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Luana De Micco
Leggi i suoi articoli«Investire sulla cultura vuol dire investire sul futuro», ha detto il primo ministro francese Jean Castex, il 3 settembre, annunciando il piano per rilanciare la Francia dopo la crisi del Covid-19. Un piano di 100 miliardi di euro di cui 2 saranno destinati alla Cultura, che si vanno ad aggiungere alle sovvenzioni d’urgenza già versate per accompagnare i lavoratori precari e le imprese in difficoltà.
Come altrove, anche in Francia, il settore della Cultura, che fino allo scorso anno rappresentava nel suo complesso (arte, musica, spettacolo, cinema, libro ecc.) il 2,3% del Pil del Paese e che dà lavoro a oltre 630mila persone, esce disastrato dalla crisi: da stime del Governo, si registra un calo del fatturato del 25% in media nel 2020 rispetto al 2019, pari a -22,3 miliardi di euro.
Alcuni settori hanno sofferto più di altri. Tra questi, il settore del patrimonio, il cui fatturato nel 2020 è crollato del 36%, perdendo 640 milioni di euro. È proprio al rilancio del patrimonio che il fondo per la Cultura destina, sui 2 miliardi, la «fetta» più importante: 614 milioni di euro. Più della metà di questi fondi, 334 milioni di euro, servirà ad accompagnare i musei: la loro frequentazione, compresa quella dei grandi musei parigini come il Louvre e il Musée d’Orsay, è crollata quest’anno tra il 40% e l’80%.
I musei, rimasti chiusi da metà marzo a metà maggio o anche più (il Louvre ha riaperto solo il 6 luglio), stentano ancora a recuperare, soprattutto per l’assenza di turisti stranieri, asiatici e americani in particolare, ma anche europei, tra cui spagnoli e italiani. Circa il 70% dei visitatori del Louvre di questa estate è stata costituita da cittadini francesi.
La parte restante dei fondi, 280 milioni di euro, sarà investita per valorizzare i mestieri dell’arte. Vi rientra anche un «Piano Cattedrali» di 80 milioni di euro (che si aggiunge ai 40 milioni stanziati ogni anno dallo Stato per il restauro dei monumenti storici).
L’incendio a Parigi della Cattedrale di Notre-Dame, nell’aprile 2019, seguito da quello della Cattedrale di Nantes, nel luglio 2020, hanno portato ancor più l’attenzione sulla fragilità di questi gioielli del patrimonio dello Stato francese, che è proprietario di 86 cattedrali.
Stando a «Le Monde», che ha avuto accesso a un documento interno del Governo, a ricevere gli investimenti più importati saranno le cattedrali di Chartres (6,8 milioni di euro), Notre-Dame de l’Assomption di Clermont-Ferrand (3,8 milioni di euro) e Saint-Pierre di Beauvais (3,15 milioni di euro).
Oltre al restauro e al rilancio dei monumenti storici, il Governo ha messo tra le sue priorità anche il sostegno agli artisti: con la crisi, il settore delle arti visive ha perso il 31% del suo fatturato, pari a 3,9 miliardi di euro. Il Governo ha annunciato tra l’altro un programma di committenze pubbliche destinate ai giovani artisti di tutte le discipline, pari a 40 milioni di euro, un piano di 13 milioni solo per il sostegno del lavoro artistico e un investimento di 70 milioni per rinnovare le scuole e l’insegnamento culturale superiore.
La Sala della Venere di Milo al Louvre, poco dopo la riapertura del 6 luglio. Foto di Luana De Micco
Luana De Micco
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