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Margherita Panaciciu
Leggi i suoi articoliIl water d’oro di Maurizio Cattelan, «America», è tornato al centro dell’attenzione il 18 novembre, quando è stato venduto da Sotheby’s per 12,1 milioni di dollari. Una cifra che, al netto delle commissioni, corrisponde quasi esattamente ai 10 milioni del suo valore materiale, calcolato sul peso dell’oro al 31 ottobre 2025: 101,2 chili di oro 18 carati. Per la prima volta nella storia della casa d’aste, la stima iniziale non faceva riferimento al mercato dell’arte né alle dinamiche del collezionismo, ma alla nuda materia.
Ma ciò che più ha stupito adesso è l’identità dell’acquirente: il franchise di intrattenimento Ripley’s Believe It or Not!, celebre per collezionare curiosità, stranezze, fenomeni culturali e naturali al limite del credibile. La loro soddisfazione è stata immediata e pubblica. Il direttore delle esposizioni John Corcoran ha ironizzato sul fatto che la loro nuova priorità sarà tenere sempre a disposizione un idraulico per un’opera d’arte. Per Ripley’s, «America» diventa istantaneamente il pezzo di maggior valore della collezione, che già conta migliaia di oggetti.
Prima di essere battuto all’asta, il water era stato installato nei bagni della sede di Sotheby’s nel Breuer Building, richiamando lunghe code di visitatori. Non si poteva usarlo, a differenza di quando, nel 2016, debuttò al Guggenheim Museum: allora si poteva entrare, chiudere la porta, e utilizzarlo davvero. Più di centomila persone fecero la fila per quell’esperienza al confine tra arte e quotidianità.
Il significato dell’opera resta potentissimo, forse ancora più oggi. «America» è un titolo ambiguo, allusivo. Un water d’oro funzionale è contemporaneamente l’apice del lusso e la sua parodia: il sacro che diventa triviale, l’ostentazione che si traveste da oggetto domestico. Cattelan vi riflette, e ci riflette addosso, il paradosso di una nazione opulenta e delle sue contraddizioni: il sogno americano convertito in oro massiccio, trasformato in feticcio dell’1 %, l’élite così ricca da poter investire somme enormi in un gabinetto. È una critica, ma anche uno specchio, letteralmente e metaforicamente, che rimanda un’immagine scomoda del mercato, della cultura e delle sue gerarchie.
David Galperin, responsabile dell’arte contemporanea di Sotheby’s New York, ha definito «America» il capolavoro di Cattelan, un gesto duchampiano capace di interrogare un secolo di storia dell’arte e di mettere in discussione ciò che consideriamo sacro: il valore, il mercato, persino l’oggetto d’uso. Il fatto che ora appartenga a Ripley’s, un’istituzione che vive di meraviglia, incredulità e spettacolarizzazione, chiude in modo sorprendente ma coerente il cerchio.
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