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Guglielmo Gigliotti
Leggi i suoi articoliRoma. La mostra «Il principe dei sogni. Giuseppe negli arazzi medicei di Pontormo e Bronzino», curata da Louis Godart, consigliere per la Conservazione del Patrimonio artistico del Presidente della Repubblica Italiana e visitabile nel Salone dei Corazzieri del Palazzo del Quirinale dal 17 febbraio al 12 aprile (seguiranno altre due tappe: nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale a Milano dal 28 aprile al 6 settembre, cfr. articolo a p. 27, e nella Sala de’ Dugento di Palazzo Vecchio a Firenze dal 15 settembre al 15 febbraio 2016), è promossa dalla Presidenza della Repubblica, dal Comune di Firenze e dal Comune di Milano in collaborazione con il Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, Expo 2015 e la Fondazione Bracco, con il sostegno di Acea (main sponsor Gucci) per celebrare uno degli eventi non molto noti, eppure eccezionali, del Rinascimento italiano. Fu Cosimo I de’ Medici, duca di Firenze dal 1537 al 1574, a commissionare, tra il 1545 e il 1553, a Pontormo, Agnolo Bronzino e Francesco Salviati i cartoni per venti monumentali arazzi (sei metri di altezza ciascuno) che i maestri arazzieri fiamminghi Jan Rost e Nicolas Karcher avrebbero tessuto proprio a Firenze: per l’impresa il duca mecenate fondò una manifattura che rimarrà attiva per altri due secoli. Gli arazzi andarono ad adornare la Sala dei Duecento dell’allora Palazzo della Signoria, diventato poi Palazzo Vecchio. Cosimo I vi andò infatti a vivere a partire dal 1540, lasciando Palazzo Medici Riccardi, per dare un segno chiaro a popolo e aristocrazia: il padrone di Firenze sarebbe stato da quel momento lui. Gli adiacenti Uffizi nacquero proprio per questo, per dare una sede monumentale e centrale agli uffici dell’amministrazione della città sull’Arno. Lo stesso soggetto prescelto dal Duca rivela intenti di celebrazione dinastica, perché l’eroe biblico Giuseppe, amato dal padre Giacobbe e per questo venduto dai fratelli invidiosi come schiavo in Egitto, tornato in patria dopo varie peripezie, perdonò i fratelli, manifestando una magnanimità, connessa a un destino di potente nato dal nulla, in cui Cosimo de’ Medici voleva riconoscersi. Il Giuseppe dell’Antico Testamento aveva peraltro un’altra qualità, era oniromante, cioè praticava l’arte divinatoria sulla base delle interpretazioni dei sogni, ossia era, come vuole il titolo della mostra, «principe dei sogni». E un po’ lo era anche Cosimo, appassionato com’era di alchimia, scienze esoteriche e magia. Agli storici dell’arte che si sono impegnati nell’esegesi dei venti grandi arazzi medicei, divisi nel 1882 per volere dei Savoia tra Firenze e il Palazzo del Quirinale e ora eccezionalmente riuniti dopo centocinquant’anni, non sono sfuggiti infatti i tanti riferimenti filosofici, ermetici e astrologici che puntellano la saga biblica delle imprese di un patriarca buono.
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