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Lavinia Trivulzio
Leggi i suoi articoliLa scultura dell’Elefantino in Piazza della Minerva è stata danneggiata ancora una volta. Nella serata di lunedì è stata spezzata la zanna destra dell’animale in marmo che sostiene l’obelisco egizio, secondo il progetto di Gian Lorenzo Bernini. Il frammento è stato ritrovato a terra, tra la proboscide e l’altra zanna integra, e consegnato ai tecnici della Sovrintendenza Capitolina.
L’allarme è scattato intorno alle 21.00 di questa sera. La polizia locale del I Gruppo Trevi è intervenuta sul posto per la messa in sicurezza dell’area e per avviare le verifiche. I restauratori analizzeranno sia la porzione distaccata sia la parte rimasta in sede per accertare l’origine del danno. Le ipotesi restano aperte: atto vandalico, urto accidentale o cedimento dovuto agli agenti atmosferici. Sono stati acquisiti i filmati delle telecamere di sorveglianza presenti nella zona.
Non è la prima volta che l’Elefantino viene colpito. Nel novembre 2016 una zanna era stata staccata e lasciata ai piedi della scultura. L’intervento di restauro fu allora rapido. Il fatto che la stessa porzione sia stata oggetto di un precedente intervento rende ora necessaria una valutazione strutturale più approfondita. Il monumento, collocato davanti alla basilica di Santa Maria sopra Minerva, è uno dei nodi simbolici del centro storico di Roma. L’elefante berniniano, eseguito nel 1667 su disegno dell’artista e realizzato dallo scultore Ercole Ferrata, sostiene un obelisco di epoca faraonica proveniente dall’area del Tempio di Iside. L’opera coniuga iconografia cristiana, citazione antiquaria e teatralità barocca, diventando uno degli episodi più riconoscibili del paesaggio urbano romano.
Il danno riporta in primo piano una questione strutturale: la vulnerabilità del patrimonio monumentale in uno spazio urbano ad altissima pressione turistica. Piazza della Minerva è attraversata quotidianamente da flussi continui, spesso senza mediazione o controllo, in un contesto in cui la prossimità fisica alle opere aumenta il rischio di urti, vandalismi e deterioramenti. La gestione del patrimonio nel centro storico di Roma si confronta con una doppia tensione. Da un lato l’esigenza di accessibilità e fruizione pubblica. Dall’altro la necessità di protezione e manutenzione preventiva. Episodi ripetuti come quello dell’Elefantino indicano la difficoltà di conciliare apertura e tutela in un sistema urbano in cui i monumenti sono parte integrante della vita quotidiana e non oggetti musealizzati.
L’obiettivo dichiarato della Sovrintendenza è il ripristino rapido della parte mancante. Resta aperta la questione più ampia: rafforzare i protocolli di sorveglianza e manutenzione in un centro storico che concentra una densità patrimoniale unica al mondo ma esposta a un’usura crescente, tra flussi turistici, fragilità dei materiali e comportamenti individuali non sempre controllabili.
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