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«The Gun Violence Memorial Project» (2019) di MASS Design Group e Hank Willis Thomas

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«The Gun Violence Memorial Project» (2019) di MASS Design Group e Hank Willis Thomas

Cessate il fuoco

Ogni anno 40mila persone negli Stati Uniti perdono la vita uccisi da fucili e pistole; nel 2021, per lo stesso motivo, sono morti 3.044 studenti. Artisti e cittadini si mobilitano per fermare la strage

Maurita Cardone

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A pochi giorni dal massacro in cui hanno perso la vita 19 bambini e 2 insegnanti, sui muri della cittadina di Uvalde, in Texas, sono spuntati murales che, attraverso l'arte, tentano di consolare una comunità e processare il dolore. L'iniziativa, promossa da MAS cultura, un'associazione di base ad Austin che promuove la cultura latino americana, ha coinvolto due artisti locali, Kimie Flores e il fotografo Jay Ybarra, entrambi ex alunni della scuola colpita dalla tragedia.

Ma in un paese in cui le sparatorie di massa sono all’ordine del giorno, c’è una lunga tradizione di arte prodotta in risposta e in reazione alla violenza da armi da fuoco. Esempi prestigiosi se ne trovano fin dagli anni ’70 quando i primi effetti dell’esposizione mediatica della violenza ispirarono Chris Burden a mettere in scena la performance «Shoot», in cui l’artista si fece sparare un colpo di fucile al braccio davanti a pubblico e telecamere.

È del 1990 invece «Untitled (Death by Gun)» di Felix González-Torres, oggi nella collezione del MoMA, un'opera struggente nel suo minimalismo: una pila di fogli su cui sono elencati i nomi di 460 persone uccise con armi da fuoco negli Stati Uniti durante la settimana dall’1 al 7 maggio 1989.

Meno sottile ma altrettanto simbolica è invece «Cross for the Unforgiven» di Mel Chin, una scultura composta da otto AK-47, saldati insieme a formare una croce maltese, simbolo delle crociate. Altra artista da tempo impegnata sul tema è Carrie Mae Weems che, già nel 2011, in risposta a un’ondata di violenza a Syracuse, città in cui vive e lavora, aveva lanciato «Operation: Activate», una campagna di comunicazione che invitava alla riflessione su questi temi.

Più di recente, in risposta alle violenze della polizia nei confronti di cittadini afroamericani e al massacro della chiesa Emanuel African Methodist Episcopal di Charleston, l’artista ha creato il film e la performance «Grace Notes: Reflections for Now» (2016) che prende spunto dall’attualità per creare un’opera epica.
Come epiche e struggenti sono le immagini che raccontano l’ultimo progetto di Manuel Oliver, padre di Joaquin, una delle vittime del massacro avvenuto nel 2018 nella scuola di Parkland, Florida.

Con la sua organizzazione «Change the Ref», il 13 luglio, Oliver ha organizzato un corteo di 52 scuolabus gialli diretto verso la casa del senatore Ted Cruz a Houston che da anni accetta fondi dai lobbisti delle armi. Nessuno studente a  bordo degli autobus, solo 4.368 posti vuoti, tanti quanti i bambini e ragazzi americani uccisi dalle armi da fuoco dal 2020 ad oggi.

Già l’anno scorso, Change the Ref aveva dato vita a Lost Class: con la scusa che si trattasse di una prova generale per un discorso di fine anno, il gruppo era riuscito a filmare un noto ex presidente della National Rifle Association (NRA) mentre parlava davanti a 3.044 sedie vuote, esattamente il numero di studenti americani che in quell’anno non si sarebbero diplomati perché le loro vite erano state interrotte da armi da fuoco. La stessa associazione ha creato anche The Museum of Incomplete, per onorare le vite interrotte dei tanti ragazzi che ogni anno vengono uccisi in America.

Anche artisti non americani sono intervenuti nella conversazione, come ha fatto la colombiana Doris Salcedo, la cui opera in quattro parti, «Disremembered X 2020/2021», commissionata dal Glenstone Museum del Maryland, ha inaugurato, per triste coincidenza, proprio all’indomani della strage di Uvalde. Il lavoro è composto da tuniche trafitte da migliaia di aghi da cucito deformati, spezzati e bruciati e poi incorporati nel tessuto.

Il lavoro prende origine da interviste che l’artista ha condotto con madri americane che hanno perso i figli a causa delle armi da fuoco ed evoca il processo di rimozione alla base del tessuto sociale. Con il tema della violenza da armi da fuoco si è misurato anche JR che, con il suo The Gun Chronicles: A Story of America, ha viaggiato attraverso il paese per comporre un ritratto panoramico e corale dei diversi punti di vista sul controllo delle armi e della tante storie che vivono dietro quel dibattito.

E, mentre il dibattito sulle soluzioni continua ad arenarsi sugli interessi di parte (la nuova legge approvata dal Congresso a un mese dal massacro di Uvalde è solo un modesto passo avanti), si parla di un monumento nazionale alle vittime e di una giornata della memoria per ricordarle, nella speranza di sensibilizzare un'opinione pubblica insofferente alle restrizioni. Un progetto dal titolo Gun Violence Memorial Project, ideato da MASS Design Group e dall'artista Hank Willis Thomas, è già stato lanciato alla Biennale di architettura di Chicago 2019 e ora è in mostra a Washington fino a settembre.

Il memoriale è costituito da quattro strutture a forma di casa, costruite con 700 mattoni di vetro, il numero medio di vite interrotte ogni settimana a causa della violenza da armi da fuoco in America. Ogni mattone è un loculo all'interno del quale le famiglie delle vittime ripongono oggetti appartenuti al caro defunto. Il progetto è nato con l'intento di creare una conversazione e un modello per un monumento nazionale.

Nel frattempo, lo scorso giugno, un monumento temporaneo è stato allestito al National Mall di Washington, il corridoio verde davanti al Capitol, dove sono stati posizionati 45mila fiori, uno per ognuno degli americani che ogni anno perdono la vita, uccisi da colpi d'arma da fuoco.
 

«The Gun Violence Memorial Project» (2019) di MASS Design Group e Hank Willis Thomas

«Cross for the Unforgiven: 10th Anniversary Multiple» (2012) di Mel Chin

Maurita Cardone, 05 agosto 2022 | © Riproduzione riservata

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