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Cecilia Paccagnella
Leggi i suoi articoliCon la riapertura prevista per ottobre, il rinnovato giardino di sculture dell’Hirshhorn Museum and Sculpture Garden, parte dello Smithsonian Institution di Washington, ambisce a diventare uno degli spazi d’arte più visitati degli Stati Uniti. L’intervento, dal costo di 68 milioni di dollari, nasce da una riflessione strategica: a fronte dei circa 35 milioni di visitatori annui del vicino parco paesaggistico, National Mall, il giardino ne attirava appena 150mila.
Il progetto, avviato nel 2020 e guidato dall’architetto e artista giapponese Hiroshi Sugimoto, ridefinisce radicalmente accessibilità e fruizione: ingresso triplicato, nuovi percorsi, viste riaperte e un passaggio sotterraneo trasformato in ambiente immersivo che connette giardino e museo. L’obiettivo è un intervento capace di riallineare spazio, collezione e pubblico contemporaneo.
Il giardino, progettato nel 1974 dal modernista Gordon Bunshaft, rifletteva un’estetica austera ispirata ai giardini giapponesi, influenzata anche da una visita al Ryoanji Temple di Kyoto insieme allo scultore Isamu Noguchi. Tuttavia, già negli anni Settanta lo spazio fu percepito come inospitale e nel 1981 il paesaggista Lester Collins intervenne introducendo alberi e sedute. Il nuovo assetto consente un’espansione significativa dell’offerta artistica, che ad oggi consiste in oltre 6mila opere di artisti come Picasso, Rothko, Rodin, Koons e Calder: nell’area orientale troveranno posto opere moderniste di Henry Moore, Barbara Hepworth, Auguste Rodin e Tony Smith, accanto a otto nuove acquisizioni.
«Mentre ci avviciniamo al completamento della ristrutturazione del Sculpture Garden, siamo lieti di condividere i primi dettagli di otto acquisizioni che saranno presto esposte, ha dichiarato Melissa Chiu, direttrice del museo. Questa riqualificazione è stata concepita per mettere in mostra l’arte del XXI secolo, onorando al contempo le icone moderniste già al centro della nostra collezione. Queste prime aggiunte dimostrano come il Giardino fungerà da palcoscenico vibrante per le voci contemporanee sul National Mall per gli anni a venire».
Tra queste, Pedro Reyes intreccia tradizioni precolombiane e moderniste in «Tonatiuh» (2023), scolpita in pietra vulcanica del Popocatépetl, dove un’incisione circolare dialoga con i bordi irregolari evocando la luce solare. Liz Larner, con «6» (2010-11), sviluppa il motivo della «X» attraverso due parallelepipedi multicolori intrecciati. In «Untitled» (2026), Izumi Kato fonde pietre raccolte in Giappone in una figura ultraterrena, riflettendo credenze animistiche. Accanto a queste, «Dancing at Dusk» (2024) di Raven Halfmoon, con figure in pietra sovrapposte che evocano la tradizione Caddo dei Nativi americani, mentre Lauren Halsey stratifica memorie culturali in «Keepers of the Krown (Antoinette Grace Halsey)» (2024). Chatchai Puipia presenta il monumentale bronzo «Wish You Were Here» (2008), e Woody De Othello introduce una nota ironica con «Cool Composition» (2026). Completa il nucleo Mark Grotjahn, che in «Untitled (Top and Exterior Gates, DeWalt Mask M33.e)» traduce in bronzo le sue celebri «maschere», nate da scatole di cartone, accentuandone le tensioni formali.
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