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Modello della Basilica del Santo Sepolcro. Betlemme ( 1700 ca). Collezione George M. Al Ama, Betlemme. Foto: Catarina Gomes Ferreira

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Modello della Basilica del Santo Sepolcro. Betlemme ( 1700 ca). Collezione George M. Al Ama, Betlemme. Foto: Catarina Gomes Ferreira

I doni dei re cattolici al Santo Sepolcro al Calouste Gulbenkian

Nel museo portoghese il ruolo dei frati francescani e il legame tra la famiglia Gulbenkian e la Terra Santa

Elena Franzoia

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Con la grande mostra «Il tesoro dei Re. Capolavori del Terra Sancta Museum», dal 10 novembre al 26 febbraio 2024 il Museo Calouste Gulbenkian rende omaggio ai preziosissimi, e finora poco esposti al pubblico, doni che nel corso dei secoli le case regnanti cattoliche europee hanno offerto alla Terra Santa, in modo particolare al Santo Sepolcro. Realizzata in collaborazione con la comunità religiosa internazionale della Custodia di Terra Santa e il Terra Sancta Museum di Gerusalemme, la mostra riunisce opere provenienti da musei israeliani e lusitani ed è stato curato da Jacques Charles-Gaffiot con André Afonso.

Celebri sovrani come Filippo II di Spagna, Luigi XIV di Francia, Carlo VII di Napoli, Maria Teresa d’Austria e Giovanni V del Portogallo inviarono infatti al Santo Sepolcro di Gerusalemme non solo pregevoli opere di oreficeria e argenteria, tessuti e arredi liturgici, ma anche risorse materiali e finanziarie a sostegno delle chiese e delle comunità locali, tra cui monete d’oro, cera, olio d’oliva, e, nel caso del Portogallo, balsami, profumi, spezie e tè dalla lussuosa e costosissima provenienza orientale. Tra gli highlight della mostra spiccano per sontuosità oggetti come il lampadario d’oro con lo stemma portoghese inviato da Giovanni V e il grande baldacchino offerto dal re di Napoli Carlo VII, che costituisce una delle non poche testimonianze di alta oreficeria italiana presenti in mostra.
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Tra i temi di indagine appaiono di particolare interesse da un lato il fondamentale ruolo svolto dai frati francescani, dal 1342 custodi del patrimonio archeologico, artistico e liturgico della Basilica del Santo Sepolcro, dall’altro il legame tra la famiglia Gulbenkian e la Terra Santa. Viene infatti esposto per la prima volta in Portogallo un evangelario armeno del XV secolo, donato al Patriarcato armeno di Gerusalemme da Calouste Gulbenkian negli anni Quaranta.
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Strutturata come progetto itinerante internazionale che dopo un «assaggio» newyorchese, già avvenuto alla Frick Collection, viaggerà in Spagna e Italia prima di ritornare negli Stati Uniti, la mostra si suddivide in 4 sezioni principali: «Gerusalemme “Città della Redenzione”», «Da Costantino il Grande a Solimano il Magnifico», «Theatrum Mundi: donazioni reali ai luoghi santi» e «Calouste Sarkis Gulbenkian e Gerusalemme». Il macrotema storico affrontato dalla seconda sezione appare ulteriormente approfondito dalle sottosezioni «La Basilica del Santo Sepolcro», «Pellegrinaggi in Terra Santa», «I francescani a Gerusalemme» e «Sotto l’Impero ottomano», mentre «Theatrum Mundi» articola in 5 nuclei differenti il grande tema delle donazioni reali, suddivise secondo la loro provenienza: Regni del Portogallo, di Spagna, di Francia, Sacro Romano Impero e Regno di Napoli e delle Due Sicilie.

La mostra costituisce anche una presentazione internazionale del progetto «Terra Sancta Museum», avviato circa un decennio fa, la cui sezione archeologica è già stata aperta al pubblico nel Convento della Flagellazione di Gerusalemme. È invece tuttora in corso di realizzazione la sede delle collezioni storiche, ospitata dal Convento di San Salvatore nel cuore della Città Vecchia, la cui apertura è prevista per il 2026.

Elena Franzoia, 08 novembre 2023 | © Riproduzione riservata

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