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Luana De Micco
Leggi i suoi articoliNella storia del Louvre il restauro simultaneo delle 24 tele monumentali del Ciclo di Maria de’ Medici di Pieter Paul Rubens, che inizierà in autunno, verrà ricordato come un’«operazione senza precedenti con quasi 293 metri quadrati di superficie pittorica da restaurare», ha spiegato Sébastien Allard, direttore del Dipartimento dei dipinti del museo. Un intervento che «data la grande mole di informazioni raccolte, arricchirà la conoscenza dell’opera di Rubens». Prima di arrivare al cantiere sono stati infatti necessari dieci anni di preparazione. Il primo bilancio conservativo globale risale al 2016, il primo studio prerestauro al 2020. Nel 2023 è stata poi realizzata una colossale campagna scientifica dallo studio di Thierry Radelet, che ha sede a Torino, con quasi 3mila lastre radiografiche, 633 rilevazioni di microfluorescenza X, riflettografie infrarosse, fotografie UV, rilievi tridimensionali.
Oggi il Louvre dispone quindi di un dossier diagnostico integrale dell’intero ciclo per avviare il cantiere che durerà quattro anni (con la chiusura parziale della Galérie Medicis i lavori sarebbero durati dieci anni), per un investimento interamente sostenuto da mecenati privati attraverso la Société des Amis du Louvre di quattro milioni di euro, una cifra che il museo non avrebbe potuto sostenere autonomamente. Dopo il restauro dei «grandi formati» di Eugène Delacroix, il Louvre, con la collaborazione del Centre de recherche et de restauration des musées de France (C2RMF), si prepara quindi ad affrontare una grande sfida logistica. Le dimensioni eccezionali delle tele, alcune delle quali superano i sette metri di larghezza, e la fragilità dei supporti hanno escluso trasferimenti nei laboratori di restauro. L’intervento si svolgerà dunque nella stessa Galerie Médicis, al secondo piano dell’ala Richelieu, che chiude per trasformarsi in atelier specializzato, con tavoli, ponteggi e cavalletti progettati su misura. Due gruppi di restauratori lavoreranno su più tele contemporaneamente (il bando di concorso pubblico è stato pubblicato). Il ciclo, eseguito da Rubens tra il 1622 e il 1625 per il Palais du Luxembourg, attuale palazzo del Senato, costituisce la più vasta commissione mai ricevuta dall’artista fiammingo nel momento culminante della sua carriera.
Pensate per celebrare la figura di Maria de’ Medici, vedova di Enrico IV e madre di Luigi XIII, diventata reggente nel 1610 a nome del figlio, all’epoca di soli otto anni, le 24 tele narrano episodi chiave della vita della sovrana: la nascita a Firenze, il 26 aprile 1573, dipinta con un lessico allegorico di matrice classica, il matrimonio per procura, celebrato a Firenze il 5 ottobre 1600, lo sbarco della regina a Marsiglia, la nascita del Delfino nel 1601, la celebre «Incoronazione nella Cattedrale di Saint Denis» fino al «Consiglio degli dèi per il matrimonio della Francia e della Spagna». Il ciclo non è solo un racconto biografico ma è il «testamento politico» di Maria de’ Medici, ha spiegato Blaise Ducos, conservatore specializzato nella pittura fiamminga del Sei-Settecento. Le tele non versano più in condizioni di leggibilità adeguate. Gli studi hanno evidenziato vernici fortemente ossidate e ridipinture alterate. Come ha sintetizzato Sébastien Allard, i cieli di Rubens non sono più blu ma verdastri, i rossi sono spenti «e tradiscono la forza cromatica di Rubens, che è l’essenza stessa della sua pittura. Dopo il restauro avremo una percezione completamente nuova». Più gravi ancora sono i sollevamenti della pellicola pittorica che «rendono necessario il restauro per motivi conservativi e non solo estetici, poiché esistono reali rischi di perdita di materia», ha spiegato a sua volta Oriane Lavit, conservatrice specializzata nella pittura fiamminga del Cinquecento. Anche i vecchi interventi strutturali e le rintelature eseguiti tra Sette e Novecento mostrano segni di cedimento. Il cantiere sarà anche l’occasione per rinnovare assetto della sala, illuminazione e videosorveglianza.
Una veduta della Gallerie Medicis al Musée du Louvre. © 2019 Musée du Louvre, Nicolas Guiraud
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