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Jenny Dogliani
Leggi i suoi articoliLanciata ufficialmente sul mercato nel gennaio 2026, la capsule per la stagione Primavera nata dalla collaborazione tra Stella McCartney e Jeff Koons si costruisce come un lavoro sul linguaggio, l’immagine e la superficie, più che come un semplice esercizio di stile. Slippery When Wet non è soltanto il titolo evocativo o lo slogan della collezione: è una frase operativa, un elemento testuale che attraversa i capi e ne organizza la presenza visiva e simbolica, senza esaurirla. L’espressione affonda le radici nella prima collezione di Stella McCartney (del 2001), quando appariva come segnale ironico e allusivo, sospeso tra avvertimento e promessa. Riattivarla oggi significa rimettere in circolazione una frase che ha perso l’innocenza dell’esordio per acquisire una densità diversa. Slippery When Wet diventa una formula che parla di corpo, superficie, desiderio e instabilità, senza mai fissarsi in un significato univoco. È una frase che scivola, letteralmente e semanticamente.
All’interno della linea, il testo non accompagna l’immagine, ma ne costituisce l’asse portante, dialogando con figure, colori e segni grafici che ampliano il campo visivo. Stampata, reiterata, isolata o inserita in composizioni essenziali, la parola agisce come struttura, mentre l’immaginario visivo — fatto di cromie nette, superfici lucide, immagini dirette — costruisce un contrappunto riconoscibile. Parola e figura coesistono, senza che una diventi didascalia dell’altra. L’intervento di Koons si riconosce in questo equilibrio: una grafica immediatamente leggibile, che non chiede interpretazione, ma che produce presenza. Il suo immaginario, storicamente legato alla cultura pop e alla seduzione delle superfici, qui si traduce in una forma controllata, calibrata, priva di accumulo. Il contributo dell’artista lavora per precisione, aderendo a una grammatica visiva già compatibile con quella di McCartney. La linea si sviluppa attraverso capi e accessori che condividono questa impostazione: superfici pulite, palette contenute, un dialogo costante tra testo e immagine. Nessun elemento emerge come protagonista assoluto. È la ripetizione a costruire senso. La frase ritorna, attraversa, insiste, diventando un ritmo visivo che accompagna il corpo senza dominarlo.
Sul piano materiale, la scelta dei tessuti e delle lavorazioni segue la stessa logica di coerenza. L’uso di materiali organici certificati e l’assenza di componenti di origine animale non funzionano come cornice etica separata, ma come parte integrante del progetto. La sostenibilità, in questo contesto, è una condizione strutturale: definisce il modo in cui i capi esistono, vengono prodotti e indossati.Slippery When Wet non concentra il senso in un gesto singolo, ma lo distribuisce nel tempo dell’uso, nella reiterazione del messaggio, nella familiarità che si crea tra corpo, immagine e testo. Indossare questi capi significa portare con sé una frase che vive nel rapporto quotidiano con la superficie del tessuto e con il movimento. Nel lavoro di Koons, oggetti pop, come giocattoli gonfiabili, souvenir, immagini commerciali, superfici lucide pensate per attrarre lo sguardo, vengono isolati e resi iper-visibili, trasformandosi in superfici di desiderio. Nel lavoro di McCartney, il corpo non è mai idealizzato né messo in scena, ma pensato come corpo in movimento, reale, quotidiano, a cui l’abito aderisce senza costringerlo, accompagnandone i gesti e i ritmi. Slippery When Wet è il punto di convergenza tra questi due approcci: una linea che gioca sulla soglia tra sguardo e uso, dove immagine, testo e materia non simboleggiano il desiderio, ma lo rendono praticabile, instabile, continuamente negoziabile nella vita di tutti i giorni.
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