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La restauratrice Rika Pause durante il restauro di «Grey, Orange on Maroon, n. 8» di Mark Rothko

Foto Museum Boijmans Van Beuningen

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La restauratrice Rika Pause durante il restauro di «Grey, Orange on Maroon, n. 8» di Mark Rothko

Foto Museum Boijmans Van Beuningen

Un granello di Rothko ha permesso di rimediare al danno causato dai graffi di un bambino

Un lieve incidente dello scorso aprile ha richiesto un delicato intervento da parte del Museum Boijmans Van Beuningen su «Grey, Orange on Maroon, n. 8», per cui l’artista aveva usato pochissimo legante nel preparare i colori

Elena Franzoia

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Quattro lunghi graffi lungo il bordo inferiore sinistro, provocati dalle unghie di un bambino: è questo il danno subìto nell’aprile del 2025 dal capolavoro di Mark Rothko «Grey, Orange on Maroon, n. 8» (1960) oggi nelle collezioni del Museum Boijmans Van Beuningen. Lo sfortunato evento avveniva durante la mostra «Lievelingen» (Tesori) ospitata nell’avveniristico Depot del museo, progettato dallo studio di architettura Mvrdv. L’opera è una delle più preziose del museo olandese e, con le sue dimensioni di 229x258,5 cm, anche delle più grandi. 

Stimato circa 50 milioni di euro e acquisito nel 1970, il dipinto (realizzato a olio su tela) è stato restaurato in laboratorio alla presenza del pubblico e dal 14 marzo è tra i protagonisti della attesissima mostra «Rothko a Firenze» che, con la cura del figlio dell’artista Christopher Rothko e di Elena Geuna, Palazzo Strozzi fino al 23 agosto dedica al maestro dell’Espressionismo Astratto. Il processo di analisi diagnostica, durato diversi mesi, e di successivo restauro ha visto il coinvolgimento, oltre che della restauratrice Rika Pause, di specialisti d’arte contemporanea olandesi e internazionali, tra cui Inez van der Werf e Gauthier Patin dell’Agenzia Olandese per il Patrimonio Culturale, Bronwyn Ormsby della Tate Modern di Londra, Annegret Volk e Anne Schmid dello Stedelijk Museum di Amsterdam. Di grande importanza si è rivelato anche in questo caso il contributo di Christopher Rothko, che ha fornito una consulenza sulla scelta degli specialisti da coinvolgere e su come l’opera dovrebbe essere correttamente fruita, sul piano sia dell’illuminazione sia dell’altezza a cui dovrebbe essere esposta, a soli 35 cm dal pavimento. Un fattore che ha costretto la restauratrice Rika Pause a lavorare in una posizione insolitamente bassa. Christopher Rothko ha anche fornito al museo un pezzo di tela dipinta simile a quella dell’opera, che ha consentito di riprodurre il danno e di testare in anticipo pigmenti, leganti e tecniche di restauro. 

Un minuscolo frammento dell’opera originale, grande quanto un granello di zucchero, è stato poi sufficiente per analizzare con grande precisione la struttura della pellicola pittorica. Il microscopio ha rivelato il modo di disporre gli strati di colore, mentre l’analisi chimica ha fornito indicazioni sul tipo di pigmenti, consentendo di scegliere quelli più simili agli originali: il rosso cadmio, il blu oltremare e la terra d’ombra. «Rothko realizzava i suoi colori usando colla animale e vari pigmenti, ha spiegato Pause. Le nostre ricerche hanno dimostrato che in “Grey, Orange on Maroon, n. 8” ha utilizzato pochissimo legante ottenendo una finitura opaca e polverosa che può purtroppo essere rimossa al minimo tocco. Poiché l’artista non lavorava su tele tradizionali con imprimitura, il colore veniva applicato direttamente sulla tela, rendendo la superficie pittorica estremamente fragile. Ho dovuto quindi ricreare una vernice speciale per il restauro, con la stessa finitura opaca e completamente reversibile, che mi ha costretto a lavorare con estrema attenzione. Potevo infatti toccare la superficie solo con la punta di un pennello molto sottile».

Mark Rothko, «Grey, Orange and Maroon, n.8», 1960. Foto Museum Boijmans Van Beuningen

Elena Franzoia, 10 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

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Un granello di Rothko ha permesso di rimediare al danno causato dai graffi di un bambino | Elena Franzoia

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