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Le terme imperiali romane di Vrelo-Šarkamen

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Le terme imperiali romane di Vrelo-Šarkamen

In Serbia scoperto un bagno romano (di 1.700 anni fa) unico nel suo genere

Nel complesso tardoantico di Vrelo-Šarkamen, nella Serbia orientale, gli archeologi hanno scoperto un eccezionale balneum privato ricavato nel livello inferiore di una monumentale torre del palazzo associato al tetrarca Massimino Daia. Tre vasche, un sudatorio, una fornace e un sistema a ipocausto straordinariamente conservato restituiscono l’ingegneria e la dimensione privata della vita imperiale all’inizio del IV secolo. Secondo gli archeologi, una soluzione architettonica di questo tipo non avrebbe al momento confronti diretti conosciuti nel mondo romano.

Amanita Iervolino

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Tre vasche, un ambiente per il bagno di vapore, una fornace, un sofisticato sistema di riscaldamento sotto il pavimento e persino le tracce dell’impianto che sosteneva una grande caldaia in rame. Tutto racchiuso non in un edificio termale autonomo, come ci si potrebbe aspettare, ma nel livello inferiore di una monumentale torre palaziale. È quanto sta emergendo dagli scavi di Vrelo-Šarkamen, nella Serbia orientale, dove gli archeologi hanno individuato un eccezionale balneum privato all’interno del complesso fortificato associato a Massimino Daia, uno dei protagonisti della tormentata stagione della Tetrarchia all’inizio del IV secolo. Secondo il gruppo di ricerca, la particolare integrazione delle terme nella torre non avrebbe al momento paralleli architettonici diretti conosciuti nel resto dell’Impero romano.

È soprattutto la posizione a rendere insolito il ritrovamento. Il bagno occupava la torre d’angolo sud-occidentale della residenza e seguiva una pianta circolare, probabilmente coperta da una cupola nella quale si aprivano sei finestre. Una soluzione tutt’altro che banale dal punto di vista costruttivo: le aperture dovevano garantire illuminazione e circolazione all’interno di un ambiente nel quale architettura, tecnologia e comfort erano progettati come parti di un unico sistema. Le indagini hanno inoltre riconosciuto una netta distinzione tra gli spazi destinati ai proprietari del palazzo e quelli tecnici, utilizzati dal personale che assicurava il funzionamento delle terme.

È una scoperta che permette di osservare l’architettura imperiale romana da una prospettiva particolarmente interessante. Non attraverso una sala di rappresentanza, un monumento celebrativo o un mausoleo, ma entrando in uno degli ambienti più privati della residenza. Il potere romano si manifestava anche attraverso il comfort. Acqua calda, temperatura controllata, luce, separazione dei percorsi di servizio e spazi dedicati al riposo erano parte di una cultura materiale nella quale la sofisticazione tecnologica diventava essa stessa espressione dello status.

Il cuore dell’impianto era il praefurnium, la fornace dalla quale l’aria calda veniva immessa nell’ipocausto e fatta circolare sotto i pavimenti rialzati. A Šarkamen questo sistema si è conservato in condizioni particolarmente buone: sono ancora leggibili i piccoli pilastri circolari che sostenevano il pavimento e consentivano la diffusione del calore negli ambienti superiori. Gli archeologi hanno identificato anche la struttura sulla quale era collocato un recipiente in rame destinato a riscaldare l’acqua. La caldaia è scomparsa, circostanza poco sorprendente considerando il valore del metallo e la frequenza con cui questi materiali venivano recuperati e riutilizzati dopo l’abbandono degli edifici; sopravvive però abbastanza dell’impianto da consentire di ricostruirne posizione e funzionamento.

La parte destinata direttamente al bagno ha restituito finora tre vasche e un sudatorio, l’ambiente fortemente riscaldato utilizzato per la sudorazione. Insieme a fornace, ipocausto e sistema per l’acqua calda, costituiscono una sequenza tecnologica insolitamente leggibile di un bagno privato tardoantico. Anche l’organizzazione degli accessi appare accuratamente pianificata: il personale raggiungeva gli impianti tecnici attraverso un ingresso occidentale, evitando così di interferire con i percorsi utilizzati dagli abitanti del palazzo. Proprio questa articolazione impedisce di considerare il balneum una semplice dotazione funzionale. Il bagno romano, soprattutto nelle residenze dell’élite, era un luogo nel quale igiene, socialità, piacere, rappresentazione e architettura si sovrapponevano. Nel caso di Šarkamen la sua collocazione all’interno di una torre monumentale sembra spingere questa integrazione ancora più avanti. Una struttura che dall’esterno apparteneva al linguaggio della fortificazione e della monumentalità conteneva al proprio interno uno spazio destinato alla cura del corpo e alla vita privata. Difesa, rappresentanza e benessere potevano convivere nello stesso dispositivo architettonico.

Per comprendere la portata della scoperta bisogna del resto guardare alla natura di Vrelo-Šarkamen. Non si trattava di una normale città romana organizzata intorno a strade, piazze e quartieri commerciali, ma di un grande complesso residenziale fortificato di rango imperiale, costruito all’inizio del IV secolo e associato a Massimino Daia. Le residenze sorte nel mondo della Tetrarchia potevano concentrare in uno stesso organismo architettonico esigenze molto diverse: sicurezza, amministrazione, cerimoniale e vita domestica. Il nuovo bagno mostra fino a quale grado di raffinatezza potessero essere sviluppati anche gli ambienti privati.

Šarkamen era già noto per una scoperta che, trent’anni fa, ne aveva chiarito definitivamente l’altissimo rango. Le indagini nel mausoleo imperiale portarono infatti alla luce uno straordinario insieme di gioielli d’oro. Se quel ritrovamento raccontava il potere attraverso gli oggetti preziosi e la monumentalizzazione della morte, il nuovo balneum lo racconta in maniera quasi opposta: attraverso gli impianti nascosti sotto un pavimento, la gestione dell’acqua e del calore, l’organizzazione dei percorsi, la qualità degli ambienti destinati alla quotidianità. La scoperta lascia aperte questioni importanti. Gli archeologi non hanno ancora chiarito completamente come gli abitanti del palazzo raggiungessero il balneum. Sul lato orientale esiste un ingresso collegato a un corridoio lastricato, ma rimane da spiegare la differenza di quota tra il livello della residenza e quello delle terme. Anche il rapporto tra l’ingresso monumentale occidentale, gli spazi tecnici e alcune stanze già individuate è ancora oggetto di studio. Il ritrovamento apre quindi una nuova fase dell’indagine piuttosto che concludere la ricostruzione architettonica del complesso.

Amanita Iervolino, 04 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

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