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Eugenio Viola è direttore artistico del Museo de Arte Moderno di Bogotá dal 2019. Foto di Gregorio Díaz

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Eugenio Viola è direttore artistico del Museo de Arte Moderno di Bogotá dal 2019. Foto di Gregorio Díaz

Sostituito Eugenio Viola, da 7 anni alla guida (egregiamente) del Mambo di Bogotà

Viola sostiene inoltre che la decisione è stata resa pubblica senza che gli fosse consentita alcuna forma di replica. “Queste azioni non sono in linea con i principi di trasparenza e giusto processo che un’istituzione culturale dovrebbe rispettare”, ha dichiarato, rivendicando di aver agito in buona fede e nel rispetto di standard etici

Redazione GdA

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Il Museo de Arte Moderno de Bogotá sostituirà il suo direttore artistico Eugenio Viola, alla guida dell’istituzione dal 2019. L’annuncio è arrivato il 6 febbraio attraverso i canali ufficiali del museo, che ha parlato di una “revisione completa” in corso e della decisione del consiglio di amministrazione di interrompere anticipatamente il rapporto con il curatore italiano, che resterà in carica fino a maggio 2026.

Secondo la versione fornita dall’istituzione, la scelta rientra in un processo di riorganizzazione volto a garantire le migliori pratiche gestionali. Il comunicato ringrazia Viola per aver contribuito al “consolidamento del museo come istituzione leader in America Latina per l’arte contemporanea” e annuncia l’avvio della ricerca del successore con il supporto di consulenti esterni. Diversa la lettura del diretto interessato. In una dichiarazione rilasciata a The Art Newspaper, Viola afferma che il contratto è stato risolto non per ragioni artistiche o di leadership, ma dopo aver sollevato, nel settembre 2025, preoccupazioni relative al deterioramento delle condizioni di lavoro all’interno del museo. Questioni che, secondo il curatore, sarebbero state condivise da diversi membri del team. Invece di aprire una verifica interna, il consiglio avrebbe respinto le criticità e proceduto alla rescissione del contratto.

Viola sostiene inoltre che la decisione è stata resa pubblica senza che gli fosse consentita alcuna forma di replica. “Queste azioni non sono in linea con i principi di trasparenza e giusto processo che un’istituzione culturale dovrebbe rispettare”, ha dichiarato, rivendicando di aver agito in buona fede e nel rispetto di standard etici. La vicenda si inserisce in una fase delicata per il Mambo. Fondato nel 1953, il museo è uno dei principali poli culturali della Colombia e negli ultimi anni ha avviato una ristrutturazione amministrativa per rafforzare sostenibilità finanziaria e modello gestionale, in un contesto che vede molte istituzioni private dell’America Latina confrontarsi con riduzione di fondi, instabilità economica e crescente pressione sul fundraising.

Durante il suo mandato, Viola ha curato oltre 50 mostre, portando a Bogotá artisti come Voluspa Jarpa, Teresa Margolles, Naufus Ramírez-Figueroa e Seba Calfuqueo, e dedicando una retrospettiva a Óscar Muñoz, assente dal museo da trent’anni. Il suo programma ha consolidato il profilo internazionale del Mambo, rafforzando i legami con la scena latinoamericana e con il dibattito curatoriale globale. Prima dell’incarico in Colombia, Viola è stato senior curator al Perth Institute of Contemporary Arts e ha ricoperto ruoli curatoriali al Museo Madre di Napoli. Ha inoltre curato il Padiglione Italia alla Biennale di Venezia 2022 e la 24ª Bienal de Arte Paiz in Guatemala.

Il curatore ha annunciato che tornerà a Napoli dopo dieci anni all’estero, mantenendo tuttavia i suoi impegni internazionali. Resta da capire se la vicenda segnerà un semplice cambio di direzione o aprirà un confronto più ampio sul rapporto tra governance, sostenibilità e autonomia curatoriale nelle istituzioni culturali dell’America Latina.

 

Redazione GdA, 13 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

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