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Guglielmo Gigliotti
Leggi i suoi articoliIl titolo della rassegna, «Mito & Poesia», fa riferimento all’orizzonte tematico ampiamente frequentato in pittura e scultura dall’artista nel corso di gran parte della sua carriera, con soggetti ispirati agli eroi mitologici (Ulisse, Enea) e alle opere letterarie, dagli antichi a Dante (con incursioni fino a Emily Dickinson).
Attardi fu d’altronde anche scrittore, vincendo nel 1971 il Premio Viareggio con il suo romanzo L’erede selvaggio. Dante e la Divina Commedia, sono al centro della mostra, aperta dal 7 dicembre al 25 febbraio, curata da Silvia Pegoraro e Claudio Ciccarelli, che riunisce una cinquantina di dipinti, sculture e disegni, di cui trenta ispirati al capolavoro dantesco. Sono tutte opere inedite, provenienti dall’Archivio Storico Ugo Attardi. In esse si dispiega il realismo visionario proprio di tutta l’attività artistica di Attardi, nato pittore astratto, ma subito dopo assurto a protagonista della figurazione impegnata. Giunto infatti dalla sua Palermo a Roma nel 1945, presso lo studio di Guttuso conosce i corregionali Accardi, Sanfilippo e Consagra.
Con loro nel ’47 «tradì» Guttuso per formare, assieme a Dorazio, Perilli e Turcato, il gruppo Forma 1, prima compagine italiana d’arte astratta del secondo dopoguerra; ma due anni dopo si ravvide impersonando il ruolo di battagliero assertore del realismo socialista, successivamente declinato a un espressionismo che guardava a Bacon e Grosz. Attenuatisi i fervori ideologici, sul finire degli anni Sessanta si assiste a quel processo di sublimazione in chiave poetico-mitologica dei temi fondamentali della vita, che è alla base anche delle opere esposte in mostra.
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