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Paul-Emmanuel Reiffers @Stephane Feugerer

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Paul-Emmanuel Reiffers @Stephane Feugerer

Reiffers Initiatives: non basta scoprire un artista, bisogna sostenerlo

Alla vigilia della mentorship Thomas Houseago-Théo Mercier, il collezionista Paul-Emmanuel Reiffers racconta la sua idea di supporto agli artisti emergenti. Oltre la logica della scoperta immediata e verso la costruzione di percorsi duraturi

Erica Roccella

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Nel sistema dell’arte contemporanea, dove la velocità rischia di comprimere il tempo della ricerca, sostenere un artista significa innanzitutto creare le condizioni per una crescita duratura. Nessun effetto effimero, nessuna scorciatoia di mercato. È questa la visione alla base di Reiffers Initiatives, fondata nel 2021 dal collezionista Paul-Emmanuel Reiffers per valorizzare la scena artistica francese e favorire nuovi dialoghi tra generazioni, pratiche e sensibilità diverse. Il programma annuale di mentorship ne è l’espressione più compiuta: per l’edizione 2026 riunisce Thomas Houseago (1972), scultore britannico di fama internazionale residente a Los Angeles, e Théo Mercier (1984), artista francese tra le voci più originali del contemporaneo. Due percorsi, un incontro che prenderà forma in una mostra a Parigi, in concomitanza con Art Basel Paris 2026. Vedi alla voce: collezionismo, fiducia, visione. Ne parliamo con Paul-Emmanuel Reiffers.

Quando ha creato Reiffers Initiatives, nel 2021, quale esigenza del sistema dell'arte voleva intercettare?
«L’obiettivo era quello di contribuire a dare maggiore riconoscimento internazionale alla scena dell'arte contemporanea francese. Volevamo offrire agli artisti non solo una maggiore visibilità, ma anche il sostegno finanziario necessario per sviluppare progetti ambiziosi».

In che modo?
«Attraverso due appuntamenti annuali di riferimento: il primo è il nostro programma di mentorship, che mette in dialogo un artista di fama internazionale con un artista della nuova scena contemporanea francese – e culmina in una mostra presentata ogni ottobre in occasione di Art Basel Paris. Il secondo è il Reiffers Art Prize, una mostra collettiva che si svolge ogni primavera per celebrare e sostenere i talenti emergenti. A questi si affiancano mostre dedicate a opere provenienti dalla collezione permanente della Fondazione. Non si tratta semplicemente di esporre opere d'arte, ma di offrire agli artisti gli strumenti per realizzare progetti importanti, entrare in contatto con figure chiave del mondo dell'arte – curatori, galleristi, istituzioni e collezionisti – e costruire una solida rete di relazioni capace di accompagnarli lungo tutto il loro percorso professionale, in Francia e a livello internazionale».

Qual è oggi, secondo lei, il principale ostacolo per un artista emergente: la mancanza di risorse economiche, di visibilità, di relazioni o di tempo per sviluppare la propria ricerca?
«Direi le risorse finanziarie e la visibilità. Gli artisti hanno bisogno dei mezzi necessari per sviluppare la propria ricerca, di spazi di lavoro adeguati alla loro pratica e di occasioni per presentare il proprio lavoro al pubblico. Le mostre rappresentano per gli artisti un'opportunità fondamentale per accrescere la propria visibilità e sviluppare relazioni professionali. È proprio questo il sostegno che ci impegniamo a offrire attraverso il nostro comitato artistico, composto da figure di spicco di alcune tra le più importanti fondazioni e istituzioni culturali internazionali».

Negli ultimi anni è aumentata l'attenzione verso gli artisti emergenti – penso a settori dedicati nelle fiere, ad aste costruite ad hoc sulla vernice fresca – ma è aumentato anche il livello di competizione. Le sembra che oggi sia più difficile emergere rispetto a vent'anni fa?
«In realtà credo che oggi sia più facile per un artista francese costruirsi una carriera e affermarsi sulla scena internazionale rispetto a vent'anni fa. Il mondo dell'arte è profondamente cambiato: ci sono più collezionisti, più fondazioni private, più gallerie internazionali presenti in Francia e un numero crescente di organizzazioni dedicate al sostegno degli artisti emergenti. Gli artisti francesi possono inoltre contare oggi su un sistema di sostegno molto più strutturato rispetto al passato, grazie in particolare al ruolo svolto dalle fondazioni e dalle istituzioni culturali. Sono più inseriti nei circuiti internazionali, insomma, parlano spesso inglese e hanno una maggiore mobilità, fattori che consentono loro di sviluppare le proprie carriere anche al di là dei confini francesi. La vera sfida, però, risiede altrove: nella capacità di costruire un percorso artistico duraturo. È proprio qui che si inserisce Reiffers Initiatives».

Sembra esserci anche una forte pressione affinché un artista costruisca una carriera internazionale in tempi brevissimi, è vero?
«Il mondo dell'arte oggi è caratterizzato da un'evoluzione molto più rapida rispetto al passato, dovuta in particolare all'accelerazione dei flussi di informazione e alla crescente attenzione del mercato. Gli artisti possono trovarsi proiettati molto rapidamente sulla scena internazionale, con la conseguente pressione di costruire una carriera internazionale in tempi sempre più brevi. In questo contesto, è essenziale che gli artisti sappiano resistere alla pressione di produrre troppo rapidamente e abbiano il tempo necessario per sviluppare una ricerca autentica e lavori di qualità. Il riconoscimento internazionale rappresenta certamente un obiettivo importante oggi, ma deve nascere da una pratica artistica solida e maturare nel lungo periodo.».

