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Margherita Panaciciu
Leggi i suoi articoliChiude con numeri solidi e una retorica di espansione miart 2026: 160 gallerie da 24 Paesi, oltre 1200 opere esposte, una rete di 16.700 contatti VIP e una crescita del 20% delle loro presenze, con il 70% degli ospiti provenienti da 27 nazioni. Questi dati fotografano una fiera in salute sul piano relazionale e commerciale.
L’edizione del trentennale, diretta da Nicola Ricciardi, si è presentata sotto il titolo «New Directions», dichiarando fin da subito un’ambizione trasformativa. Il riferimento a John Coltrane, nel centenario della nascita, ha promesso un modello ispirato all’improvvisazione jazz: apertura, rischio, discontinuità.
La nuova sede nella South Wing di Allianz MiCo ha segnato un aggiornamento infrastrutturale importante, così come l’introduzione del progetto «Movements», dedicato al video e al film d’artista, ha rappresentato un tentativo di espansione linguistica. Tuttavia, il fulcro della manifestazione è rimasto ancorato a una struttura consolidata: tre sezioni (Emergent, Established, Established Anthology) che ripropongono una scansione descrittiva.
mart 2026. Courtesy of miart. photo: Nicola Gnesi studio
Nicola Ricciardi. Photo: Niccolò Campita Say Who
La dimensione internazionale, rafforzata anche dalla collaborazione con ICE e dalla presenza di 28 delegazioni culturali, è forse il vero successo di questa edizione. Miart si conferma piattaforma di incontro per collezionisti, curatori e professionisti, un hub capace di attrarre capitale simbolico prima ancora che estetico.
Anche il sistema dei nove premi assegnati – tra acquisizioni, commissioni e riconoscimenti – contribuisce a consolidare questa macchina. I nomi coinvolti, da Vivian Suter a Sung Tieu fino a Giosetta Fioroni, delineano una mappa coerente del contemporaneo, ma difficilmente introducono fratture o posizioni realmente inattese. Intorno agli stand, un flusso continuo di pubblico e una programmazione collaterale – tra cui i 12 incontri del Caffè Letterario con oltre 40 ospiti – contribuiscono a costruire l’immagine di una manifestazione «viva e condivisa».
Nel contesto della Milano Art Week 2026, miart continua insomma a funzionare come centro di gravità, capace di attivare mostre e iniziative diffuse in città. Un ruolo ormai acquisito e consolidato. A trent’anni dalla sua fondazione, la rassegna dimostra di saper crescere, attrarre e soddisfare. Ciò che resta aperto è se saprà ancora trasformarsi. Le «nuove direzioni» annunciate restano, per ora, variazioni interne a un sistema che continua a funzionare proprio perché evita di cambiare troppo. Più che una svolta, una messa a punto. Il prossimo banco di prova è già fissato: dal 9 all’11 aprile 2027.
Margherita Panaciciu
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