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Amanita Iervolino
Leggi i suoi articoliUna città affacciata sul mare riemerge, tessera dopo tessera, da una parete sepolta nel cuore di Roma. Edifici disposti lungo quello che sembra essere un paesaggio costiero, architetture, figure, una monumentale scena teatrale: sotto il Colle Oppio torna leggibile uno dei più spettacolari apparati decorativi conservati della Roma del I secolo d.C. È il Grande Mosaico delle Terme di Traiano, restaurato nell'ambito del programma PNRR-Caput Mundi insieme alla vicina Città Dipinta e ora pronto, per la prima volta dopo l'intervento, ad accogliere il pubblico.
Il fascino del luogo deriva anche dalla sua posizione. Sopra corre la grande esedra sud-occidentale delle Terme di Traiano, una struttura di circa trenta metri di diametro; sotto, nella galleria che sosteneva il portico antistante, sopravvive invece un mondo precedente alla costruzione del grande complesso termale inaugurato nel 109 d.C. È una Roma sotto Roma, dove l'architettura traianea ha inglobato e conservato frammenti degli edifici di età neroniano-flavia che occupavano precedentemente il Colle Oppio. Ed è qui che appare il Grande Mosaico. La decorazione apparteneva a un ambiente monumentale sul quale si affacciava un ninfeo e di cui gli scavi stanno progressivamente ricostruendo dimensioni e articolazione. Le pareti, messe in luce per circa cinque metri d'altezza, erano rivestite da un mosaico che costruiva una vera architettura attraverso le tessere: una raffinata struttura identificata come una scaenae frons, la monumentale facciata scenica dei teatri romani, organizzata su due registri e animata dalla presenza di statue e personaggi reali. Non si trattava dunque di un'immagine semplicemente applicata alla parete. Il mosaico trasformava la superficie in un'architettura dentro l'architettura, moltiplicando illusionisticamente lo spazio di una sala che doveva possedere proporzioni impressionanti. Le nuove indagini hanno infatti permesso di stimare che le pareti dell'ambiente raggiungessero circa dodici metri di altezza. Il restauro ha restituito leggibilità a quanto già conosciuto attraverso un trattamento biocida preventivo, la rimozione dei depositi superficiali, il consolidamento delle parti fragili e nuove stuccature. Ma è stato l'approfondimento dello scavo a produrre uno degli elementi più interessanti dell'intervento. È riemersa un'ulteriore fascia decorata a mosaico, nella quale compare la veduta di una città portuale: una successione di edifici probabilmente affacciati sul mare, ricondotti al motivo iconografico delle cosiddette «ville marittime».
È un'immagine che amplia ciò che sappiamo della decorazione dell'ambiente e, soprattutto, ne aumenta lo spettacolo visivo. Scendendo ancora, gli archeologi hanno incontrato una fase differente della parete: grandi lastre marmoree e, al centro, una nicchia alta circa 2,20 metri, anch'essa rivestita in marmo. Mosaico, architettura dipinta, marmo e acqua dovevano quindi concorrere alla costruzione di uno spazio di grande ricchezza, databile alla seconda metà del I secolo d.C., precedente alle Terme di Traiano che successivamente lo inglobarono. A poca distanza si conserva un'altra immagine eccezionale, questa volta dipinta. È la Città Dipinta, un affresco di circa dieci metri quadrati nel quale una città cinta da mura e torri viene osservata dall'alto. Gli edifici sono disposti prospetticamente, quasi a produrre una veduta urbana a volo d'uccello. Anche questa decorazione appartiene a un edificio precedente alle terme ed è datata al I secolo d.C. Il restauro consente oggi di leggerla insieme al mosaico, facendo convivere nello stesso percorso due differenti modi romani di costruire attraverso le immagini uno spazio che va oltre la parete: da una parte la città dipinta, dall'altra quella composta attraverso migliaia di tessere.
Una Roma precedente alle Terme di Traiano
La scoperta acquista un significato ulteriore se ricollocata nella storia del Colle Oppio. Le Terme di Traiano furono costruite per volontà dell'imperatore su progetto attribuito ad Apollodoro di Damasco e inaugurate il 22 giugno del 109 d.C. Il gigantesco impianto occupava circa 60mila metri quadrati e sorgeva su un terrazzamento nel quale furono incorporate strutture precedenti, comprese parti della Domus Aurea. Intorno agli ambienti termali si sviluppava una vasta area porticata destinata alla cura del corpo, allo sport, all'incontro e alle attività culturali.
La stessa esedra sud-occidentale conserva le tracce di questa dimensione. Le due file di nicchie che ne scandiscono le pareti erano probabilmente destinate ad armadi contenenti libri e documenti, mentre i gradoni potevano accogliere il pubblico durante letture e riunioni. Bagno, cultura, immagini, architettura e socialità appartenevano allo stesso organismo urbano. L'intervento appena concluso non si è limitato alle superfici decorate. Sono stati approfonditi gli scavi, eseguite indagini strutturali e sulla vulnerabilità sismica, realizzati nuovi percorsi pedonali e punti panoramici, risistemate le aree verdi e introdotto un nuovo sistema di illuminazione. Una passerella collega ora le due parti della galleria passando sopra il vano del Grande Mosaico, mentre un ambiente triangolare conserva le fistulae, le tubature in piombo dell'antica rete di approvvigionamento idrico delle terme. Il progetto comprende inoltre una cavea destinata a concerti, conferenze ed eventi, nuovi apparati didattici e un collegamento meccanizzato tra il livello superiore e quello inferiore. Ma l'apertura avverrà con cautela. La delicatezza delle decorazioni impone infatti di verificare l'impatto della presenza dei visitatori sul microclima e sulla conservazione. Dal 12 e 13 settembre la galleria sotterranea e l'esedra saranno quindi accessibili nei fine settimana attraverso visite guidate gratuite e su prenotazione, in gruppi di non più di quindici persone. Dal 2 ottobre le aperture saranno estese dal venerdì alla domenica. Sotto il parco del Colle Oppio torna così visibile un sistema di immagini concepito quasi duemila anni fa per meravigliare chi entrava in quelle sale. Una città dipinta sulle pareti, un teatro costruito con le tessere, una costa che riaffiora dallo scavo, marmi, acqua e architetture sovrapposte. Roma possiede la singolare capacità di conservare il proprio passato non in una successione ordinata, ma per strati. Alle Terme di Traiano oggi uno di questi strati torna finalmente a mostrarsi. E lo fa con lo stesso strumento con cui probabilmente cercava di imporsi allo sguardo nel I secolo: lo spettacolo dell'immagine.
TERME DI TRAIANO_ph WPS
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Amanita Iervolino
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