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Still da «Stendhal Syndrome» (2024) di Nan Goldin: l’opera è visibile anche nella mostra «This Will Not End Well» dell’artista statunitense in corso fino al 15 febbraio 2026 al Pirelli HangarBicocca di Milano

© Nan Goldin. Courtesy Gagosian

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Still da «Stendhal Syndrome» (2024) di Nan Goldin: l’opera è visibile anche nella mostra «This Will Not End Well» dell’artista statunitense in corso fino al 15 febbraio 2026 al Pirelli HangarBicocca di Milano

© Nan Goldin. Courtesy Gagosian

Terremoto all’Art Gallery of Ontario di Toronto per un’opera di Nan Goldin

La mancata acquisizione di «Stendhal Syndrome» ha portato alle dimissioni del curatore di arte moderna e contemporanea del museo canadese e di due componenti del Comitato curatoriale. A bloccare l’acquisto, il discorso, giudicato offensivo e antisemita, tenuto a Berlino nel 2024 in cui l’artista (di origini ebraiche) esprimeva «indignazione morale per il genocidio a Gaza e in Libano»

Un’opera di Nan Goldin «Stendhal Syndrome» (2024) ha provocato un piccolo terremoto nell’Art Gallery of Ontario (Ago) di Toronto. Un curatore senior e due membri volontari del Comitato curatoriale per le collezioni moderne e contemporanee si sono dimessi in seguito alla decisione di quest’ultimo, approvata con una stretta maggioranza (11 voti contro 9),  di non acquisire il video a causa delle accuse di antisemitismo rivolte alla fotografa e attivista statunitense (peraltro di origine ebraica).

Pietra dello scandalo è stato il discorso che Goldin ha tenuto alla Neue Nationalgalerie di Berlino alla fine del 2024, in cui ha espresso la sua «indignazione morale per il genocidio a Gaza e in Libano», criticando Israele per le migliaia di morti provocati dalla sua risposta ai cruenti attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023. Mesi dopo quelle dichiarazioni, la galleria di Toronto aveva deciso di acquistare, in cordata con la Vancouver Art Gallery e il Walker Art Center di Minneapolis, l’opera video in cui Goldin accosta a foto di capolavori classici, del Rinascimento e del Barocco, da lei scattate negli ultimi vent’anni, immagini di amici, amanti e della sua famiglia .  A metà 2025, tuttavia, l’Ago ha deciso di tirarsi indietro e di non procedere con l’acquisto: come riporta il giornale canadese «Globe and Mail» alcuni membri del Comitato avevano tacciato le affermazioni dell’artista di «offensive» e «antisemite». Per i membri che hanno invece votato a favore «rifiutare l’opera a causa delle opinioni dell’artista era una forma di censura». Il curatore di arte moderna e contemporanea dell’Ago, John Zeppetelli (in carica da settembre 2024, dopo aver diretto il Musée d'art contemporain de Montréal), che aveva sostenuto l’acquisizione, ha quindi rassegnato le dimissioni, seguito da due membri volontari del Comitato per le collezioni moderne e contemporanee. Zeppetelli continuerà a collaborare con l’Ago in veste di curatore ospite della mostra di Diego Marcon che aprirà a giugno.

Non sarebbe comunque stata la prima opera di Goldin a entrare nell’Ago, che ne possiede già tre. La galleria è finanziata con fondi pubblici e nell’ultimo anno fiscale ha ricevuto 26 milioni di dollari dai governi, principalmente dall'Ontario. In una nota, il direttore e amministratore delegato del museo di Toronto, Stephen Jost, ha delineato una revisione della governance, raccomandando un «reset» delle discussioni del comitato in materia di acquisizioni e un «chiarimento» delle responsabilità dei suoi membri: «Il nostro "reset" ha lo scopo di garantire che i dibattiti rimangano incentrati sull’allineamento di un’opera d’arte ai criteri di acquisizione dell’Ago, siano sani e produttivi e accolgano molteplici prospettive». Il «Globe and Mail» riferisce che secondo una fonte diversi membri del Comitato avevano fatto pressione su Jost affinché acquistasse l'opera con una tranche di finanziamento separata, richiesta che però era stata respinta.

«Stendhal Syndrome» alla fine è stata acquisita dalla Vancouver Art Gallery (dov’è esposta fino al 6 aprile) e dal Walker Art Center senza la partecipazione dell’Ago. L’opera è visibile anche nella mostra di Nan Goldin «This Will Not End Well» in corso fino al  15 dicembre al Pirelli HangarBicocca di Milano.

Daria Berro, 23 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

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