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La stele rinvenuta a Luxor

Foto Ministero egiziano del Turismo e delle Antichità

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La stele rinvenuta a Luxor

Foto Ministero egiziano del Turismo e delle Antichità

Rinvenuta a Luxor una stele che raffigura l’imperatore Tiberio come un faraone

Nella lastra in arenaria, che misura circa 60x40 cm, il figliastro di Augusto è rappresentato «in stile egizio» in piedi al cospetto di Amon, Mut e Khonsu, tre divinità venerate in zona

Roberto Mercuzio

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In Egitto, a Luxor, un’équipe di archeologi nelle scorse settimane ha scoperto una stele in arenaria risalente a 2mila anni fa che raffigura un imperatore romano nei panni di un faraone. Il manufatto è stato rinvenuto durante i lavori di restauro nel complesso del tempio di Karnak. La lastra, che misura 60x40 cm ca, risale al regno di Tiberio (dal 14 al 37 d.C.): essa raffigura perciò il secondo imperatore romano, come riferisce il Ministero del Turismo e delle Antichità egiziano.

Quando egli salì al potere, l’Egitto era una provincia dell’Impero romano già da 44 anni: Tiberio era quindi il sovrano responsabile del mantenimento del ma’at, ovvero il principio dell’ordine cosmico per la religione dell’antico Egitto, dice l’egittologo Abdelghaffar Wagdy, direttore generale delle Antichità di Luxor e condirettore del Centro Archeologico Egiziano-Francese che guida la missione.

«Per adempiere a questo ruolo, il sovrano doveva essere raffigurato mentre celebrava rituali tradizionali in una forma che gli dèi potessero riconoscere: vale a dire, come faraone», ha dichiarato Wagdy alla stampa.

L’immagine sulla stele ora scoperta raffigura Tiberio in piedi davanti ad Amon, Mut e Khonsu, divinità venerate a Luxor, la cui presenza al fianco dell’imperatore romano è significativa. «Offrendo Ma’at a loro, l’imperatore viene raffigurato mentre adempie al suo dovere nei confronti dell’ordine divino, ha detto Wagdy. La triade rappresenta anche una famiglia divina (padre, madre e figlio), che rispecchia la struttura stessa della regalità e rafforza la legittimità dell’imperatore».

Presentando Tiberio come un faraone, gli Egiziani ne favorivano l’integrazione nel sistema religioso della provincia. Quando ritraevano gli imperatori romani «in stile egizio» lo facevano generalmente in contesti religiosi. Da parte loro, secondo Wagdy, gli imperatori mantenevano il loro «stile romano» sulle monete e nelle statue ufficiali romane.

Tiberio esercitò la propria autorità in Egitto tramite inviati senza mai mettere piede nella provincia, una pratica comune tra gli imperatori romani. Il nome di Tiberio compare sui monumenti egiziani legati ai templi come modo per preservare le istituzioni religiose della regione, ha spiegato Wagdy.

La stele «riflette un sistema ideologico e amministrativo standard, in cui gli imperatori venivano presentati come devoti costruttori e protettori dei templi, indipendentemente dal loro effettivo livello di coinvolgimento», ha affermato. «Il monumento esprime ciò che un re dovrebbe essere in termini egiziani, piuttosto che documentare i suoi successi personali».

«È molto probabile che la stele fungesse originariamente da punto di riferimento architettonico fisso, ha proseguito Wagdy, incastonata nella facciata esterna del muro di cinta, a commemorazione del restauro proprio di quella sezione del portone». Due millenni dopo, la nuova sede della stele sarà un museo.

L’equipe archeologica con la stele rinvenuta. Foto Ministero egiziano del Turismo e delle Antichità

Roberto Mercuzio, 14 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

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