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Cecilia Paccagnella
Leggi i suoi articoli«Questo riallestimento rappresenta un’opportunità straordinaria e rara per aumentare significativamente il numero di dipinti di livello mondiale esposti ai visitatori, in linea con il nostro obiettivo benefico di condividere il più possibile della Collezione Reale. Si inserisce nella lunga tradizione di restauri e riallestimenti della Pinacoteca, che si sono svolti di solito dopo un cambio di regno, e siamo lieti di poterlo condividere con quante più persone possibile quest’estate». Con queste parole la responsabile della collezione di dipinti del re d’Inghilterra, Anna Reynolds, racconta le motivazioni che sottostanno il riallestimento della Picture Gallery di Buckingham Palace, a Londra.
Dopo 875 ore di lavoro, alla sala, lunga 47 metri, è stato restituito il suo aspetto originario previa consultazione di acquerelli storici, fotografie, inventari e progetti architettonici: arazzi in seta verde smeraldo e nuovi sistemi di illuminazione dal 9 luglio proporranno ai visitatori il doppio dei dipinti esposti, fruibili fino al 27 settembre. Le opere allestite sono passate infatti da 63 a 120 e comprendono le firme di Pieter Paul Rubens, Caravaggio e Johann Zoffany, un artista tedesco attivo alla corte di re Giorgio III dal 1770, la cui «Tribuna degli Uffizi» (1776) è considerata fiore all’occhiello della collezione.
Fulcro della «nuova» Pinacoteca reale, progettata negli anni Venti dell’Ottocento dall’architetto John Nash per ospitare la collezione di re Giorgio IV, è un nucleo che illustra il fiorire dell’arte britannica nel XVIII secolo, con autori come George Stubbs (1724-1806) e Thomas Gainsborough (1727-88). Al loro fianco sono riuniti cinque dipinti di Rembrandt e sette di Rubens, tra cui un «Autoritratto» del 1623 accostato a un ritratto di Antoon van Dyck databile tra il 1627 e il 1628. La «Dama al virginale con gentiluomo» (1662 ca) di Jan Vermeer completa la presenza olandese nella raccolta. Tra gli italiani che da sempre popolano le pareti della Galleria, invece, svettano le vedute veneziane di Canaletto e la «Madonna con Bambino in un paesaggio con Tobia e l’Angelo» (1535-40 ca) di Tiziano. Ora, anche un Caravaggio: «La vocazione dei santi Pietro e Andrea», 1603-6, posto vicino al «Cristo che guarisce il paralitico» (1619) di Van Dyck.
Cecilia Paccagnella
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