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Umberto Allemandi con Giorgio Persano

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Umberto Allemandi con Giorgio Persano

Verve incontenibile e dedizione totale al lavoro

Il ricordo del professore di Museum Management all’Università Luigi Bocconi di Milano e membro del Consiglio Superiore dei Beni Culturali e Paesaggistici del Ministero della Cultura

Guido Guerzoni

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Ho conosciuto Umberto nel 2001, dopo averlo vagheggiato per lustri mentre leggevo i suoi editoriali, sfogliando le pagine della sua adorata creatura, «Il Giornale dell’Arte». D’altronde, figurarsi le sembianze dell’autorialità era uno dei grandi piaceri della carta stampata, prima dell’avvento delle foto-santino, delle ombreggiature in colour-code e dei «tempi di lettura previsti», in funzione anticaduta (della soglia di attenzione, della tensione morale, del desiderio, del sacco scrotale). Di una «firma» potevi sorbirti per decenni centinaia di pezzi, idolatrarne la scrittura o coprirla di insulti ma incrociandola dal vivo, in attesa dal proctologo o in coda alle poste, l’incanto del «come mai sarà il signor o la signora tal-dei-tali» era preservato dal vincolo aniconico imposto dagli editori vecchio stile. Senza conoscenze de visu, la lettura alimentava l’immaginazione e non figliava cacciatori di autografi o di souvenir scattati dai cellulari.

In virtù di queste premesse, quando per la prima volta ho varcato il portoncino di via Mancini 8 per conoscere Umberto, mi aspettavo un editore old school, elegante, taciturno, misuratissimo. L’occasione fu una riunione di lavoro che si tenne nel suo ufficio, alla presenza di diverse persone: talune erano state espressamente invitate, altre si aggiunsero in gran copia strada facendo: un caotico via vai, con un sacco di ragazzi e ragazze a chiedere lumi o a recapitare qualcosa. Ho appreso in seguito che l’espressione «diverse persone», in casa editrice Allemandi, è da interpretarsi alla lettera, posta la sorprendente rapidità con cui i serpentoni di individui che stazionano nell’anticamera di Umberto si srotolano d’improvviso attorno al suo tavolo, per inghiottirlo come boa contrictores; gli ospiti del momento sono gustosi stuzzichini, che partecipano a discussioni difficilmente prevedibili, ma che quasi sempre rendono piacevole la sensazione dell’ingoiamento.

Uscii da quella riunione con un’opinione ben differente, che venne rafforzata dalle frequentazioni successive. In occasione del nostro primo incontro, infatti, le folte sopracciglia di Umberto rimasero immote per poche frazioni di secondo: risate, sorrisi, tirate, battute, aneddoti, salti di palo in frasca, ricordi, sbuffi, sospiri. Una verve incontenibile, che si quieta in poche occasioni pubbliche.

Eppure l’immagine di Umberto che mi è più cara e che ricorderò sempre con piacere e affetto è proprio quella che lo vede, stranamente, silenzioso.

Cava dal borsone scartafacci di carte, impugna la matita o la stilografica, si sistema gli occhiali e poi si ravviva il ciuffo. Solo allora, in santa pace, concentratissimo, inizia a correggere bozze, tacendo per ore. Legge, emenda, commenta, appunta, dando forma con cura antica alla sua creatura, perché chi ama l’editoria (e quella di Umberto è una passione che rasenta la satiriasi) ben sa che la qualità ha bisogno di calma, di attenzioni e di una totale dedizione. Quelle che lui ha dedicato da sempre al suo lavoro.

Guido Guerzoni, 09 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

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