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«L'Infinito di Leopardi nella lingua italiana dei segni» (2018), di Bruna Esposito

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«L'Infinito di Leopardi nella lingua italiana dei segni» (2018), di Bruna Esposito

La Biblioteca del mondo alla Fondazione Memmo

Nona edizione di «Conversation Piece»: opere di artisti italiani e stranieri soggiornanti a Roma sono messe in rapporto tra loro in una sorta di dialogo

Guglielmo Gigliotti

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Il libro come oggetto assoluto è il tema della nona edizione di «Conversation piece», il ciclo di mostre a cadenza annuale curate da Marcello Smarrelli e ospitate dalla Fondazione Memmo, in cui opere di artisti italiani e stranieri soggiornanti a Roma, sono messe in rapporto alla stregua di una conversazione. Dal 13 dicembre 2023 al 21 aprile 2024, a intavolare confronti muti e ideali, all’insegna dello spirito del titolo particolare della mostra, «La Biblioteca del mondo», sono nove artisti, ovvero Yael Bartana (Kfar Yehezkel, Israele, 1970. Borsista presso l’Accademia Tedesca-Villa Massimo), Nicolò Degiorgis (Bolzano, 1985), Bruna Esposito (Roma, 1960), Claire Fontaine (collettivo fondato a Parigi nel 2004 da Fulvia Carnevale e James Thornhill), Paolo Icaro (Torino, 1936), Kapwani Kiwanga (Hamilton, Canada, 1978; borsista presso l’Accademia di Francia-Villa Medici), Marcello Maloberti (Codogno, 1966), Francis Offman (Butare, Ruanda, 1987), Ekaterina Panikanova (San Pietroburgo, Russia, 1975).

Nel presentare la mostra, il curatore ha fatto riferimento alla circostanza che la più grande opera d’arte di Roma antica è un libro: la Colonna Traiana. Un libro divenuto scultura alta 40 metri, percorsa dal dipanarsi spiralico di pergamene che illustrano le campagne daciche dell’imperatore Traiano, avvenute tra il 101 e il 107 d.C. Le opere in mostra, svolte secondo i modi e i mezzi più svariati, hanno in comune proprio questo assunto: il libro come oggetto plastico simbolico, di valore in sé universale.

A Palazzo Ruspoli, il cinquecentesco edificio eretto, con interventi progettuali di Bartolomeo Ammannati, all’angolo tra via del Corso e via Condotti, ora sede della Fondazione Memmo, si vedranno così, tra le varie opere, per esempio, la videoinstallazione di Bruna Esposito dal titolo «L’Infinito di Leopardi nella lingua dei segni»: una poesia espressa in un codice incomprensibile a tutti eccetto che ai non udenti. Un’altra opera emblematica è «Equilibrio» di Paolo Icaro. Qui una precaria struttura disegnata da poche linee metalliche trova il contrappeso nel libro posto alla sua base, Guerra e pace. Sulle pagine aperte del capolavoro di Tolstoj, l’artista 86enne ha adagiato un foglio di carta da spolvero, che reca scritto sul verso «Guerra e pace» in russo, e sul recto «Guerra e pace» in ucraino. Un gesto semplice che dice più di mille libri. La Biblioteca del mondo è infatti anche interiore, come i ricordi che hanno ispirato il bolzanese Nicolò Degiorgis nella sua installazione ambientale. Il titolo è «Heimatkunde» («Scienza del territorio»), e fino agli anni Novanta era insegnata nelle scuole altoatesine come disciplina della conoscenza della propria regione, per capire meglio la propria storia.

«L'Infinito di Leopardi nella lingua italiana dei segni» (2018), di Bruna Esposito

«Equilibrio» (2023), di Paolo Icaro

Guglielmo Gigliotti, 08 dicembre 2023 | © Riproduzione riservata

Guglielmo Gigliotti

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La Biblioteca del mondo alla Fondazione Memmo | Guglielmo Gigliotti

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