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Alberto Savinio, «Senza titolo», 1929, Collezione privata

Courtesy Galleria Frediano Farstetti

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Alberto Savinio, «Senza titolo», 1929, Collezione privata

Courtesy Galleria Frediano Farstetti

Un secolo di capolavori alla BIAF con Gino Severini e Alberto Savinio

Per la XXXIV Edizione della storica Biennale la Galleria Frediano Farsetti sceglie due rappresentati del Novecento per mostrare la varietà delle sue correnti: dinamismo e immaginazione, surrealismo e metafisica, mettere fianco a fianco due opere che si assomigliano più di quanto non possa apparire

Alla XXXIV Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze, in programma a Palazzo Corsini dal 26 settembre al 4 ottobre, la Galleria d’Arte Frediano Farsetti sceglie in particolare due opere, corredate da una più ampia selezione di capolavori, per raccontare uno dei passaggi decisivi del Novecento. Danseuse et violiniste (1915) di Gino Severini e Senza titolo (1929) di Alberto Savinio sono due lavori di due protagonisti del secolo scorso, che segnano il passaggio dalle avanguardie storiche alle ricerche successive. Il foglio di Severini appartiene agli anni cruciali del Futurismo. La ballerina e il violinista condividono lo stesso spazio, con figure frammentate e ricomposte che traducono sulla carta il ritmo della danza. Realizzata nel 1915 a carboncino e matita, l’opera mostra il momento in cui l’artista, formatosi fra Roma e Parigi, porta a sintesi la scomposizione cubista e la tensione dinamica futurista. Il tema della danza, centrale nella sua produzione, è il terreno su cui Severini costruisce un equilibrio fra due linguaggi destinati a segnare l’arte europea del primo Novecento. Quattordici anni dopo, nel 1929, Alberto Savinio dipinge Senza titolo. Al centro della tela un grande organismo sospeso, fatto di volumi tondeggianti e appendici che sembrano emergere dall’acqua, fluttua sopra un paesaggio marino osservato da una finestra aperta, accanto a una grande vela nera che domina il cielo. È uno dei momenti più fecondi della sua ricerca, l’approdo a un Surrealismo che conserva l’enigma e l’ironia della Metafisica. Figure sul punto di mutare forma, richiami ai giocattoli dell’infanzia e riferimenti alla formazione musicale e letteraria confluiscono in un’immagine che ricompone le diverse esperienze vissute fra la Grecia e Monaco, dove ha studiato musica, Parigi, dove è entrato in contatto con Picasso, Breton, Cocteau e le avanguardie, e Roma, dove ha incontrato de Pisis, Carrà e la Metafisica. La scelta riflette la linea della Galleria d’Arte Frediano Farsetti, fondata nel 1999 e punto di riferimento per il Novecento italiano, confermando alla BIAF il percorso di ricerca che da oltre venticinque anni affianca ai maestri storici esposizioni dedicate alla contemporaneità: presentare capolavori capaci di rappresentare momenti decisivi del percorso creativo dei maestri del Novecento. 

Da un lato il dinamismo di Severini, ponte fra Futurismo e Cubismo; dall’altro l’universo onirico di Savinio, dove la lezione metafisica si apre al Surrealismo. Due linguaggi diversi, accomunati dalla volontà di ridefinire il rapporto fra realtà e immaginazione, movimento e visione. 

Gino Severini, «Danseuse et violiniste», 1915, Collezione privata. Courtesy Galleria Frediano Farsetti

Carlino Corezzi, 22 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

Carlino Corezzi

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