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Redazione
Leggi i suoi articoliIl metal detector aveva già segnalato alcune monete d’argento, ma continuava a suonare. Oliver Riedl, archeologo dilettante, ha capito che sotto quel campo di Wesseling, a sud di Colonia, poteva esserci molto altro. «Mi era chiaro che qui era sepolto qualcosa di più grande», ha raccontato. Ha quindi avvertito le autorità archeologiche e gli scavi condotti dagli specialisti hanno trasformato quei primi segnali in una scoperta eccezionale: 934 denari romani d’argento, per un peso complessivo di 3,1 chilogrammi.
Il ritrovamento risale allo scorso anno, ma il tesoro è stato ora presentato al pubblico al LVR-LandesMuseum di Bonn. Secondo l’Ufficio LVR per la conservazione dei monumenti archeologici nella Renania, si tratta del più grande deposito monetale rinvenuto in Germania riferibile all’epoca dell’imperatore Adriano. La maggior parte delle monete risale alla dinastia dei Flavi, tra il 69 e il 96 d.C., mentre il pezzo più antico porta la cronologia indietro di oltre due secoli: fu coniato nel 148 a.C., quando Roma era ancora una Repubblica.
Le monete sembrano essere rimaste in circolazione per molto tempo prima di essere riunite e nascoste. Gli archeologi collocano infatti il seppellimento del tesoro nel secondo quarto del II secolo d.C. e ritengono che l’occultamento sia stato intenzionale. La spiegazione più immediata è anche la più concreta: qualcuno aveva accumulato una notevole quantità di denaro e cercò di metterla al sicuro. Chi fosse, però, rimane sconosciuto. Erich Classen, archeologo statale e direttore dell’ufficio, invita alla prudenza sulle circostanze del deposito, ma considera probabile che le monete fossero state nascoste con l’intenzione di recuperarle successivamente. Quel momento evidentemente non arrivò mai. Una delle ipotesi è che il proprietario sia morto senza avere la possibilità di tornare sul posto o di comunicare ad altri l’esistenza del nascondiglio.
Le dimensioni della somma aiutano a comprendere l’importanza del ritrovamento. Le fonti sulla paga dell’esercito romano consentono infatti un confronto: secondo Rahel Otte, ricercatrice dell’ufficio archeologico, un semplice legionario riceveva all’epoca circa 300 denari all’anno, ma quasi metà della paga veniva trattenuta per vitto ed equipaggiamento. Per mettere insieme una quantità paragonabile ai 934 denari di Wesseling, un soldato avrebbe dovuto risparmiare tutto il proprio reddito disponibile per circa sei anni. Il luogo della scoperta non è casuale rispetto alla storia romana della regione. Wesseling si trova poco a sud di Colonia, in un territorio strategico per il controllo del limes renano. Roma consolidò la propria presenza nell’area a partire dall’età di Marco Vipsanio Agrippa, costruendo una rete militare destinata a proteggere la frontiera lungo il Reno. Da uno degli insediamenti della zona si sviluppò successivamente Colonia Agrippina, l’attuale Colonia. La presenza romana sarebbe durata per diversi secoli. La scoperta di tesori monetali romani in Europa non è di per sé eccezionale, ma depositi del II secolo di queste dimensioni sono molto più rari. E quello di Wesseling conserva ancora una parte importante del proprio mistero. Sappiamo quando le monete furono nascoste, conosciamo approssimativamente il loro peso economico e possiamo ricostruire il contesto storico nel quale circolarono. Non sappiamo chi le mise sotto terra né quale evento gli impedì di tornare a prenderle. Quasi duemila anni dopo, a ritrovare quel nascondiglio è stato il suono ripetuto di un metal detector. Riedl aveva già alcune monete davanti agli occhi. Il segnale, però, continuava. E sotto quel campo ce n’erano ancora più di novecento.
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