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A maggio dello scorso anno la Pinacoteca di Brera aveva promosso, con il sostegno de «i Bambini delle Fate», il progetto inclusivo «Forse un drago nascerà», realizzato da L’abilità Onlus con i Servizi Educativi del museo e dedicato a persone (bambini e adulti) con disabilità intellettiva e autismo, che prevedeva laboratori ludico-creativi per bambini con autismo, visite guidate per giovani e adulti con disabilità intellettiva e corsi di formazione del personale della Pinacoteca per l’accoglienza di visitatori con disabilità. Testimonial dell’iniziativa era Andrea Antonello, ispiratore dell’impresa sociale «i Bambini delle Fate», che alla Biblioteca Nazionale Braidense ha tenuto allora la sua prima mostra di pittura.
Ora, proseguendo su quel tracciato, sempre al fianco de «i Bambini delle Fate», Grande Brera sostiene il progetto letterario «Sull’Isola Che Non C’era», nuova collana editoriale nata dall’incontro tra Franco Antonello (padre di Andrea e fondatore con lui de «i Bambini delle Fate») e Sauro Pellerucci, fondatore di «Io Sono Una Persona Per Bene», un’associazione che promuove esempi positivi di condotta civile e sociale. Accanto a loro c’è Elisabetta Sgarbi, che attraverso La Nave di Teseo darà voce ai giovani con spettro autistico pubblicando libri scritti da loro.
L’iniziativa debutta a Torino, al Salone del Libro, oggi 14 maggio alle 14,30, nella Sala Azzurra del Lingotto Fiere, dove Mara Venier e Giulio Golia presentano l’Agenda del progetto e, disponibile in anteprima, il libro «Caregiver Motherfucker» di Lorenzo Clemente e Yuri Turci.
Accanto a Grande Brera, si sono posti a sostegno di questo progetto Banca Ifis e BMW Motorrad, oltre ad altre realtà locali e a una signora di Verona, Caterina Iussi, che ha destinato a «i Bambini delle Fate» un lascito testamentario.
Ma che cos’è esattamente «l’Isola Che Non C’era»? È una nuova collana editoriale che si propone, dicono i promotori, di «generare un ecosistema». Ma è anche un luogo che, appunto, non esisteva e che si propone come un’isola simbolica di inclusione, crescita e ascolto reciproco, poiché trasforma la scrittura in possibilità di relazione con gli altri, di creatività e di «presenza» per chi si trova a vivere nello spettro autistico: persone che attraverso la scrittura possono liberare la loro interiorità, sigillata dentro di loro, e condividerla con gli altri nel corso di festival e nelle scuole, librerie, aziende e spazi culturali, diventando autori a tutti gli effetti.
Come ci dice Angelo Crespi, direttore generale Pinacoteca di Brera e Biblioteca Nazionale Braidense, «i musei come il nostro hanno l’obbligo di porre con forza tra i propri obiettivi quello dell’inclusione di ogni tipo di pubblico, e in special modo dei pubblici più fragili. Già l’anno scorso avevamo coinvolto una decina di imprese per sostenere il progetto “Forse un drago nascerà”; quest’anno l’abbiamo fatto nuovamente, ampliando anzi il nostro impegno, perché teniamo molto a supportare queste iniziative, non solo sul piano progettuale ma sotto tutti i punti di vista».
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