Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Laura Lombardi
Leggi i suoi articoliUno stanziamento di 2,5 milioni di euro dal Mibac dà il via al progetto di riqualificazione della Rocca di Castelnuovo di Garfagnana nel segno di Ludovico Ariosto, che dal 1522 al 1525 governò la Garfagnana per conto del Ducato Estense di Ferrara. A capo del progetto è Marco Dezzi Bardeschi, fondatore del Dipartimento per la Conservazione delle Risorse architettoniche e ambientali e del Dottorato in Conservazione dei Beni Architettonici al Politecnico di Milano.
Concepito in modo da far contribuire enti locali e associazioni a un più ampio processo di rilancio territoriale, il progetto si avvale, per la parte scientifica, di Lina Bolzoni della Scuola Normale Superiore di Pisa. La Rocca diverrà un polo interattivo per eventi culturali, teatrali e iniziative pubbliche, con sale multimediali, supporti tattili e tecnologie per i non vedenti e con l’hub museale dedicato ad Ariosto e alla Garfagnana del ’500.
Coinvolte anche la vicina fortezza di Mont’Alfonso sovrastante la Rocca Ariostesca, che si dice un tempo collegata da un percorso sotterraneo, la fortezza della Verrucole, la rocca di Camporgiano e la rocca di Trassilico, oltre ad altre fortificazioni come le rocche di Sassi, di Cascio, di Ceserana e il castello di Palleroso.
La Rocca di Castelnuovo di Garfagnana
Altri articoli dell'autore
«Abbiamo scelto di allestire la mostra in modo che si possa vedere la città e la sua architettura, per ricostruire la sua esperienza qui e in Italia», spiega Elena Geuna, curatrice della mostra a Palazzo Strozzi dal 14 marzo al 23 agosto
La Fondazione Palazzo Strozzi dedica all’artista un’importante retrospettiva incentrata sul suo rapporto con l’Italia e il capoluogo toscano, coinvolgendo due luoghi a lui particolarmente cari: il Museo di San Marco e la Biblioteca Medicea Laurenziana. Abbiamo intervistato il figlio e curatore della mostra, Christopher Rothko
A Palazzo Buontalenti, partendo dai materiali del fondo affidato dall’artista allo Csac di Parma, sono ripercorsi trent’anni della sua attività, dal dopoguerra al 1975: ne emerge «un’immagine meno levigata e meno ridotta a icone»
L’intervento è stato condotto nel laboratorio del Settore bronzi e armi antiche dell’Opificio delle Pietre Dure prima sulla Porta dei Martiri e poi, con il sostegno dei Friends of Florence, sulla Porta degli Apostoli. Ora sono tornate nel mausoleo mediceo progettato da Brunelleschi



