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La presentazione nel Cenacolo del Fuligno, il 24 aprile scorso, della ricomposizione quasi totale del Polittico Mormile di Antonio Rimpatta. Da sinistra, Sara Ragazzini, curatrice del Cenacolo del Fuligno, Stefano Casciu, già direttore regionale Musei nazionali Toscana, Carlotta Paola Brovadan, attuale direttrice regionale Musei nazionali Toscana e Marco Mozzo, direttore del Museo di San Marco e Cenacoli

Foto tratta da Facebook

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La presentazione nel Cenacolo del Fuligno, il 24 aprile scorso, della ricomposizione quasi totale del Polittico Mormile di Antonio Rimpatta. Da sinistra, Sara Ragazzini, curatrice del Cenacolo del Fuligno, Stefano Casciu, già direttore regionale Musei nazionali Toscana, Carlotta Paola Brovadan, attuale direttrice regionale Musei nazionali Toscana e Marco Mozzo, direttore del Museo di San Marco e Cenacoli

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Ricomposto a Firenze il Polittico Mormile di Antonio Rimpatta, discepolo del Perugino

Due tavole, acquistate dal MiC nel 2025 sul mercato antiquario milanese e raffiguranti «San Pietro» e «San Sebastiano» a figura intera, reintegrano il secondo registro laterale dell’opera, ora conservata al Cenacolo del Fuligno

Roberto Mercuzio

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A Firenze è stato ricomposto quasi completamente il Polittico Mormile di Antonio Rimpatta (artista bolognese attivo in Italia centrale e a Napoli all’inizio del XVI secolo e fortemente influenzato dal Perugino), custodito al Cenacolo del Fuligno a Firenze. La presentazione si è tenuta il 24 aprile, con le due nuove tavole acquistate nel 2025 dal Ministero della Cultura e ricollocate nel museo che già conservava il nucleo principale dell’opera. Le tavole, acquistate nel 2025 sul mercato antiquario milanese e raffiguranti «San Pietro» e «San Sebastiano» a figura intera, stagliati sullo sfondo di un paesaggio collinare, reintegrano il secondo registro laterale del polittico, restituendo equilibrio compositivo al complesso. Rimane invece ancora dispersa la predella, che con ogni probabilità faceva parte dell’opera originaria ma di cui non si hanno tracce.

Il Cenacolo del Fuligno è un museo fiorentino dedicato alla grande «Ultima Cena» di Pietro Perugino, nel refettorio dell’ex monastero di Sant’Onofrio, detto anche delle monache di Foligno. Fondato all’inizio del Trecento e poi ristrutturato intorno al 1430, era il refettorio monumentale del convento delle terziarie francescane della Beata Angelina da Foligno. È ornato da un affresco quattrocentesco che raffigura l’«Ultima Cena» con, sullo sfondo, l’Orazione di Cristo nell’orto, opera attribuita a Pietro Perugino. Venne destinato a museo fin dall’Ottocento: nel 1855 vi fu aperto il Museo Egizio, il 12 marzo 1871 il Museo Etrusco, nel 1894 la collezione Feroni. Dopo l’alluvione del 1966 ha svolto la funzione di deposito delle opere d’arte danneggiate ed è stato poi riaperto nel 1990, riunendo nella sala principale anche affreschi di Bicci di Lorenzo (1430 ca) provenienti da altri locali dell’antico convento e un Crocifisso ligneo di Benedetto da Maiano.

La storia del Polittico Mormile è piuttosto avventurosa. Il polittico venne eseguito nel 1501 da Rimpatta per il monastero domenicano femminile dei santi Pietro e Sebastiano a Napoli (oggi non più esistente), per suor Maddalena Mormile. Documentato a Napoli fino al 1971, nel 1978, quando risultava di proprietà dell’Istituzione Pubblica di Assistenza e Beneficenza IV gruppo Opere Pie, fu alienato ed esportato illegalmente. Ricomparso nel 1986 in Svizzera in un’asta Sotheby’s, con attribuzione al Rimpatta, venne sequestrato dal Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri e riportato in Italia. Non esistendo più il contesto originario napoletano, fu affidato alla Soprintendenza di Firenze.

«È un’opera dalla storia molto complessa e avventurosa, ha dichiarato Carlotta Paola Brovadan, direttrice Musei nazionali Toscana del Mic. La scelta di collocarla qui è perché la sua presenza ben si sposava con l'Ultima cena dipinta dal Perugino», monumentale affresco e fulcro del Cenacolo del Fuligno.

«Ricordo la segnalazione arrivata a fine 2024 da Milano, da una casa d’aste sulla presenza di queste tavole con i santi Pietro e Sebastiano che, evidentemente, per tante ragioni erano collegabili a questo polittico», ha detto il predecessore di Brovadan, Stefano Casciu, che ne aveva curato l’acquisizione. «Mi attivai immediatamente col Ministero per l’acquisto, perché in quel momento la direzione regionale non era ancora autonoma e non poteva direttamente procedere con fondi propri. E questi passaggi non sono mai rapidi. […] Devo dire che è un periodo in cui il Ministero finalmente dopo tanti anni torna a interessarsi all’acquisto di opere d’arte». 

Roberto Mercuzio, 27 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

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