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Particolare di una foto di Jean-Marc Caimi & Valentina Piccinni, finalisti del concorso «Professional» nella sezione «Portraiture» dei Sony World Photography Awards 2026 con il progetto «The Faithful»

© Jean-Marc Caimi & Valentina Piccinni

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Particolare di una foto di Jean-Marc Caimi & Valentina Piccinni, finalisti del concorso «Professional» nella sezione «Portraiture» dei Sony World Photography Awards 2026 con il progetto «The Faithful»

© Jean-Marc Caimi & Valentina Piccinni

Tutti gli italiani finalisti dei Sony World Photography Awards 2026

Quattro i progetti nella categoria «Professional» selezionati tra le oltre 430mila proposte da 200 Paesi. Il 16 aprile a Londra si conosceranno i vincitori, mentre una selezione delle opere finaliste sarà in mostra alla Somerset House

Ci sono anche quattro progetti italiani tra i finalisti «Professional» dei Sony World Photography Awards 2026. Si tratta di Jinê Land di Matteo Trevisan: Where Women Keep the Earth Alive, che documenta la ricostruzione ecologica e sociale guidata dalle donne nel Rojava, in Siria, nella categoria «Environment»; Federico Borella, che  documenta la comunità Koryo-saram in Uzbekistan, dove una nuova generazione influenzata dalla «K-Wave» sta abbracciando la propria identità coreana, finalista nella categoria «Portraiture», la stessa in cui figura The Faithful il progetto di Jean-Marc Caimi e Valentina Piccinni incentrato sui  ritratti della folla riunita in Piazza San Pietro tra la morte di un papa e l’elezione del successivo; in The Bronte Pistachio, infine, Daniele Vita ha fotografato ad uno uno pistacchi di Bronte, nel Catanese, per catturarne le qualità uniche. 

Dalle oltre 430mila immagini da più di 200 Paesi e territori giunte quest’anno al concorso che premia «i fotografi le cui audaci opere combinano la maestria tecnica con la visione narrativa», la giuria è pervenuta a una rosa di trenta finalisti e di 65 fotografi selezionati. Un’ulteriore selezione restringerà la shortlist a dieci vincitori di categoria, che saranno annunciati a Londra il 16 aprile. Tra di loro si cela anche il vincitore del titolo di «Fotografo dell’anno», scelto tra i vincitori delle singole categorie e annunciato la stessa sera, durante un galà: riceverà un premio in denaro di 25mila dollari, attrezzature Sony Digital Imaging e la possibilità di esporre il proprio lavoro in una personale nell’ambito della mostra che si terrà nel 2027 a Londra. Una selezione delle opere finaliste del 2026 sarà presentata alla Somerset House dal prossimo 17 aprile al 4 maggio. Vincitori e finalisti, inoltre, potranno partecipare, sempre a Londra, a «Insights», una giornata di sessioni personalizzate con figure di spicco del settore.  

«Il lavoro dei finalisti e dei selezionati del concorso “Professional” per i Sony World Photography Awards 2026 dimostra una crescita notevole nella tecnica fotografica e un impegno nei confronti della fotografia come potente mezzo di narrazione. Tra le numerose serie che abbiamo valutato, mi ha profondamente colpito la celebrazione dell'esperienza umana, dell'amore, della gentilezza e della silenziosa resilienza intessuti in realtà complesse e spesso difficili. Molte delle immagini più potenti si sono concentrate su momenti intimi e piccoli atti di eroismo, rivelando la forza e lo spirito duraturi che si trovano nella vita quotidiana», ha sottolineato  Monica Allende (curatrice indipendente e consulente), presidente della giuria composta da da Daniel Brena (direttore del Centro de las Artes de San Agustín, Messico), Yumi Goto (curatrice indipendente, redattrice, ricercatrice ed editrice, Giappone), Zack Hatfield, (caporedattore della rivista Aperture, Stati Uniti), Paul Ninson (fondatore e direttore esecutivo del Dikan Center, Ghana) e  Bindi Vora (artista e curatrice senior, Autograph, Regno Unito). 

È italiana anche la vincitrice della categoria «Street Photography» del 19mo concorso Open dei Sony World Photography Awards, assegnato (il giudice era Ruby Rees-Sheridan) alle migliori immagini singole scattate nell’ultimo anno. È Giulia Pissagroia, per Between the Lines, una umoristica fotografia in bianco e nero che mostra le buffe espressioni di una famiglia intenta ad ammirare il panorama a Ørnevegen, in  Norvegia. 

 

 

 

 

 

 

 

I tre progetti finalisti per ciascuna categoria

ARCHITECTURE & DESIGN 
Everyday Structures di André Tezza (Brasile) illumina la modesta architettura dei negozi di alimentari di quartiere nel Sud del Brasile. In Homes of Haor Joy Saha (Bangladesh) documenta l’architettura vernacolare della regione Haor del Bangladesh, dove le case sono costruite su tumuli rialzati che durante il monsone diventano isole. La serie di Chen Liang (Cina continentale) esplora le torri di guardia a Jiangmen, nella provincia cinese del Guangdong, una fusione unica di influenze architettoniche cinesi e internazionali. 

CREATIVE 
The Black Album di Pablo Ramos (Messico) esplora il tema dei «desaparecidos» messicani attraverso sagome ritagliate da fotografie d’archivio, trasformando le immagini in un inquietante ritratto collettivo dell’assenza. In The Palm, On Piru Ben Brooks (Regno Unito) ritrae le connessioni spirituali e le identità collettive dei rapper della zona sud di Los Angeles. In Bilha, Stories of My Sisters, la fotografa Citlali Fabian (Messico) mescola ritratti e illustrazioni digitali per dar vita alle storie di donne ispiratrici nel Sud del Messico, collaborando con attivisti e artisti delle comunità indigene della regione. 

