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Angelica Kaufmann
Leggi i suoi articoliIl disegno come gesto, il teatro come spazio mentale, la musica come struttura invisibile dell'immagine. Sono questi gli elementi attorno ai quali si sviluppa la grande mostra che la Fondazione Ravello, in collaborazione con la Galleria Lia Rumma, dedica a William Kentridge negli spazi di Villa Rufolo, dal 3 luglio al 5 settembre 2026, nell'ambito della 74ª edizione del Ravello Festival.
L'esposizione propone un ampio attraversamento della ricerca dell'artista sudafricano, tra le figure più influenti dell'arte contemporanea internazionale, mettendo in relazione disegni, film d'animazione, installazioni, video e sculture con uno dei luoghi simbolo della cultura mediterranea. Villa Rufolo diventa così un dispositivo espositivo nel quale architettura, giardini e paesaggio dialogano con opere costruite sulla continua trasformazione delle immagini.
Al centro della pratica di Kentridge si trova infatti un'idea del disegno lontana dalla dimensione statica della rappresentazione. Il segno nasce, viene cancellato, ricompare e si modifica nel tempo, diventando movimento, racconto e partitura visiva. È un processo che attraversa l'intera produzione dell'artista e che trova nella relazione con teatro e musica una delle sue forme più compiute.
Uno dei nuclei principali della mostra è costituito da Preparing the Flute (2005), video-installazione appartenente alla collezione del MAXXI. L'opera nasce dalla celebre rilettura de Il flauto magico di Mozart realizzata da Kentridge per il teatro d'opera e utilizza il modello in miniatura di un palcoscenico come luogo di proiezioni, apparizioni e stratificazioni narrative. Attraverso il capolavoro mozartiano, l'artista affronta temi che attraversano tutta la sua ricerca: il colonialismo, il potere, la costruzione della conoscenza e l'ambiguità dello sguardo.
Il teatro ritorna anche in Theatre Drawing I (La Fenice Theatre), dove l'architettura scenica diventa memoria materiale e archivio di immagini. Per Kentridge il palcoscenico non è semplicemente il luogo della rappresentazione, ma uno spazio nel quale la storia continua a depositarsi attraverso sovrapposizioni, cancellazioni e continue riscritture. Questa riflessione si amplia nelle opere più recenti. Sibyl (2020), nata dal progetto Waiting for the Sibyl, utilizza la figura della Sibilla per riflettere sull'instabilità del linguaggio e sulla natura provvisoria del significato. Le parole emergono, si dissolvono e ricompaiono in una sequenza nella quale immagini, musica e voce costruiscono una narrazione sempre aperta.
Anche Fugitive Words (2024) sviluppa il tema della parola come materia visiva, trasformando il linguaggio in un archivio mobile di frammenti, pensieri e appunti che attraversano la ricerca dell'artista come una composizione musicale in continua evoluzione. In Mayakovsky Diorama (2025), invece, il riferimento alle avanguardie storiche si intreccia con il teatro d'ombre, la poesia e la figura di Vladimir Majakovskij, dando vita a un dispositivo che fonde memoria politica, sperimentazione scenica e costruzione dell'immagine. Completa il percorso Medicine Chest (2001), una videoanimazione proiettata sullo sportello di un armadietto farmaceutico che affronta uno dei temi centrali della poetica di Kentridge: la difficoltà di costruire un'identità stabile in un mondo attraversato da informazioni, memorie e narrazioni spesso contraddittorie.
La mostra si estende anche all'esterno della villa. Nei giardini e sulle terrazze affacciate sulla Costiera Amalfitana trovano posto sculture come Paper Procession (2023) e Apron (2022), silhouette antropomorfe che instaurano un dialogo diretto con il paesaggio, trasformando il parco storico in un grande spazio scenico. Qui il segno abbandona la carta e diventa presenza fisica, mettendo in relazione la materia della scultura con la luce, l'architettura e l'orizzonte marino.
La scelta di Ravello assume un significato che va oltre la dimensione espositiva. Città profondamente legata alla tradizione musicale europea e al mito di Richard Wagner, Ravello accoglie un artista che ha sempre concepito teatro, musica, opera e arti visive come linguaggi inseparabili. L'intera mostra si inserisce così nella vocazione del Ravello Festival, trasformando Villa Rufolo in uno spazio dove il tempo del disegno, il ritmo della musica e la costruzione della scena diventano un'unica esperienza percettiva. Più che una retrospettiva, l'esposizione costruisce una lettura della pratica di Kentridge come sistema interdisciplinare, capace di attraversare arti visive, teatro e musica senza gerarchie. Un approccio che conferma il ruolo dell'artista sudafricano come una delle figure che più hanno contribuito, negli ultimi decenni, a ridefinire il rapporto tra immagine, memoria e rappresentazione nel panorama internazionale.
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