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Sophie Seydoux
Leggi i suoi articoliLa regina delle fiere ha un nuovo inedito protagonista: Rubens. Perchè la mega galleria Gagosian porta a Art Basel Paris 2025 un progetto che gravita attorno un capolavoro di Pierre Paul Rubens. La Vergine e il Bambin Gesù con Santa Elisabetta e San Giovanni Battista (1611–1614), sarà esposto nel settore principale della fiera, al Grand Palais, accanto a opere moderne e contemporanee di artisti come Picasso, Giacometti, Rodin, Jenny Saville, John Currin e Cy Twombly. Il dipinto, recentemente riscoperto e raramente visibile, è stato eccezionalmente autorizzato dalla fiera — che solitamente ammette solo opere dal XX secolo in avanti — per la sua qualità straordinaria e il suo dialogo con l’arte successiva. Realizzata da Rubens in una fase di piena maturità, l’opera si ispira al testo apocrifo Meditazioni sulla vita di Cristo e si avvicina, per tema e composizione, alla Sacra Famiglia oggi conservata nella Collezione Thyssen-Bornemisza di Madrid. Destinata alla devozione privata, la tavola anticipa di dieci anni il celebre ciclo della Regina Maria de’ Medici, realizzato per il Louvre tra il 1622 e il 1625.
A distanza di trent’anni dalla mostra newyorkese che Gagosian dedicò al maestro fiammingo nel 1995, la galleria torna a confrontarsi con la sua eredità, accostandola ai protagonisti del Novecento e del presente. Sullo stand, la “Madonna” di Rubens entra in dialogo con un insieme di opere che interrogano il corpo e la sua rappresentazione:Supermoon (2025) di John Currin, una versione ironica e provocatoria delle Tre Grazie; Il bacio (1905–10) di Auguste Rodin, in una rara fusione in bronzo; Nu accoudé (1961) di Pablo Picasso, dove la figura femminile è reinventata attraverso la deformazione cubista e la fascinazione per le maschere africane; e un mobile di Alexander Calder, Red Shapes and Yellow Wires (1975), che trasforma il movimento in architettura dello spazio. Completano la selezione lavori di Georg Baselitz, Ellen Gallagher, Brice Marden, Richard Serra, Robert Ryman, Rachel Whiteread e Christopher Wool, tra gli altri. La presentazione parigina, concepita come un vero e proprio dialogo trans-storico, riflette la filosofia curatoriale di Gagosian: esplorare le continuità tra passato e presente, tra materia e idea, tra corpo e immagine.
Sophie Seydoux
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Nel centro di Prato, Palazzo degli Alberti custodisce una raccolta che attraversa secoli di storia dell’arte italiana, con opere di Caravaggio, Giovanni Bellini, Filippo Lippi, Puccio di Simone e Lorenzo Bartolini, oltre a dipinti fiorentini del Cinque e Seicento. Intesa Sanpaolo, proprietaria dell’edificio, ne ha promosso la riapertura nell’ambito di Progetto Cultura, rendendo nuovamente accessibile un patrimonio fortemente legato alla storia della città. La Galleria è visitabile gratuitamente ogni prima domenica del mese, oltre che in occasione di aperture speciali.
La Fondation Yves Klein assegna per la prima volta la propria Bourse de recherche e sceglie un italiano: il dottorando Duccio Nobili. Il suo progetto indaga un aspetto ancora poco esplorato del lavoro di Klein, cioè il modo in cui l’artista utilizza e trasforma l’atelier nella costruzione della propria presenza pubblica. Una ricerca fondata su un ampio corpus fotografico che promette di riaprire il dossier sui processi creativi e sulla messa in scena dell’artista.
Alla Mole Vanvitelliana di Ancona, Simona Bramati e il Simbolismo europeo in una mostra curata da Emanuele Bardazzi e Beatrice Buscaroli
Dal 7 ottobre 2026 al 7 febbraio 2027 le Sale Chiablese dei Musei Reali di Torino ospitano «Still Image», oltre 200 fotografie di Jessica Lange, molte presentate per la prima volta in Italia. Dalla Highway 61 al Messico, dalla New York della pandemia ai paesaggi abbandonati del Sud degli Stati Uniti, la mostra curata da Anne Morin ripercorre quasi trent’anni di una ricerca costruita sull’attesa, sul margine e sull’osservazione del quotidiano.



