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Il Duomo di Pienza. Foto: Archivio Toscana Promozione Turistica

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Il Duomo di Pienza. Foto: Archivio Toscana Promozione Turistica

Siti Unesco della Toscana | Il centro storico di Pienza

Alla scoperta dei set cinematografici e del paesaggio della Val d’Orcia in compagnia dell’architetto Elena Franzoia

Elena Franzoia

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Sono circa trenta i film che vedono come location d’eccezione il centro storico di Pienza e gli inconfondibili paesaggi della Val d’Orcia, a cui non poco si deve il successo internazionale di quel brand «Tuscany» che sempre più frequentemente identifica proprio nell’armoniosa fusione tra patrimonio urbanistico-architettonico e colline coltivate, tipica di questi luoghi, l’essenza stessa del paesaggio italiano.

Tra i molti celebri titoli spiccano non solo opere italiane come «Il Cristo Proibito» di Curzio Malaparte (1951), «Romeo e Giulietta» (1968) e «Fratello sole, sorella luna» (1972) di Franco Zeffirelli o «In nome del Papa Re» di Luigi Magni (1977), ma anche kolossal internazionali come «Il paziente inglese» di Anthony Minghella (1996) e «Il gladiatore» di Ridley Scott (2000). Più recentemente, Pienza è stata scelta come location della prima e terza stagione della serie televisiva anglo-italiana «I Medici», ideata da Franck Spotnitz e Nicholas Meyer.

«È con i primi film degli anni ’50, come “Il Cristo Proibito” di Malaparte, che il cinema comincia a fare conoscere questo splendido paesaggio dalle colline morbide e dai colori che cambiano ciclicamente con le stagioni, oltra a una città come Pienza storicamente piuttosto isolata perché lontana dalle grandi vie di comunicazione, come la Francigena», precisa la storica dell’arte Costanza Contu.

«Proprio alla sua particolare posizione Pienza deve però anche il suo essere rimasta intatta, da quando papa Pio II Piccolomini fece ricostruire in forme rinascimentali da Bernardo Rossellino, con un progetto costosissimo durato cinque anni, quello che all’epoca era solo un borgo, con un atto d’amore causato dall’avere trovato trascurato e abbandonato, durante uno dei suoi viaggi, il luogo in cui era nato. I doni fatti dal papa alla città sono oggi conservati nel Museo Diocesano ospitato da Palazzo Borgia, come lo straordinario piviale in “opus anglicanum” o gli importanti dipinti a fondo oro donati o commissionati dal papa stesso. L’essere stata set cinematografico ha comunque costituito una vetrina fondamentale per l’apertura di Pienza al panorama internazionale.
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Basti pensare al 1968, quando Zeffirelli scelse Palazzo Piccolomini per girare “Romeo e Giulietta”, film che anche grazie alla vittoria di due premi Oscar ha fatto da apripista a tutta una serie di celebri titoli, come “Il paziente inglese” o “Il gladiatore”. Dopo più di vent’anni, tuttora molte persone vengono a Pienza chiedendo dove sono i Campi Elisi, che sono poi i bellissimi paesaggi che si aprono sotto la Pieve di Corsignano, o la casa di Russell Crowe nel film di Scott. Altre scoprono solo qui che il palazzo delle fortunate serie sui Medici non si trova a Firenze, ma è il nostro Palazzo Piccolomini. Il cinema, e ora le serie, sono infatti all’origine di un immaginario piacevole, che soprattutto nei turisti di Oltreoceano, in fortissima ripresa dopo la pandemia, alimenta molto la curiosità di visitare i luoghi. Pienza è peraltro favorita, come set, da una luce meravigliosa, a cui non a caso rende omaggio anche il pass turistico “Pienza Città di Luce”
».

Tra gli ospiti illustri la piccola città senese vanta il grande poeta fiorentino Mario Luzi, cittadino onorario della città, che qui amava trascorrere l’estate. «Il Centro Studi Mario Luzi La Barca accoglie volumi e poesie lasciati alla città dal grande poeta», continua Contu. «Ogni anno organizziamo la rassegna “Poeti per Mario Luzi”, curata da Marco Marchi, in cui invitiamo un poeta noto del panorama italiano (l’ultima è stata Patrizia Valduga) e un giovane emergente, vincitore del premio “Firenze per Mario Luzi” riservato alle scuole. Scrive il poeta guardando la Val d’Orcia: “Qui c’è un confronto immediato dell’infinito col finito, dell’uomo con l’assenza dell’uomo, della solitudine con la socialità. I luoghi dove non ci sono confronti ti lasciano inerte, qui c’è la solitudine, ma anche il confronto”.
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Noi siamo del resto perfettamente consapevoli dello straordinario impatto iconico dei nostri paesaggi, ad esempio dei famosi “cipressini” che si trovano prima di San Quirico d’Orcia o della piccola Cappella della Madonna di Vitaleta, così come dell’armonia che in una città rinascimentale come Pienza deriva dall’uso di forme geometriche pure come il triangolo o il cerchio. Accade anche con la linea morbida delle colline, che stimolano una sensazione di pace e benessere, come è evidente quando da Pienza ci si affaccia, come un belvedere, sul paesaggio delle Crete
». Palazzo Piccolomini è stato anche sede di due mostre a tema cinematografico. «Nel 2018 la mostra “What is Youth? Romeo & Giulietta” ha celebrato i cinquant’anni del film di Zeffirelli», conclude Contu.

«Alle foto di scena prestate dalla Fondazione Zeffirelli di Firenze avevamo affiancato gli abiti di scena, disseminati nelle sale di un palazzo che è a tutti gli effetti una casa rinascimentale sul tipo dei grandi palazzi fiorentini, come Palazzo Medici o Palazzo Strozzi. Più recentemente abbiamo allestito tra Palazzo Piccolomini, Conservatorio San Carlo Borromeo e Palazzo Borgia la mostra “Cinemaddosso. I costumi di AnnaMode da Cinecittà a Hollywood” (19 giugno-12 dicembre 2021), curata da Elisabetta Bruscolini. Un omaggio alla celebre sartoria romana fondata dalle sorelle Anna e Teresa Allegri, caratterizzato da un allestimento immersivo firmato da Maria Teresa Pizzetti».

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Elena Franzoia, 16 novembre 2023 | © Riproduzione riservata

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