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Anonimo, «Città ideale», Anonimo, 1480, Urbino, Galleria Nazionale delle Marche

Courtesy Galleria Nazionale delle Marche

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Anonimo, «Città ideale», Anonimo, 1480, Urbino, Galleria Nazionale delle Marche

Courtesy Galleria Nazionale delle Marche

Urbino rinnova il suo Palazzo Ducale grazie ai fondi PNRR

La Galleria Nazionale delle Marche svela i propri progetti per restauri, accessibilità e i suoi nuovi strumenti digitali

Rosalba Cignetti

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Il Palazzo Ducale di Urbino è stato avviato da Federico da Montefeltro attorno alla metà del Quattrocento sopra un tessuto urbano medievale preesistente, nel momento di massima espansione politica e culturale della corte urbinate. Condottiero, diplomatico e raffinato mecenate, Federico trasforma la città in uno dei principali centri dell’Umanesimo italiano, chiamando alla propria corte artisti, architetti, matematici e intellettuali provenienti da tutta Europa. La centralità di Urbino nel Quattrocento non si misura soltanto nella qualità delle opere conservate, ma anche nella capacità della corte feltresca di trasformare arte e conoscenza in strumenti di rappresentazione politica e costruzione culturale. Più che un palazzo unitario, il complesso nasce dall’integrazione progressiva di edifici differenti adattati alla morfologia scoscesa della città, trasformando il limite imposto dal paesaggio collinare in uno degli elementi più originali dell’architettura urbinate. Alla costruzione lavorano inizialmente Maso di Bartolomeo e, soprattutto, Luciano Laurana, cui si devono il cortile d’onore, l’organizzazione prospettica degli spazi e la celebre facciata dei Torricini, diventata l’immagine simbolo della città. Dopo la partenza del Laurana nel 1472, il cantiere passa a Francesco di Giorgio Martini, che completa e rielabora il palazzo introducendo una concezione più dinamica e sperimentale dello spazio, evidente nelle logge, nei percorsi interni, negli impianti idrici e nel rapporto tra architettura civile, infrastruttura militare e paesaggio urbano. La compresenza di ordine rinascimentale e adattamento alla città medievale rende il Palazzo Ducale uno dei casi più originali del Quattrocento italiano, definito da  Baldassarre Castiglione nel Cortegiano «una città in forma di palazzo»: un sistema complesso di cortili, scaloni, rampe, giardini pensili, spazi di rappresentanza e ambienti privati che traduce in architettura il progetto politico e culturale della corte montefeltresca.
Ospitata all’interno del Palazzo Ducale di Urbino, la Galleria Nazionale delle Marche custodisce uno dei nuclei fondamentali del Rinascimento italiano. La raccolta riflette il clima culturale sviluppato alla corte dei Montefeltro, dove arte, matematica, prospettiva, musica, scienze e architettura concorrevano alla costruzione di una nuova idea di sapere umanistico. Urbino non diventa solo una capitale artistica, ma anche un laboratorio politico e intellettuale capace di elaborare una propria interpretazione del Rinascimento italiano. 


Le collezioni comprendono opere di Piero della Francesca, Paolo Uccello, Raffaello, Luca della Robbia, Giusto di Gand, Pedro Berruguete e Federico Barocci, insieme agli ambienti storici della corte montefeltresca. Tra i capolavori più celebri conservati nel museo figurano la Flagellazione di Cristo e la Madonna di Senigallia di Piero della Francesca. La prima, realizzata attorno alla metà del Quattrocento, è considerata uno dei vertici assoluti della pittura rinascimentale per la costruzione prospettica, la precisione geometrica dello spazio e l’ambiguità ancora irrisolta del suo significato iconografico. La scena della flagellazione si svolge infatti sullo sfondo, mentre in primo piano compaiono tre figure la cui identità continua a essere oggetto di interpretazioni storiche, politiche e simboliche. La Madonna di Senigallia, probabilmente destinata alla devozione privata della corte feltresca, unisce invece la luce nitida e analitica a una straordinaria attenzione per i dettagli domestici e simbolici. 
Tra le opere simbolo della Galleria anche la celebre Città ideale, tavola attribuita all’ambiente urbinate della fine del Quattrocento e divenuta una delle immagini manifesto dell’Umanesimo rinascimentale. La scena, costruita attraverso una rigorosa prospettiva centrale, raffigura una città perfetta e silenziosa in cui architettura, ordine geometrico e armonia civile coincidono in una visione ideale dello spazio urbano. Più che una veduta reale, l’opera rappresenta una riflessione teorica sul rapporto tra governo, sapere matematico e organizzazione della città, temi centrali nella cultura della corte feltresca. Il Miracolo dell’ostia profanata di Paolo Uccello, proveniente dalla predella della Confraternita del Corpus Domini, testimonia invece la diffusione a Urbino della cultura prospettica fiorentina. E poi opere giovanili di Raffaello (in mostra al Met di New York fino al 13 luglio), che a Urbino nacque nel 1483 e dove fu attivo nella bottega del padre Giovanni Santi, pittore di corte dei Montefeltro. Da menzionare anche lo Studiolo di Federico da Montefeltro, piccolo spazio privato realizzato nel 1476 come luogo di meditazione e studio del duca. Le tarsie lignee illusionistiche simulano scaffali aperti con libri, strumenti musicali, armature, oggetti scientifici e simboli delle arti liberali, traducendo in immagini l’ideale umanistico del sapere universale e del principe colto. 

Recentemente, i fondi PNRR hanno permesso alla Galleria di avviare un articolato progetto di potenziamento della comunicazione, dell’accessibilità e della fruizione digitale. Il nuovo sito è diventato una piattaforma progressivamente arricchibile con contenuti, servizi, collegamenti a cataloghi, archivi, immagini e strumenti destinati a migliorare l’esperienza di visita. Tra gli interventi più significativi la Galleria Ideale, uno spazio virtuale in 3D accessibile dal sito, concepito come un edificio sospeso esplorabile su sei piani. Al suo interno il visitatore può attraversare percorsi tematici dedicati, tra gli altri, all’Umanesimo matematico, a Federico da Montefeltro, a Raffaello e agli amici di Urbino, all’età dei Della Rovere e alle Donazioni Volponi. Il progetto comprende anche una sala con postazioni multimediali pensate per arricchire la visita in presenza: un tour virtuale 3D degli spazi non pienamente accessibili, come i sotterranei; una postazione dedicata alla costruzione prospettica a partire dalla Città ideale; una selezione digitale di capolavori del museo; un’applicazione per bambini in realtà aumentata e una guida audiovisiva plurilingue in oltre sessanta tappe, utilizzabile anche per costruire itinerari diversificati per temi e durata. Accanto agli interventi dedicati alla comunicazione e alla fruizione digitale, a Palazzo Ducale stanno per concludersi anche gli ultimi lavori di restauro e riallestimento finanziati sempre attraverso il PNRR. I lavori conclusivi hanno interessato il Salone del Trono e le Sale meridionali, dette dei Melaranci, affacciate sul cortile del Pasquino, utilizzate durante il cantiere come laboratorio temporaneo per il restauro e l’anossia delle opere su tavola e delle porte intarsiate del Piano Nobile.
I risultati dell’intervento sono stati pubblicamente il 17 giugno. Urbino, con il suo palazzo, porta del Rinascimento, è dunque il luogo in cui l’Umanesimo viene recepito, rielaborato e trasformato in una declinazione autonoma, fondata sul rapporto tra arte, scienze matematiche, osservazione della natura e cultura di corte. 

Rosalba Cignetti, 30 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

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