Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Francesco Tiradritti
Leggi i suoi articoliQuella compiuta dalla missione congiunta italo-russa che lavora sul sito di Abu Erteila è stata definita dalla Corporazione Nazionale per le Antichità e i Musei del Sudan (Ncam) una delle più importanti scoperte dell’archeologia nubiana degli ultimi dieci anni.
La campagna conclusasi nel dicembre scorso era dedicata agli scavi del santuario del tempio di epoca meroitica (civiltà sviluppatasi in Sudan tra il IV secolo a.C. e il IV d.C.).
Tra i numerosi e interessanti oggetti dell’arredo sacro riportati alla luce c’è un supporto in basalto sul quale veniva poggiata la barca utilizzata per portare la statua di culto in processione. Ogni faccia del monumento reca incise la figura di una divinità e due colonne di iscrizioni in geroglifico meroitico.
Nonostante i testi siano ancora in una fase di studio preliminare sono stati già identificati i cartigli con i nomi reali che vi compaiono. Si riferiscono al sovrano Natakami e alla sua sposa Amanitore, che vissero a cavallo tra I secolo a.C. e I d.C. Il regno di Natakami corrisponde a uno dei momenti di maggiore splendore della civiltà meroitica e il ritrovamento di supporto può dimostrarsi di estremo rilievo per la conoscenza di questa cultura talmente potente da essere in grado di arrestare l’avanzata delle legioni romane in Africa, ma della quale si conosce ancora molto poco a causa di una lingua che resiste a tutti i tentativi di traduzione.
Altri articoli dell'autore
A Hawara, 80 km dal Cairo, sono iniziati gli scavi per individuare ciò che resta del tempio funerario adiacente alla piramide di Amenemhat III
Nella necropoli egizia di Khokha il restauro della sepoltura di Rabuia ha rivelato un’inconsueta iconografia di Osiride con sembianze umane
Gli archeologi egiziani attivi a Tell Fir’awn, nel Delta orientale, hanno riportato alla luce una scultura incompiuta, parte probabilmente di una triade, di dimensioni ragguardevoli e dall’inconsueta iconografia
All’incanto una lettera e la valigia (quella vera) in pelle marrone di Howard Carter, scopritore della Tomba di Tut



