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«Vinalia Rustica» (2022), di Greta Grasso. Pubblicata in «Vino. Oltre il ritratto», Biblos Edizioni, 2022

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«Vinalia Rustica» (2022), di Greta Grasso. Pubblicata in «Vino. Oltre il ritratto», Biblos Edizioni, 2022

Arte e vino, binomio «costitutivo» per la Zenato Academy

L’azienda vitivinicola di Peschiera del Garda (Vr) ha dato vita a un progetto culturale sulla fotografia con l’istituzione di un premio. Tra gli obiettivi dell’Academy anche l’acquisizione di una collezione

Camilla Bertoni

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Arte e vino. È il binomio che sta alla base della filosofia di Nadia Zenato, titolare insieme al fratello Alberto dell’omonima azienda di Peschiera del Garda, fondata da Sergio Zenato nel 1960. Un’azienda vitivinicola che produce bianchi Lugana e rossi della Valpolicella, Amarone in primis. È nata così nel 2019 Zenato Academy, il progetto culturale che in occasione della Fiera d’arte contemporanea torinese The Others di quell’anno ha lanciato anche la prima edizione del Premio Zenato Academy per la fotografia contemporanea. A raccontare il progetto è la stessa titolare.

Come si incontrano queste due realtà, l’arte e il vino?
Il mondo dell’arte ha sempre avuto un ruolo importante nella nostra azienda, quasi un’estensione naturale del nostro modo di lavorare, della nostra passione che ci porta a intrecciare il lavoro di viticoltori con il rispetto per il territorio e una naturale spinta verso il bello. Abbiamo deciso di coinvolgere i giovani proprio per permettere loro di ascoltare una voce diversa, che porta i valori dell’artigianalità, del contatto con la natura e non quella di una comunicazione martellante, massificata, a cui sono sottoposti quotidianamente.

Su quali progetti si sviluppa la Academy?
Nasce come laboratorio di studio e sperimentazione in campo culturale, in particolare nell’ambito fotografico, puntando a sostenere giovani artisti in collaborazione con scuole di fotografia nazionali e internazionali. L’obiettivo è la realizzazione di mostre e di volumi fotografici che accendano l’attenzione verso i temi e i valori che animano il mondo del vino. L’iniziativa affonda le radici nel 2010 quando, per celebrare il 50mo anniversario della nostra fondazione, abbiamo pubblicato un volume di grande formato nel quale la fotografia trova ampio spazio e si integra alle voci dei suoi protagonisti. Da questa prima esperienza, la fotografia da semplice «strumento» si eleva a linguaggio elettivo. Da allora, Zenato ha infatti pubblicato altri libri, realizzati sia in collaborazione con studenti di fotografia sia con grandi maestri italiani, e ha valorizzato queste esplorazioni promuovendole attraverso mostre dedicate, in Italia e non solo.

«Vino. Oltre». Come nasce questo titolo e a quale «oltre» allude?
Abbiamo voluto osservare, attraverso lo sguardo di giovani fotografi, gli oggetti, i paesaggi e le persone che popolano la nostra quotidianità con un occhio diverso, uno sguardo disincantato, che si muove tra realtà e immaginazione, capace di proporre immagini inedite della nostra realtà. «Oltre» è la parola chiave del progetto ma anche della nostra visione: vedere, agire, pensare per superare i limiti, per la nostra azienda, ma anche per il nostro territorio. E «Oltre» si va tutti i giorni in vigna e in cantina, grazie all’attenzione posta a migliorare i gesti, affinare i processi, studiare i risultati delle sperimentazioni. «Oltre» perché nei nostri prodotti non abbiamo messo solo tecnica, ma valori e sentimenti.

Dal punto di vista della logica aziendale, qual è il ritorno economico di un investimento culturale come questo?
Più che per perseguire un ritorno economico, l’investimento in progetti artistici nasce dal desiderio di valorizzare il nostro lavoro e il territorio in cui operiamo, di diffondere il bello e la cultura. Queste iniziative hanno poi dimostrato di aver un ruolo importante nel posizionamento del brand e nella percezione dei valori che il nostro marchio vuole rappresentare. Vogliamo parlare di un’«economia della bellezza»?

A curare questo progetto, ideato da Giacomo Bersanetti di Sga Wine Design, è il critico d’arte Luca Panaro. A lui chiediamo: come restare lontani dagli stereotipi in cui il binomio arte e vino può cadere?
Abbiamo evitato di limitarci alla relazione con l’arte attraverso l’elaborazione dell’etichetta. Il progetto è stato concepito piuttosto come un laboratorio permanente, in cui ogni anno viene coinvolta una scuola internazionale di fotografia. Cinque dei loro migliori studenti sono di volta in volta invitati a interpretare in modo originale il tema dato, nel desiderio di andare «oltre» l’iconografia tradizionale attraverso il potere immaginifico della fotografia. Si struttura in una residenza di una settimana degli studenti in azienda, accompagnati dal loro tutor. Le cinque immagini prodotte da ogni studente vanno a costituire la mostra, che viene presentata nell’aprile successivo in occasione della più importante manifestazione del vino in Italia, Vinitaly, accompagnata da un catalogo bilingue italiano/inglese, edito da Biblos.

Quali sono stati finora gli istituti coinvolti, e quali lo saranno per le prossime edizioni?
La prima esperienza, «Vino. Oltre gli oggetti», è stata realizzata con gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Brera; la seconda, «Vino. Oltre il paesaggio», con quelli della scuola di fotografia di Berlino f/16. Nella terza, «Vino. Oltre il ritratto», realizzata con FMAV, Scuola di Alta Formazione di Modena, abbiamo pensato al ritratto come luogo della sperimentazione artistica, che fa germogliare l’illusione, mettendo in scena situazioni che hanno origine nel mondo reale con l’ambizione di andare «oltre», sempre in bilico tra realtà e finzione. Le azioni ritratte infatti non erano spontanee, ma progettate e costruite a tavolino dai fotografi grazie alla collaborazione dei dipendenti. Infine la prossima, «Vino. Oltre la fotografia», sarà presentata in aprile 2023 in occasione di Vinitaly e realizzata con la School of Visual Arts di New York.

Come si caratterizza questa nuova edizione?
Anche con il tema del paesaggio avevamo cercato di uscire dal cliché proponendo qualcosa di diverso, andando oltre l’iconografia tradizionale con i filari o le foglie di vite e mettendo in campo la conoscenza dell’arte contemporanea. Quest’anno la riflessione cade invece sul linguaggio. Il progetto è di arrivare a qualcosa di nuovo, in cui la fotografia è ibridata con altri linguaggi.

Che cosa resta di queste esperienze temporanee?
Tra gli obiettivi della Zenato Academy c’è l’acquisizione di una collezione che si sta formando attraverso le opere selezionate di anno in anno. Tutte le informazioni sono a disposizione dal sito zenatoacademy.it da cui si possono sfogliare i cataloghi delle mostre e vedere tutte le opere del progetto «Vino. Oltre» e della collezione, per portare la cultura del vino verso il futuro attraverso lo sguardo delle nuove generazioni.
 

Nadia Zenato

Camilla Bertoni, 29 dicembre 2022 | © Riproduzione riservata

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