse offrono». Ampio spazio è dedicato all’Esposizione internazionale delle arti decorative e industriali moderne del 1925, momento decisivo per l’affermazione dell’artista, che in quell’occasione partecipò a diversi padiglioni collaborando con Jacques-Émile Ruhlmann. La mostra insiste anche sui grands décors, i cicli monumentali realizzati per edifici pubblici e per i leggendari transatlantici francesi degli anni Trenta, come il «Normandie», esempi di un’epoca in cui arte, design e industria collaboravano alla costruzione del lusso à la française.

Jean Dupas, «Dama con antilope e colomba», 1923, Adagp Paris, 2026 Paris Musées, Musée d’Art moderne de Paris

Jacques Émile Blanche, «Ritratto del pittore Jean Dupas», 1936. Foto F. Deval

Luana De Micco, 25 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

A Bordeaux la grande Art Déco di Jean Dupas | Luana De Micco

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