«Néon 0º-90º avec 4 rythmes interférents» (1965), di François Morellet. Cortesia di A arte Invernizzi, Milano e Estate Morellet, Cholet

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«Néon 0º-90º avec 4 rythmes interférents» (1965), di François Morellet. Cortesia di A arte Invernizzi, Milano e Estate Morellet, Cholet

Morellet a Milano e a Londra

Una mostra dell’artista francese celebra i trent’anni della galleria A arte Invernizzi: è gemellata con un’altra sua esposizione che si tiene contemporaneamente da Annely Juda nella capitale britannica

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Ada Masoero

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In questo 2024 la galleria A arte Invernizzi compie trent’anni e per festeggiare un anniversario tanto significativo sceglie François Morellet (1926-2016), uno degli artisti con cui ha lavorato più frequentemente e con cui (insieme a Dadamaino e Günther Uecker, allora riuniti in una mostra a tre voci) la galleria si era inaugurata, nel 1994 per presentare poi il suo lavoro in sette altre esposizioni.

Oltre 40 sue opere sono ora riunite, dal 12 marzo all’8 maggio, nell’antologica milanese, gemellata con quella, non meno importante, presentata a Londra in contemporanea da Annely Juda Fine Art (dal 7 marzo al 4 maggio), galleria che ha a sua volta realizzato nel tempo sei mostre di Morellet.

Uno solo, per entrambi i progetti, il catalogo, bilingue, con saggi di Francesca Pola e Jonathan Watkins. Realizzata con Estate Morellet, la mostra di Invernizzi è in grado di rileggere tutti i punti salienti del suo percorso, intorno al vero colpo di teatro offerto, al piano inferiore, dalla grandiosa installazione «p Weeping neonly bleu n° 1» (2001), che fu esposta ad Art Basel Unlimited nel 2017: 48 tubi al neon blu («linee di forza» li avrebbero potuti definire i futuristi) disposti sul nero di due pareti contigue, a formare un potente campo di energie.

Insieme, sono esposti due nuclei di opere con neon su fondo nero e su fondo bianco e un’opera di alluminio (2004) guizzante d’ironia, oltre allo storico «Néon 0°-90° avec 4 rythmes interférents», un lavoro cinetico concepito nel 1965, animato dalle pulsazioni luminose dei neon che disegnano quadrati bianchi sul fondo nero.

Al piano superiore sono esposte altre opere i cui neon sono posti ora su tela nera (come il guizzante «La fuite nocturne n. 10», 2016), ora su tela bianca (come «Farandole blanche», 2009), che con i loro ritmi liberi sembrano contraddire le rigorose trame geometriche dei lavori su tela o su tavola degli anni ’70, le cui superfici, pur visivamente frementi, rifiutano tuttavia ogni fremito di soggettività.

A Londra, il trittico grandioso «Sous-Prématisme n° 1, n° 2, n° 3» (2010), e altre opere ugualmente formate da insiemi di tubi al neon fittamente allineati, fino a delineare, saturandole della loro luce bianca, le forme archetipiche del quadrato e del rettangolo, si propongono come una sorta di controcanto ai lavori del 2015 esposti nello spazio contiguo, questi invece caratterizzati da ritmi disordinati, talora perfino scomposti.

Mentre nei lavori storici degli anni ’60 e ’70 ritorna, anche qui, l’indagine percettiva condotta attraverso le griglie e le trame. Pioniere, alla metà del ’900, delle ricerche programmate e poi del Minimalismo, Morellet è un artista che si dimostra tuttora attualissimo, generoso com’è di suggestioni per gli artisti astratto-digitali, che si riconoscono nella sua visione generativa e immersiva dell’immagine.

«Néon 0º-90º avec 4 rythmes interférents» (1965), di François Morellet. Cortesia di A arte Invernizzi, Milano e Estate Morellet, Cholet

Ada Masoero, 10 marzo 2024 | © Riproduzione riservata

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Morellet a Milano e a Londra | Ada Masoero

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