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Ludovica Zecchini
Leggi i suoi articoliAll'interno dell'atrio di nove piani dell’Hart Senate Office Building, a Washington D.C., il monumentale cantiere di ripristino per Mountains and Clouds (1976) si è finalmente concluso, restituendo all'arte pubblica mondiale una delle sfide ingegneristiche e conservative più complesse degli ultimi decenni.
L'operazione - costata 12 milioni di dollari e interamente finanziata tramite una donazione privata dei filantropi e collezionisti Jon (storico ex presidente di Microsoft) e Kim Shirley - ha sanato una profonda ferita visiva e concettuale per la capitale statunitense, rimettendo al proprio posto la seconda opera pubblica più grande della città, superata in scala soltanto dall'obelisco del Washington Monument.
Progettato da Alexander Calder (1898-1976) nelle ultime settimane della sua vita e installato postumo nel 1986, il colosso alto 15 metri rappresenta un unicum assoluto nella produzione del maestro: una fusione composta da una maestosa base fissa in acciaio (la montagna o stabile) accostato a una serie di imponenti piastre sospese pronte a ruotare nel vuoto (le nuvole o mobile).
Il dialogo visivo tra la terra e il cielo si era tuttavia interrotto precocemente a causa di gravi carenze strutturali. I difetti meccanici del motore originario avevano bloccato la rotazione delle nuvole già nel 1992, condannandole all'immobilità, e le forti preoccupazioni seguite a un terremoto che ha scosso la costa orientale americana nel 2011 hanno spinto i tecnici del Senato a smantellare interamente la parte aerea nel 2014 per evitare catastrofici rischi di crollo.
Per dodici anni l'atrio ha quindi ospitato la sola componente statica della scultura. Il ritorno all'integrità formale dell'opera, coordinato sul piano filologico dalla Calder Foundation, ha richiesto un decennio di pianificazione e una vera e propria svolta tecnologica di matrice ingegneristica. Per alleggerire il carico originario di circa due tonnellate, le vecchie nuvole in alluminio sono state meticolosamente riprodotte utilizzando fogli in fibra di carbonio composita. Questo materiale avanzato ha permesso di dimezzare il peso delle lastre aumentando drasticamente la resistenza sismica e azzerando i rischi per il pubblico sottostante.
La chimica dei materiali ha giocato un ruolo altrettanto cruciale nel preservare l'autenticità visiva dell'opera. Su specifica richiesta istituzionale, gli scienziati dell’U.S. Army Research Laboratory sono stati formalmente arruolati per sintetizzare nei loro laboratori una speciale vernice protettiva militare ad alta tecnologia, l'unica in grado di ricreare l'esatta opacità del profondo pigmento originario, il celebre "Calder Black", da tempo fuori produzione industriale.
I tecnici specializzati stanno ora completando i test di automazione sul nuovo sistema di movimentazione elettronica in vista dell'accensione ufficiale fissata per il mese di novembre, momento esatto in cui le nuvole ricominceranno a fluttuare sopra la montagna d’acciaio, compiendo finalmente la precisa e definitiva volontà di Calder cinquant'anni dopo la sua ideazione.
Ludovica Zecchini
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