Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Lavinia Trivulzio
Leggi i suoi articoliNew York. La High Line ha annunciato il nuovo programma di arte pubblica per la primavera 2026. Presentata da High Line Art e curata da Cecilia Alemani, la stagione riunisce nuove commissioni scultoree, un intervento sul billboard e un ciclo di proiezioni video, organizzati attorno ai temi del corpo, del lavoro e delle infrastrutture. «Con ogni nuova commissione e con il modo unico in cui ciascun artista interpreta il mondo che abitiamo e plasmiamo, imparo moltissimo, da temi diversi ma connessi come il corpo umano, l’agricoltura e l’espressione culturale», ha dichiarato Alemani.
A marzo, il billboard all’incrocio tra la 10ª Avenue e la West 18th Street ospiterà Spring Cleaning (2026) di Katherine Bernhardt, natura morta dai colori saturi incentrata su oggetti domestici e rituali di pulizia.
Tra la 19ª e la 20ª strada, l’artista newyorkese Patricia Ayres presenterà la sua prima serie di sculture all’aperto, intitolata 2-18-5-14-4-1-14-3-12-15-14-6-5-18-20, 7-5-18-2018-21-4-5-8-5-9-6-20-1 e 2-15-14-1-16-9-14-1. Formata inizialmente come designer di moda, Ayres traduce nella scultura figure monumentali e organiche che mettono in discussione i vincoli imposti al corpo femminile dall’industria della moda, dal sistema carcerario e dall’educazione cattolica.
All’altezza della 23ª strada, Ximena Garrido-Lecca presenterà Golden Crop, una fontana in bronzo alta circa tre metri a forma di pannocchia di mais. L’acqua, colorata di giallo fluorescente, richiama gli effetti tossici delle modificazioni genetiche e del deflusso chimico che contaminano le risorse idriche utilizzate dalle comunità locali.
Derek Fordjour esporrà tre nuove sculture in bronzo dipinto raffiguranti figure nere -tra cui un cameriere e un pugile- che riflettono sulle aspettative e le tensioni legate a professioni storicamente percepite come strumenti di mobilità sociale nell’esperienza afroamericana. Le opere dialogheranno con il murale Backbreaker Double, installato lo scorso dicembre.
Il programma video della High Line Channel includerà tre lavori dell’artista pakistana di base a Londra Saba Khan, dedicati alla politica dell’acqua. In concomitanza con i Mondiali di calcio del 2026 saranno inoltre presentati tre film sul tema del football firmati da Marianna Simnett, Filip Kostic e Ana Hušman.
Tra le commissioni attualmente visibili figura la monumentale scultura di piccione di Iván Argote, in mostra fino alla primavera 2026. In passato il programma ha coinvolto artisti quali Asad Raza, Pilvi Takala, Carlos Reyes e Teresa Solar Abboud. Nella primavera 2026 l’artista vietnamita-americano Tuan Andrew Nguyen realizzerà inoltre una scultura di Buddha alta circa otto metri per il programma Plinth della High Line.
Lavinia Trivulzio
Leggi i suoi articoliAltri articoli dell'autore
Il Ministero della Cultura lancia «Mediterranean Ingredients», un programma di cooperazione tra Italia e Marocco destinato a 75 designer e professionisti dei settori moda e tessile. Dalla formazione alla prototipazione, il percorso selezionerà fino a dieci progetti e assegnerà cinque borse da 5mila euro per attività di ricerca e sviluppo in Italia. L'iniziativa, sostenuta con un finanziamento complessivo di 200mila euro nell'ambito del Piano Mattei, punta a valorizzare le competenze artigianali e le filiere produttive marocchine attraverso il design sostenibile. Candidature entro il 28 novembre 2026.
Tra cimeli iconici e oggetti personali, Bonhams si prepara a celebrare il mito intramontabile del regista che ha cambiato per sempre la storia del cinema
Bilancio positivo per la fiera diretta da Pucci e Poddighe: oltre 23mila presenze e vendite in aumento. Dal capolavoro di Petrini da Canesso al video estremo di Laura Hospes, ecco come il dialogo tra antico e contemporaneo ha convinto Torino
Da Pantelleria a Linosa, fino a Capri, cento fotografie attraversano la vita delle comunità insulari oltre la stagione turistica. A Casa Sanlorenzo, a Venezia, il progetto di Roselena Ramistella indaga il rapporto tra distanza, identità e futuro, mettendo al centro le persone e le condizioni di vita di territori spesso relegati ai margini del racconto contemporaneo



