Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Redazione GdA
Leggi i suoi articoliLibera Mazzoleni (Milano, 1949) frequenta l’Accademia di Belle Arti di Brera, dove si diploma nel 1970. Il suo approccio all’arte, pur influenzato dall’humus creativo degli anni Settanta, è fin da subito piuttosto laterale ed indipendente. Dal 1968 al 1973, realizza sculture colorate in poliestere dai profili ondulati, create in apparente contrapposizione con la fredda staticità della Minimal Art.
Proprio nel ’73 in occasione della prima personale al Palazzo dell’Arengario di Milano, presenterà, a fianco di sculture in poliestere, ferro e poliuretano, una serie di fotografie di parti del corpo associati a frase su identità e indipendenza femminile, sottolineando quello sarebbe stato un impegno effettivo nella formazione di una coscienza della donna nell’Italia dell’epoca.
In questa direzione vanno anche i suoi lavori e performance in cui abbina riflessioni psicanalitiche a parti del (proprio) corpo. In tutto questo primo periodo produttivo è evidente «il piacere per la sperimentazione tecnica nella ricerca di soluzioni formali per materiali morfologicamente differenti e per la formulazione di una domanda di senso attorno al mio stesso operare artistico». Dagli anni ’80 compaiono nelle opere un rosario di oggetti apparentemente inutili e rudimentali, materiali di riciclo differenti, alcuni mobili.
Negli stessi anni e per tutti i ’90 iniziano poi una serie di installazioni e performance che riflettono sul mito e sul senso dell’aldilà. Come spiega G. Longoni «Con la performance La danza della gru cieca (1993), ritorna il labirinto riattualizzato nel gesto che disegna il percorso aporetico. I passi e i movimenti dell’artista cercano di guadagnare il centro abitato dal Minotauro, dove la vita si incontra con la morte e da dove può forse ripartire un cammino di rinascita».
L’opera di Libera Mazzoleni, ancora oggi, rappresenta quindi una voce alternativa e autentica circa le urgenze della posizione femminista e dell’identità di genere, in opposizione ai modelli più retrogradi e arretrati ancora visibili e presenti attorno a noi. Infine, la sua capacità di legarsi a temi di natura spirituale e perfino escatologica, fanno della sua produzione una profonda riflessione sul senso dell’esistenza.
Tra le sue mostre è bene ricordare, Galleria San Fedele, Milano (1970); Parco Sempione, Milano (1971); Magma, Museo di Castelvecchio, Verona (1977); Galleria Dieci.Due, Milano (2001-2004); CZKD Belgrado (2011); Palazzo del Duca di Senigallia, Ancona (2012).
Libera Mazzoleni
• Frittelli
Libera Mazzoleni
Altri articoli dell'autore
Nomos Edizioni presenta il volume di Maria Pia Guermandi, «RESTITUIRE. L’elefante nella stanza dei musei occidentali», dedicato al tema delle restituzioni del patrimonio culturale sottratto in epoca coloniale e oggi conservato nei musei occidentali. Il libro analizza il ruolo delle norme internazionali e delle istituzioni museali nel rendere complesso il processo di restituzione
Dal 10 settembre al 24 ottobre 2026 la galleria Sorry We’re Closed di Bruxelles ospita la mostra personale di Kristof Santy, «BOLERO», con dipinti, disegni e opere su rame inedite. Il progetto esplora la trasformazione dell’ordinario attraverso ritmo, ripetizione e variazione, in dialogo con riferimenti alla tradizione pittorica belga e al modernismo europeo
Fino al 13 settembre 2026 l'M9 – Museo del ’900 mette in dialogo fotografia e letteratura attraverso l’opera di Loïc Seron e gli scritti di Mario Rigoni Stern, trasformando l’Altopiano di Asiago in un racconto visivo fatto di memoria, paesaggio e relazione tra uomo e natura
Dal 14 giugno al 10 luglio 2026 una mostra dedicata a Massimiliano e Doriana Fuksas intreccia architettura, arte e cinema attraverso modelli, dipinti e filmati. Il percorso racconta oltre quarant’anni di ricerca progettuale, evidenziando una visione dello spazio come luogo dinamico, capace di generare relazioni, esperienze e nuove forme di abitare il mondo



