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Gianfranco Ferroni
Leggi i suoi articoliLa soprintendente speciale Daniela Porro sarà presente il 26 febbraio alla proiezione del docufilm «Roma e il suo fiume. Parlami di me», regia di Bruno Restuccia con Sandro Veronesi e Tommaso Ragno. Alla Fondazione Primoli di Roma verrà così raccontata la storia del rapporto stretto e tormentato tra la Città Eterna e il Tevere che cambiò alla fine dell’Ottocento, con la costruzione di quegli argini che «creano una profonda separazione tra il fiume e la città e al tempo stesso producono delle sacche in cui la natura selvaggia prende il sopravvento». Attrazione autentica, per alcuni dei più importanti registi del dopoguerra.
Prodotto da Giuliana Del Punta (che nel 2005 realizzò con Paso Doble il film “Mundo Civilizado” di Luca Guadagnino, con Libero De Rienzo, Valentina Cervi, Fabrizia Sacchi, Vladislav Delay, Planet Funk, Rino Ingargiola, Arto Lindsay, Ludovic Llorca, Massimo Sapienza) con Magis Produzioni e Saabap (la Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio del Ministero della Cultura), il docufilm è pronto dallo scorso 4 dicembre, come si legge nella scheda di Cinecittà. Al centro dell’attenzione, quella «doppia linea, tortuosa, che attraversa Roma e che segna fisicamente il punto di contatto tra la città e il suo fiume, la terra addomesticata dagli uomini e l’acqua ancora indomita portata dalla natura. E c’è un’area, sconosciuta ai più, lungo la Riva Ostiense, in cui per tanto tempo questi caratteri si sono fusi in un unico ambiente». Così il docufilm svela «questa terra di nessuno che ora sta per scomparire e rinascere a nuova vita». Il fiume, legato all’origine mitica di Roma, a causa delle «piene» distruttive viene imbrigliato con la costruzione dei muraglioni, trasformando Roma in una città «senza fiume». Alla fine, la Riva Ostiense diviene dal dopoguerra un’enclave, dove natura e strutture industriali prendono il sopravvento, creando un luogo separato a poca distanza dai quartieri storici.
Questa «città non città» colpì la sensibilità di registi come Roberto Rossellini, Luchino Visconti, Michelangelo Antonioni, che vi ambientarono storie i cui protagonisti scappano, si appartano, si nascondono, muoiono. E lo farà anche Pier Paolo Pasolini con uno dei suoi primi testi in cui delineerà i protagonisti dei suoi romanzi futuri: Testaccio-note per un racconto del 1951. Al di là della retorica e della narrazione d’accademia, per gli autentici cinefili sono indimenticabili le scene di Bruno Corbucci girate al ponte della Scafa per «Squadra antitruffa», del 1977, con Tomas Milian nei panni del commissario Nico Giraldi.
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