DOCUMENTARY PROJECTS 
Under the Shadow of Coca di Santiago Mesa (Colombia) segue le vicende dei contadini che dipendono da questa economia illegale e del gruppo armato che controlla il traffico di cocaina in Colombia. Sixteen and a Half: Eight Months in a Juvenile Prison di Alexandre Bagdassarian (Francia) documenta la vita quotidiana dei detenuti in uno dei penitenziari minorili francesi. La serie Restitution di Colin Delfosse (Belgio) esplora il viaggio delle maschere africane tra la Repubblica Democratica del Congo (Rdc) e il Belgio, dal loro uso originario alla loro esposizione nei musei, esaminando le questioni relative alla restituzione. 

ENVIRONMENT 
La serie Beneath | Beofhód (in irlandese «la vita sotto la zolla») di Shane Hynan (Irlanda) evoca il significato primordiale delle torbiere nella tradizione celtica e l’interazione tra imperativi culturali e ambientali. Jinê Land di Matteo Trevisan (Italia): Where Women Keep the Earth Alive documenta la ricostruzione ecologica e sociale guidata dalle donne nel Rojava, in Siria, dove le comunità si uniscono in una visione sperimentale per il futuro. In Notes on How to Build a Forest Isadora Romero (Ecuador) esplora le foreste come territori culturali, abitati e modellati nel tempo da molteplici gruppi umani e non umani. 

LANDSCAPE 
Constructed Landscapes di Dafna Talmor (Regno Unito) nasce dall’archivio personale della fotografa e utilizza negativi a colori stampati a mano e assemblati in collage, riconfigurati in rappresentazioni paesaggistiche astratte. La serie di Andreas Secci (Germania) presenta paesaggi astratti formati da vedute aeree di allevamenti di ostriche sulla costa francese della Normandia e della Bretagna. Michael Blann (Regno Unito) utilizza l’incisione su fotopolimero per raffigurare iconiche strade di montagna europee. 

PERSPECTIVES 
Living Photographs di Hayate Kurisu (Giappone) documenta l’esperienza del fotografo e di sua moglie, dopo la perdita di un figlio nato morto, e i giorni trascorsi insieme come famiglia prima della cremazione. In Country Music in Kenya di Fredrik Lerneryd (Svezia), il fotografo immortala il festival International Cowboy Day a Nairobi, un evento importante per gli appassionati di musica country in Kenya. Sunny Side Up di Seungho Kim (Corea del Sud): A Portrait of the Most Average K-Parenting Today punta l’obiettivo sulla famiglia del fotografo, per catturare il delizioso caos della sua casa, dove genitori, cane e bambino si scontrano. 

PORTRAITURE 
Federico Borella (Italia) documenta la comunità Koryo-saram in Uzbekistan, dove una nuova generazione influenzata dalla «K-Wave» sta abbracciando la propria identità coreana. The Faithful di Jean-Marc Caimi & Valentina Piccinni (Italia) cattura i ritratti della folla riunita in Piazza San Pietro, tra la morte di un papa e l’elezione del successivo; un pellegrinaggio che ha assunto le caratteristiche di un fan club. La serie be:longing di Marisa Reichert (Germania) documenta le vite di persone transgender musulmane anziane a Yogyakarta, Giava, Indonesia, dove devono affrontare la sfida di conciliare la loro fede, la loro identità e le aspettative della società. 

SPORT 
La serie di Todd Antony (Nuova Zelanda) è dedicata al «Buzkashi» (che letteralmente significa «tiro della capra» in persiano), l’antico e feroce sport del Tagikistan. In It’s a Dog’s Life, Rob Van Thienen (Belgio) ha assistito alle sessioni di addestramento dei levrieri, realizzando una serie dinamica di immagini di cani in azione mentre inseguono un coniglio artificiale su una pista. Beneath the Bridge di Morgan Otagburuagu (Nigeria) racconta la storia di una palestra improvvisata a Lagos, in Nigeria, dove si allenano pugili dilettanti, lontani dal luccichio dei ring professionali. 

STILL LIFE 
The Bronte Pistachio di Daniele Vita (Italia) è uno studio a lungo termine sui pistacchi di Sicilia, fotografati ad uno ad uno per catturarne da vicino le qualità uniche. Experiments in Stillness di Gargi Sharma (India) esplora il dialogo tra l’oggetto e lo spettatore, lasciando spazio a molteplici interpretazioni e momenti di quiete. Talking Without Speaking di Vilma Taubo (Norvegia) è una serie di fotografie di oggetti quotidiani che sono diventati simboli di protesta. 

WILDLIFE & NATURE 
La serie WILD di Wolfgang Duerr (Germania) è stata realizzata con una fotocamera attivata da sensori di movimento, che ha immortalato in bianco e nero vari animali selvatici in azione. La serie di Anita Pouchard Serra (Argentina) cattura lo scontro tra i capibara e i residenti di un complesso residenziale privato in un quartiere di Buenos Aires, in Argentina. Will Burrard-Lucas (Regno Unito), con Crossing Point, immortala la fauna selvatica nella Riserva Nazionale Masai Mara in Kenya; una fototrappola remota installata per monitorare i rinoceronti neri in via di estinzione ha rivelato una serie di animali che si radunavano presso il guado boscoso del fiume. 

Redazione, 03 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

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