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Francesco Bandarin
Leggi i suoi articoliAd appena 6 chilometri da Cordova, in Andalusia, si trova il sito archeologico di Madinat al-Zahra (a volte indicata come Azahara), la capitale, seppur per breve tempo, del califfato omayyade di Cordova, istituito nel 936 d.C. dall’emiro Abd al-Rahman III, il più grande dei sovrani omayyadi d’Occidente. Dopo la morte di Maometto (632 d.C.), gli Omayyadi avevano guidato le grandi campagne arabe di conquista del Levante, del Nord Africa e della penisola iberica, e avevano fondato, a partire dal 661, la prima dinastia califfale con sede a Damasco, affidando il governo della provincia iberica strappata ai Visigoti nel 711 a un emiro basato a Cordova.
Nel 750 la dinastia omayyade di Damasco venne rovesciata dagli Abbasidi (750-1258), ma un membro della famiglia reale, Abd al-Rahman bin Mu’awiya (731-788), riuscì a fuggire, a raggiungere la Spagna e a rifondare una dinastia omayyade a Cordova (un regno chiamato comunemente Al-Andalous, 756-1031). Per due secoli, l’emirato di Cordova riuscì a espandersi, pur se minacciato da nord dai regni cristiani (León, Castiglia, Navarra e Barcellona), e da sud dagli Abbasidi e dalla dinastia sciita dei Fatimidi (909-1171) che si andava affermando in Nord Africa. Nel 912, l’avvento all’emirato di Cordova di Abd al-Rahman III (891-961) portò a grandi cambiamenti.
Il nuovo emiro riuscì a consolidare le conquiste territoriali, arginare gli attacchi dei Fatimidi e negoziare una pace armata con i regni cristiani. Sicuro del suo potere, nel 929 fondò il califfato omayyade di Cordova, assumendo il titolo di califfo, in diretta sfida al potere dei califfi abbasidi di Baghdad e dei califfi fatimidi di Tunisi. Alla creazione di un nuovo califfato, per tradizione, si accompagnava la fondazione di una nuova città, e Abd al-Rahman III scelse per sé una zona alle pendici della Sierra Morena nelle vicinanze dell’antica capitale, ricca di acque e con una splendida vista sulle fertili pianure del Guadalquivir, chiamandola con il nome della sua concubina preferita, Madinat al-Zahra (la città dei fiori).
La costruzione effettiva della nuova città iniziò nel 939, dopo una sconfitta subita da Abd al-Rahman a Simancas (nei pressi di Valladolid) a opera degli eserciti cristiani guidati dal re del León, Ramiro II (898-951), e divenne residenza ufficiale del califfo nel 945. La città venne realizzata su tre diversi livelli, seguendo il pendio, grazie a imponenti lavori di terrazzamento, e fu costruita in due fasi distinte.
Nella prima, vennero realizzati gli acquedotti, utilizzando in parte le infrastrutture costruite dai romani (l’Aqua Vetus Augusta) per fornire acqua alla città di Cordova, come l’acquedotto di Valdepuentes, e furono costruiti, nel livello superiore, i palazzi del califfo (il dar al-Mulk), dell’hajib, il primo ministro (il Palazzo di Ya’far), e gli edifici dell’esercito, e in quello inferiore la grande moschea, a pianta rettangolare e rivolta verso la Mecca, vicina alle aree residenziali.
Nel livello intermedio furono creati degli splendidi giardini arabi, adorni di fontane e piscine. Nella seconda fase, iniziata dopo circa un decennio, la città venne estesa, dotata di infrastrutture pubbliche, come le terme ispirate al modello romano, di nuove aree residenziali e di una moschea minore. Venne poi completamente circondata da mura e fu anche realizzato il majlis, una grande sala per le udienze pubbliche del califfo posta al centro dell’insieme urbano, con una vista aperta sul paesaggio della valle sottostante.
Nel progetto definitivo, la città presentava una pianta rettangolare (1.500 x 700 metri) e rivaleggiava per dimensioni e prestigio con le grandi opere architettoniche dei califfati orientali, e in particolare con il palazzo abbaside di Samarra costruito dal califfo al-Mutasim nell’833. La decorazione interna degli edifici civili e religiosi era di altissimo livello, comparabile e perfino superiore a quello delle opere realizzate a Cordova nel corso dei primi due secoli della dinastia omayyade, come la celebre Mezquita, la Grande Moschea, completata in quegli stessi anni da Abd al-Rahman III con la realizzazione di un imponente minareto.
La costruzione di Madinat al-Zahra rappresentò il vertice dell’espressione artistica e architettonica degli Omayyadi di Occidente, e alla sua epoca era celebrata per la bellezza e il lusso. Ma la sua vita fu breve. Nell’anno 1010, a seguito di una guerra civile, la dinastia omayyade fu rovesciata ed ebbe inizio la distruzione della città, completata, pochi anni dopo, a seguito dell’invasione di una setta nordafricana iconoclasta. La città fu abbandonata e divenne una cava di materiali da costruzione. Già un secolo dopo il geografo arabo al-Idrissi (1100-1166), visitando il sito, lamentava lo stato di distruzione quasi completa della capitale del califfato, che aveva potuto osservare.
Dopo la riconquista di Cordova nel 1236 da parte di Ferdinando III di Castiglia (1201-56), la spoliazione venne ulteriormente accelerata per la costruzione dei nuovi edifici cristiani e del vicino Convento di San Jeronimo. Poi il sito fu abbandonato, si interrò completamente, e fu dimenticato fino al 1911, quando venne riscoperto dagli archeologi spagnoli, che iniziarono una lunghissima campagna di scavi, tuttora in corso, riportando alla luce le principali strutture della città.
Nonostante le distruzioni e le spoliazioni, molti elementi architettonici e decorativi sono stati ritrovati, permettendo di ricostruire le parti più significative di un complesso urbanistico che, per la sua importanza storica e artistica, ha meritato l’iscrizione nella Lista del patrimonio Mondiale dell’Unesco nel 2018.
L'autore è stato direttore del Centro del Patrimonio Mondiale (2000-10) e vicedirettore per la Cultura dell’Unesco (2010-18), è cofondatore di Our World Heritage

La mappa del Califfato di Cordova

Madinat al-Zahra e valle del Guadalquivir

L’acquedotto romano di Valdepuentes

Il palazzo califfale di Madinat al-Zahra

L’acquedotto romano di Valdepuentes

La Porta del palazzo dell’hajib

La grande Sala di Abd al-Rahman
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