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Veronica Rodenigo
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Nell’Abbazia di Santa Maria di Follina (in origine, intorno alla metà XII secolo, benedettina, raggiunse il massimo splendore con i cistercensi nel XIII) si sta procedendo al consolidamento e restauro dell’ala est del chiostro.
Si sono invece conclusi i lavori sulla copertura dell’ala cinquecentesca (una manica che si allunga verso sud) con il mantenimento della capriata originaria e l’evidenza delle relative integrazioni. Il primo piano dell’ala est, che ospitava le celle dei monaci, ma poi era stata lasciata in abbandono per un decennio, presentava forti criticità strutturali derivanti da interventi precedenti. Eliminando le superfetazioni sono emersi lacerti decorativi a fresco.
Il costo complessivo dell’operazione (condotta dall’impresa Lorenzon Costruzioni su progetto di Fabio Nassuato) ammonta a 1,2 milioni di euro di cui 839 finanziati dalla Regione Veneto attraverso il Programma Attuativo Regionale Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (Fsc); la parte restante, 377mila euro, a carico della Diocesi che ha dato il via a una campagna di fundraising presso gli imprenditori della zona per donazioni e fornitura di materiali. La fine lavori è prevista per la primavera del 2017.
«Si tratta del più importante intervento di restauro dal 1920, quando vennero riparati i danni subiti dall’Abbazia durante il primo conflitto mondiale e furono abbattute alcune costruzioni che avevano trasformato parte del chiostro in abitazioni, spiega l’architetto Nassuato. La parcellizzazione del complesso (ala est con chiesa e campanile sono di proprietà della Parrocchia; l’ala ovest appartiene all’Ordine dei Servi di Maria, il chiostro è bene demaniale mentre il refettorio è spazio promiscuo di Comune e Parrocchia) per molto tempo ha consentito solo interventi parziali, senza una visione d’insieme». Fondamentale sarebbe proseguire quindi verso un recupero più ampio proseguendo per stralci successivi.
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