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«Fashion» (2005) di Peyman Hooshmandzadeh, Courtesy Peyman Hooshmandzadeh e AG Galerie

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«Fashion» (2005) di Peyman Hooshmandzadeh, Courtesy Peyman Hooshmandzadeh e AG Galerie

La voce di MIA Fair

Un podcast in sei puntate racconta l’Iran di «Underskin»

Olga Gambari

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Non solo immagini, ma anche parole, perché la voce individuale e collettiva di ciò che sta accadendo in Iran arrivi forte e chiara e non se ne perda nessuna. Anzi, diventi un’agorà aperta al dialogo dove si ascoltino testimonianze, si facciano riflessioni, si aprano confronti. Nell’ambito del MIA Photo Fair, che si terrà a Milano al SuperStudio Maxi Milan dal 23 al 26 marzo, la mostra «Underskin. Stories from Iran», curata da Rischa Paterlini, si anima delle fotografie di artiste e artisti iraniani e parallelamente di un progetto di podcast con molti ospiti.

Sei puntate che accompagneranno il visitatore e potranno farsi racconto vivo anche fuori e dopo la fiera, raggiungendo un pubblico più vasto e rimanendo come memoria e strumento di verità. È una delle novità fortemente volute dal MIA, che sente anche una responsabilità civile nella restituzione della scena iraniana legata alla fotografia dentro e fuori i confini dell’Iran. I sei podcast porteranno al pubblico il punto di vista e la voce di artisti, galleristi, curatori e collezionisti che racconteranno in prima persona la genesi e lo sviluppo del progetto.

Saranno approfondimenti di 10 minuti, disponibili su una piattaforma on demand, con una particolare attenzione posta al linguaggio e alla forma narrativa, sviluppati per creare un ascolto fruibile e diretto, capace di parlare a pubblici diversi. Per questo ogni podcast ruota attorno a una parola chiave, che nel loro complesso forniscono un indice e una lettura simbolica del progetto stesso di «Underskin».

La prima è naturalmente Iran, paesaggio e tema centrale. Il podcast delinea un ritratto storico e sociale di questo Paese dalla travagliata storia, con uno sguardo speciale dedicato alla difficile condizione femminile, diventata la causa scatenante, e bandiera della rivolta popolare che da settembre infiamma il Paese, nata dalla barbara uccisione della giovane Mahsa Amini da parte della Polizia Morale, avvenuta perché colpevole di non aver indossato bene il velo.

Al progetto «Underskin» nella sua complessità è  dedicata la seconda puntata, nella quale è illustrato dalla curatrice Rischa Paterlini. Bartolomeo Pietromarchi, curatore e critico d’arte, dal 2016 direttore del MaXXI di Roma, e Ilaria Bernardi, critica e storica dell’arte, discutono poi sul ruolo che l’arte in questi anni si è andata via via ritagliando nella società: strumento attivo di indagine e sensibilizzazione, di rigenerazione sociale, di critica e di formazione di una comunità consapevole, come si sta rivelando anche nell’ambito della situazione iraniana.

Libertà anima il terzo podcast, parola iconica che contiene in sé il tema dei diritti, una parola che ha attraversato come un grido tutta la storia dell’umanità, desiderio naturale e insopprimibile, condizione necessaria perché l’individuo possa vivere ed esprimere sé stesso. Ne parla Roya Khadjavi, gallerista e curatrice di uno spazio progettuale a New York, che porterà il suo punto di vista sulla realtà iraniana che opera negli Stati Uniti. Con lei si confrontano gli artisti della galleria La Portineria di Firenze, che da ottobre ha promosso il progetto «For Iran - a contribution to the present», con un focus sui lavori di Nava Derkshani, la cui opera fotografica si ispira a grandi atti eroici compiuti da donne iraniane nella Storia, ma anche alla forza delle loro quotidiane ribellioni di oggi.

La quarta puntata si sviluppa attorno alla parola Proibizione, in un dialogo tra la giornalista, artista e attivista franco-iraniana Sarah Doraghi, che presenta il suo lavoro fotografico «Iran Interdit», Reza Heidari, con il suo reportage «Guerra di corone», e Rahim Milani, con il suo cortometraggio «Power to the people», una riflessione sul concetto di democrazia in cui si domanda se la nostra società abbia un rapporto democratico con il potere e se sappia davvero usare la democrazia per creare una società migliore.

La Resistenza nelle sue varie forme è il tema del quinto episodio. Resistenza come rivolta, come resilienza, come denuncia, coraggio, ricordo. Sabina Fedeli, Anna Migotto e il team curatoriale del film «Noi Donne iraniane» raccontano l’esperienza di questo documentario che raccoglie molte testimonianze esclusive dall’Iran, arrivate clandestinamente aggirando il blocco dei social e la censura, video autoprodotti da donne che nel farlo hanno messo in gioco la loro stessa vita. Un tassello di un ritratto corale che nella puntata ripercorre la storia della repressione delle libertà in Iran lungo quarant’anni di regimi islamici, sottolineando la difficile situazione delle donne, per arrivare al coraggio e all’inarrestabile richiesta di diritti esplosa in questi mesi. Insieme anche l’esperienza dell’artista Zoya Shokoohi, che parla delle sue performance politiche e di protesta, come la recente «Ri-Belle» dedicata ai movimenti rivoluzionari in corso in Iran.

Nell’ultimo podcast sono al centro i Diritti e la loro violazione, un tema su cui si confrontano figure di giornalisti come Francesca Mannocchi, anche autrice di libri su tematiche politiche e sociali di attualità relative a Paesi dove i diritti umani non esistono, come in Io Khaled vendo uomini e sono innocente, pubblicato da Einaudi nel 2019, e gallerie, tra cui la AG Gallery di Teheran, che parlerà di quali sono le difficoltà di operare in Iran.

Non rimane che ascoltare queste voci e le storie, i pensieri, gli sguardi con cui ci porteranno dall’Iran in giro per il mondo, anche fin sotto casa nostra.
 

«Fashion» (2005) di Peyman Hooshmandzadeh, Courtesy Peyman Hooshmandzadeh e AG Galerie

Olga Gambari, 06 marzo 2023 | © Riproduzione riservata

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