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Lavinia Trivulzio
Leggi i suoi articoliDopo aver investito negli ultimi anni nella costruzione di una delle infrastrutture culturali più ambiziose del mondo, il Qatar continua a rafforzare il proprio posizionamento internazionale attraverso grandi progetti espositivi dedicati alle figure centrali dell’arte contemporanea. Dal 26 ottobre 2026 al 13 febbraio 2027 il National Museum of Qatar ospiterà «Giuseppe Penone: The Inner Flow of Life», una vasta esposizione dedicata a uno dei protagonisti storici dell’Arte Povera.
Curata da Hans Ulrich Obrist e Issa Al Shirawi, in collaborazione con lo Studio Giuseppe Penone, la mostra si sviluppa tra gli spazi della Baraha e dell’Old Palace del museo progettato da Jean Nouvel, trasformandoli in un percorso che attraversa oltre mezzo secolo di ricerca, dal 1969 a oggi. L’esposizione riunisce sculture, installazioni e interventi ambientali realizzati in legno, ferro, bronzo, argilla e marmo, materiali che da sempre costituiscono il vocabolario essenziale dell’artista piemontese. Più che una retrospettiva tradizionale, il progetto si configura come un’immersione nel nucleo concettuale della sua opera: il rapporto tra corpo umano, processi naturali e trasformazione della materia nel tempo.
Fin dagli esordi all’interno dell’Arte Povera, Penone ha costruito una ricerca che mette in discussione la separazione tra cultura e natura. Alberi, pietre, foglie, impronte e tracce biologiche diventano strumenti per riflettere sulla continuità tra essere umano e ambiente. L’opera non rappresenta la natura ma ne condivide i processi di crescita, erosione e metamorfosi. Il titolo della mostra, The Inner Flow of Life, richiama proprio questa dimensione organica e processuale. Nel lavoro di Penone il tempo non è un semplice contesto ma una materia attiva. Gli alberi conservano la memoria della loro crescita, il bronzo registra il gesto, l’argilla trattiene l’impronta del corpo. Ogni opera diventa una testimonianza della relazione tra l’uomo e le forze invisibili che attraversano il mondo naturale.
Accanto alle opere storiche e recenti, il progetto comprende anche una nuova installazione pubblica della serie «Idee di Pietra», che sarà collocata presso il Doha Old Port. La celebre tipologia scultorea, in cui massi di grandi dimensioni sembrano sospesi tra i rami di un albero, è una delle immagini più riconoscibili della produzione di Penone e sintetizza efficacemente alcuni dei temi centrali della sua ricerca: gravità, crescita, equilibrio e trasformazione.
La scelta di dedicare una grande mostra a Penone assume anche un significato più ampio nel contesto delle strategie culturali del Golfo. Negli ultimi anni Doha ha progressivamente ampliato il proprio raggio d’azione, affiancando alle grandi acquisizioni museali una programmazione sempre più orientata verso artisti capaci di dialogare con questioni ambientali, antropologiche e paesaggistiche. In questo quadro, la ricerca di Penone appare particolarmente pertinente: il suo lavoro mette al centro la relazione tra uomo e natura in un momento storico segnato dalle trasformazioni climatiche e dalla ridefinizione del rapporto con il territorio. La mostra conferma inoltre la crescente attenzione delle istituzioni del Medio Oriente verso i protagonisti della seconda metà del Novecento europeo. Dopo anni dominati soprattutto dall’arte contemporanea globale e dalle grandi operazioni spettacolari, il Golfo sembra sempre più interessato a rileggere figure storiche che hanno contribuito a ridefinire il concetto stesso di opera d’arte. A Doha, l’universo di Penone incontra un paesaggio culturale e geografico distante da quello delle sue origini piemontesi. Eppure proprio questa distanza rende evidente l’attualità della sua ricerca: un linguaggio fondato su materia, natura e percezione che continua a parlare ben oltre i confini geografici e generazionali che lo hanno visto nascere.
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