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Una veduta del Teatro Amazonas a Manaus

Foto tratta da Wikipedia, CC BY-SA 2.5, Pontanegra

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Una veduta del Teatro Amazonas a Manaus

Foto tratta da Wikipedia, CC BY-SA 2.5, Pontanegra

Manaus, porta dell’Amazzonia e «Parigi dei tropici» (grazie al caucciù)

Genius Loci • Fondata ufficialmente nel 1669 con la costruzione del Forte de São José da Barra do Rio Negro, la città prese il nome nel 1856, in memoria della popolazione indigena Manáo («madre degli dèi»), che abitava l’area prima della colonizzazione portoghese nello Stato di Amazonas

Francesco Bandarin

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Situata nel cuore della più vasta foresta pluviale del pianeta, Manaus è la capitale dello Stato di Amazonas e principale centro urbano della regione settentrionale del Brasile. Con oltre due milioni di abitanti e un territorio comunale che supera gli 11mila chilometri quadrati, la città sorge sulla riva sinistra del Rio Negro, poco prima della sua confluenza con il Rio Solimões, nome con cui viene chiamato il tratto superiore del Rio delle Amazzoni. Questo punto di incontro, noto come «encontro das águas», costituisce uno dei fenomeni naturali più spettacolari della regione. Per chilometri, infatti, i due fiumi scorrono affiancati senza mescolarsi, a causa della diversa densità, velocità e temperatura delle acque, una nera e trasparente, l’altra torbida e marrone.

Fondata ufficialmente nel 1669 con la costruzione del Forte de São José da Barra do Rio Negro, la città prese il nome di Manaus nel 1856, in memoria della popolazione indigena Manáo («madre degli dèi»), che abitava l’area prima della colonizzazione portoghese. Per secoli rimase un avamposto militare e commerciale isolato, collegato all’Atlantico da oltre 1.500 chilometri di navigazione fluviale. La sua storia cambiò radicalmente nella seconda metà dell’Ottocento, quando la scoperta del processo di vulcanizzazione rese il caucciù un prodotto strategico a livello mondiale. Iniziò allora la cosiddetta «febbre della gomma», che tra il 1880 e il 1912 trasformò Manaus in un centro di straordinaria ricchezza. I baroni del caucciù investirono ingenti fortune nell’abbellimento urbano, immaginando di fare della città una «Parigi dei tropici». Sorsero palazzi e mercati in stile europeo e, soprattutto, il Teatro Amazonas (1896), opera monumentale che divenne simbolo di quella stagione. L’edificio, con la sua cupola rivestita di 36mila piastrelle smaltate nei colori della bandiera brasiliana, rappresenta ancora oggi l’emblema della città. Altri edifici significativi sono il Mercado Municipal Adolpho Lisboa (1882), ispirato ai mercati parigini, e il Palácio Rio Negro (1903), residenza dei grandi imprenditori del caucciù. Ma la prosperità durò poco: l’introduzione da parte britannica delle piantagioni di Hevea brasiliensis nel Sud-est asiatico, più produttive e meno costose, provocò il crollo del mercato amazzonico e il rapido declino della città. Un nuovo impulso giunse soltanto negli anni Sessanta del Novecento, quando il Governo brasiliano istituì la Zona Franca di Manaus (1967), con il duplice obiettivo di promuovere lo sviluppo industriale e di consolidare la presenza brasiliana in una regione strategica ma poco integrata nel Paese. Le agevolazioni fiscali attrassero grandi multinazionali, soprattutto giapponesi, nei settori dell’elettronica e della meccanica, trasformando Manaus in un polo manifatturiero. Questa crescita, tuttavia, accentuò il contrasto tra la città moderna e la foresta circostante, alimentando problemi ambientali e sociali che permangono ancora oggi.

Dal punto di vista geografico, Manaus è il principale nodo di comunicazione della regione amazzonica. Il porto fluviale, tra i più trafficati del Brasile, costituisce la porta di accesso alle rotte interne che collegano la città con l’entroterra fino al Perù e alla Colombia. Centinaia di imbarcazioni tradizionali continuano a trasportare merci e passeggeri, testimoniando un sistema di mobilità ancora basato sui grandi fiumi. L’arcipelago delle Anavilhanas, poco a monte della città, con le sue oltre 400 isole fluviali, rappresenta uno degli scenari più spettacolari di questo sistema idrografico. Il contesto ambientale è dominato dall’Amazzonia, che si estende per circa 6,7 milioni di chilometri quadrati e costituisce il più grande bacino idrografico del mondo. Definita il «polmone verde del pianeta», ospita una biodiversità senza pari: circa 3mila specie di pesci, 1.300 di uccelli, 427 di mammiferi e oltre 60mila di piante. L’area protetta più significativa nei pressi di Manaus è il Parco Nazionale di Jaú, che con i suoi 23mila chilometri quadrati di foresta incontaminata è dal 2000 parte del Patrimonio mondiale dell’Unesco. La sua importanza ecologica è immensa, poiché vi abitano specie emblematiche come il lamantino amazzonico, il caimano nero e il delfino rosa, oltre al giaguaro, predatore simbolo della foresta.

Oggi Manaus è una città in rapido sviluppo, sospesa tra modernità e tradizione. Se da un lato è sede di università, centri di ricerca come l’Instituto Nacional de Pesquisas da Amazônia (Inpa) e un vivace polo industriale, dall’altro resta profondamente legata al suo ruolo di porta d’accesso alla foresta. Il turismo (anche «ecologico») è un settore in crescita: i visitatori sono attratti dal patrimonio naturale, ma anche dalla storia singolare della città, che conserva tracce della stagione del caucciù nelle sue architetture e nella memoria collettiva.

Le sfide che Manaus affronta sono emblematiche della condizione amazzonica: la pressione della deforestazione e dell’agrobusiness, i problemi di governance di un territorio vastissimo e difficile da controllare, le disuguaglianze sociali che convivono con la ricchezza industriale. La città appare dunque come un laboratorio del rapporto tra uomo e natura, dove si misura la possibilità di conciliare sviluppo economico, tutela ambientale e valorizzazione culturale. Manaus rimane soprattutto il simbolo di un equilibrio fragile: quello tra il «mare verde» della foresta e l’ambizione di una metropoli che, pur nel cuore dell’Amazzonia, aspira a un destino globale.

Il porto di Manaus

Francesco Bandarin, 01 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

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Manaus, porta dell’Amazzonia e «Parigi dei tropici» (grazie al caucciù) | Francesco Bandarin

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