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Gustav Klimt, Litzlbergkeller (1915-1916)

Christie’s

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Gustav Klimt, Litzlbergkeller (1915-1916)

Christie’s

Riaffiora un paesaggio lacustre di Gustav Klimt: vale 80 milioni di dollari

Riemerso da una collezione privata dopo quasi trent'anni, «Litzlbergkeller» (1915-1916) sarà venduto da Christie’s per circa 60-80 milioni di dollari, il 17 novembre a New York

Ludovica Zecchini

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Nel 1915, mentre la prima guerra mondiale stravolgeva l'Europa e la Secessione viennese imboccava il suo definitivo tramonto, Gustav Klimt scelse il lago Attersee per portare a compimento una profonda metamorfosi espressiva. Abbandonati i fasti dorati e le opulenze ornamentali del «periodo aureo», il maestro austriaco si immerse in una ricerca incentrata sulla pura densità cromatica e sulla frammentazione geometrica del paesaggio. Da questa delicata e cruciale fase di maturità artistica riaffiora oggi Litzlbergkeller (1915-1916), tra i capolavori proposti all’incanto il prossimo 17 novembre a New York da Christie’s. Insieme al dipinto, infatti, sono già state annunciate un’astrazione di Kandinsky (stimata fino a 80 milioni di dollari) e a 100 milioni di opere provenienti dalla collezione personale di Jeff Koons.

Custodita per quasi trent’anni all’interno della medesima collezione, l’opera torna sul mercato forte di una garanzia totale di vendita e di una stima tra i 60 e gli 80 milioni di dollari. Una valutazione che la colloca sin d'ora tra i vertici assoluti dell’artista, il cui primato storico resta saldamente ancorato ai 236,4 milioni di dollari raggiunti nel novembre 2025 da Sotheby’s con il celebre Ritratto di Elisabeth Lederer (1914-16). Ad ogni modo, la produzione paesaggistica degli ultimi vent’anni di vita del maestro continua a rappresentare un motore economico formidabile per l'intero comparto, al punto da occupare ben sei dei dieci prezzi più alti mai battuti all'asta dal pittore.

Dal punto di vista compositivo, la tela cattura la veduta della birreria e locanda di Litzlberg sulla sponda settentrionale del lago, luogo in cui Klimt aveva risieduto all'inizio del secolo. Il quadro, però, venne dipinto oltre un decennio dopo il suo trasferimento in un cottage sulla riva meridionale. Per strutturare l'inquadratura, l'artista lavorò in modo complementare, basandosi in parte su studi ottici condotti con il cannocchiale dalla sponda opposta e in parte sulla memoria documentale delle cartoline d'epoca. La struttura visiva si articola così come una rigorosa partitura in tre livelli: la fitta barriera delle querce, i volumi architettonici dell'edificio avvolti dal fogliame e lo specchio d'acqua in primo piano, dove il riflesso cromatico si scompone in una fitta trama di tessere che anticipa le avanguardie astratte.

A garantirne l’eccezionalità, come spesso accade, è anche la provenienza. Commissionato in origine dal banchiere e industriale Otto Primavesi e da sua moglie Eugenia, influenti mecenati che già nel 1912 avevano commissionato a Klimt due ritratti di famiglia, il dipinto passò entro il 1927 al fotografo e antropologo Hugo Bernatzik. Negli anni Trenta fu acquistato dal collezionista viennese Kurt Wieser, che lo conservò almeno fino al 1958, prima del definitivo passaggio nella raccolta di Serge Sabarsky, celebre mercante e co-fondatore della Neue Galerie di New York (la cui sede, a proposito, riaprirà al pubblico il prossimo 12 novembre al termine di un importante restauro). Nel maggio del 1997, l'attuale proprietà (anonima) si aggiudicò la tela acquistandola dagli eredi di Sabarsky durante un incanto di Sotheby's per 14,7 milioni di dollari, una cifra che adeguata al tasso d'inflazione attuale equivarrebbe a circa 30,9 milioni di dollari. Nel corso della sua lunga storia, l'opera è stata esposta alle pareti di istituzioni di primo piano quali il Palazzo della Secessione e il Leopold Museum di Vienna, i Musées Royaux des Beaux-Arts di Bruxelles, Palazzo Strozzi a Firenze e la Kunsthaus di Zurigo. 

Gustav Klimt, Litzlbergkeller (1915-1916)

Ludovica Zecchini, 26 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

Ludovica Zecchini

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