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Frans Francken II, «Allegoria delle conseguenze della guerra»

Courtesy of VAN HAM

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Frans Francken II, «Allegoria delle conseguenze della guerra»

Courtesy of VAN HAM

Tre dipinti dalla corte di Augusto il Forte all’asta da VAN HAM

Il 22 maggio a Colonia riemergono tre opere provenienti dalla collezione dell’elettore di Sassonia: un’allegoria monumentale di Frans Francken II, una Madonna in gloria di Vincenzo Spisanelli e un idillio classicista di Cornelis van Poelenburgh, ancora nella cornice settecentesca con il monogramma «AR»

Margherita Panaciciu

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Il prossimo 22 maggio la casa d’aste VAN HAM presenterà a Colonia, nella vendita Fine Art, tre dipinti provenienti dall’ex proprietà di Augusto il Forte, una delle figure più teatrali e rappresentative del Barocco europeo. Queste composizioni sono frammenti tangibili di un progetto politico e culturale che fece di Dresda un laboratorio di magnificenza e un palcoscenico in cui arte e potere si intrecciavano in modo indissolubile. Elettore di Sassonia, re di Polonia e granduca di Lituania, Augusto incarnò un’idea di sovranità fondata sulla spettacolarità e sulla seduzione dei sensi. Collezionare significava affermare il rango, competere con le grandi corti europee, costruire un’immagine dinastica destinata a sopravvivere nel tempo. Per questo inviò ambasciatori e agenti d’arte nei principali centri del continente, incaricandoli di acquisire opere capaci di riflettere la varietà e l’eccellenza delle scuole pittoriche del Seicento. Tra il 1722 e il 1727 tre emissari, fra cui il conte von Wackerbarth e Andreas Philipp Kindermann, rientrarono a Dresda con dipinti che oggi riemergono sul mercato, documentati negli inventari della Galleria Reale di Pittura e ancora contrassegnati da etichette e numeri d’inventario che ne attestano la prestigiosa provenienza. Il nucleo più significativo della vendita è costituito dall’imponente «Allegoria delle conseguenze della guerra» di Frans Francken II, proposta con una stima di 30mila–40mila euro. Francken, maestro fiammingo celebre per le sue composizioni colte e affollate, orchestra qui un teatro morale di straordinaria complessità, attingendo al repertorio iconologico di Cesare Ripa. Le figure si dispongono in un corteo denso di allusioni, simboli e ammonimenti, in un equilibrio sottile fra narrazione e allegoria. La studiosa Ursula Härting ha indicato il dipinto come un capolavoro dell’artista; particolarmente suggestiva è l’ipotesi che uno dei personaggi sul lato destro possa essere un autoritratto, quasi una firma nascosta che trasformerebbe la scena in una riflessione personale sulla fragilità dell’ordine umano e sulla rovina prodotta dai conflitti.

 

 

Vincenzo Spisanelli, «Assunzione di Maria». Courtesy of VAN HAM

Cornelis van Poelenburgh, «Paesaggio con bagnanti». Courtesy of VAN HAM

Di segno diverso ma non meno eloquente è la «Madonna seduta in gloria» di Vincenzo Spisanelli, stimata 4mila–8mila euro. Pittore bolognese del XVII secolo, Spisanelli si muove entro la grande tradizione emiliana, con una sensibilità che coniuga compostezza formale e partecipazione emotiva. La Vergine, avvolta in una luce che ne sottolinea la dimensione celeste, appare sospesa fra terra e cielo, in una visione che traduce in immagini la devozione e la teatralità proprie della cultura barocca. Anche in questo caso, la scelta di Augusto rivela un gusto attento non solo allo splendore ma anche alla varietà delle scuole e dei linguaggi. Chiude il trittico il paesaggio collinare con donne al bagno di Cornelis van Poelenburgh, offerto con una stima di 2mila–3mila euro. Poelenburgh, raffinato interprete del classicismo nordico, costruisce un idillio luminoso in cui la natura si fa scenario ideale per piccole figure immerse in un’atmosfera serena e senza tempo. L’opera conserva la magnifica cornice originale dell’epoca di Augusto il Forte, recante il monogramma «AR» - Augustus Rex - elemento di eccezionale valore storico oltre che estetico, un sigillo di appartenenza che rende visibile la volontà sovrana di imprimere il proprio marchio sulla collezione. La vicenda di questi dipinti attraversa i secoli e si intreccia con le trasformazioni politiche della Sassonia. Dopo la Prima guerra mondiale, con l’abdicazione di Federico Augusto III di Sassonia, le collezioni reali furono nazionalizzate andando in istituzioni come la Gemäldegalerie Alte Meister e il Grünes Gewölbe. Il «contratto di liquidazione» del 1924 riconobbe alla dinastia dei Wettin un indennizzo che includeva immobili, somme di denaro e opere d’arte. Una ristretta rete di consulenti legali e finanziari assistette la casa reale nelle trattative; come compenso, alcuni ricevettero accesso privilegiato a determinate opere. I tre dipinti ora in asta provengono dall’eredità di uno di questi consulenti, figura chiave ma discreta, la cui procura generale e la corrispondenza con l’ex sovrano sono tuttora conservate nell’Archivio di Stato Sassone a Dresda.

Margherita Panaciciu, 27 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

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