Quindi le chiedo: cosa può offrire un artista affermato che un'accademia o una residenza difficilmente possono trasmettere?
«Una scuola d'arte o una residenza d'artista offrono strumenti fondamentali, un contesto di lavoro e un ambiente stimolante per sviluppare la ricerca artistica. Tuttavia, un artista affermato può offrire qualcosa di ancora più personale e prezioso: l'esperienza maturata nel corso del proprio percorso. Ho sempre creduto profondamente nell'importanza della condivisione del sapere e dell'esperienza. È un principio che riveste un ruolo centrale anche nel mondo del lusso: il savoir-faire e l'eccellenza si costruiscono e si preservano attraverso il rapporto tra chi condivide le proprie conoscenze e chi le apprende. Il nostro programma di mentorship nasce innanzitutto dal dialogo tra due artisti. Questo confronto di esperienze è estremamente prezioso perché offre agli artisti più giovani la possibilità di porre domande liberamente, entrare in relazione con qualcuno che ha già affrontato tappe analoghe del proprio percorso e ricevere uno sguardo – benevolo e rigoroso allo stesso tempo – sulla propria ricerca artistica».

Come scegliete le coppie mentor-mentee? Contano soprattutto le affinità artistiche o anche quelle umane?
«Il processo si svolge in due fasi. In primo luogo, il nostro comitato artistico, composto da figure di rilievo del mondo dell'arte e della cultura, individua un gruppo di potenziali artisti emergenti e sottopone una selezione al mentor, verificando che esista una reale coerenza e affinità tra le loro ricerche artistiche. La decisione finale spetta poi al mentor, che sceglie tra gli artisti proposti. Al di là dell’affinità artistica, anche la dimensione umana riveste un ruolo fondamentale – sono dimensioni complementari. La mentorship nasce dalla fiducia e dal dialogo: quando gli artisti instaurano una sintonia reciproca e si sentono liberi di confrontarsi, le conversazioni diventano più profonde, aperte e autentiche».

In che modo il dialogo tra Thomas Houseago e Théo Mercier – che vedremo in occasione di Art Basel Paris 2026 – riflette le sfide che affrontano oggi gli artisti?
«Il programma Reiffers Mentorship è innanzitutto un'occasione di confronto e dialogo tra due artisti di generazioni diverse, che hanno entrambi molto da offrire e da apprendere l'uno dall'altro. Il programma è importante perché offre agli artisti uno spazio autentico di libertà e ricerca. Non nasce da un progetto prestabilito, ma dalla volontà di creare le condizioni per un dialogo reale e profondo tra due artisti, un confronto dal quale prende forma una mostra presentata presso la Fondazione in occasione di Art Basel Paris, nel mese di ottobre. Li sosteniamo durante l'intero percorso, offrendo loro le risorse necessarie per sviluppare il proprio lavoro e favorendo una maggiore visibilità, soprattutto grazie alla rete di relazioni e alle opportunità di incontro che il programma permette di creare. È motivo di grande orgoglio per noi accogliere Thomas Houseago, uno dei maggiori scultori del nostro tempo, come mentor di questa nuova edizione. È un artista che seguiamo e ammiriamo da molti anni. Il confronto con Théo Mercier, scultore e regista teatrale che si distingue per l'audacia e la forza inventiva della sua ricerca, promette di creare un incontro straordinario tra due universi artistici profondamente singolari. La mostra di mentorship del 2026 sarà dedicata al tema dello studio d'artista. Ricreeremo gli spazi di lavoro di Thomas Houseago e Théo Mercier, in un progetto eccezionale per dimensione e ambizione. A ciascuno sarà dedicato un intero piano della Fondazione, permettendo al pubblico di avvicinarsi ai loro universi creativi e di esplorare la dimensione più intima dei loro processi di ricerca».

Da collezionista, invece: quale responsabilità ritiene abbiano oggi i collezionisti nei confronti degli artisti emergenti?
«Con il tempo ho capito che collezionare non significa semplicemente possedere opere d'arte. Ho iniziato a vedere il collezionismo come un modo per sostenere gli artisti e contribuire, più in generale, alla vitalità della scena artistica. È da questa riflessione che nel 2021 è nata Reiffers Initiatives. Credo che, in quanto collezionista e imprenditore francese, sia essenziale sostenere la scena dell'arte contemporanea francese e contribuire al suo riconoscimento internazionale. Negli ultimi anni, la scena artistica francese ha vissuto un nuovo slancio grazie al crescente impegno di collezionisti, fondazioni e realtà private, oltre che alla nascita di istituzioni come la Bourse de Commerce di François Pinault e la Fondation Louis Vuitton di Bernard Arnault. Queste iniziative hanno dimostrato il ruolo fondamentale che i collezionisti possono svolgere: non limitarsi a collezionare opere d'arte, ma anche sostenere gli artisti e contribuire allo sviluppo di un ecosistema culturale più ampio».

Se oggi un giovane artista le chiedesse un consiglio per costruire una carriera nel sistema dell'arte contemporanea, quale sarebbe? 
«Direi loro di prendersi il tempo necessario per sviluppare un linguaggio artistico personale. Un percorso di ricerca si costruisce nel tempo, attraverso rigore, capacità di mettersi in discussione e perseveranza. È importante non lasciarsi condizionare dalle aspettative del mercato o dalle mode passeggere, ma coltivare una pratica fedele a sé stessi. Consiglierei inoltre di scegliere con attenzione le persone con cui lavorare. Gallerie, collezionisti e collaboratori svolgono un ruolo determinante nello sviluppo di una carriera».

Quale consiglio, invece, non darebbe mai?
«Non suggerirei mai di inseguire il successo a ogni costo o di adattare il proprio lavoro alle richieste del mercato. Una carriera consolidata si fonda sull'autenticità, sulla coerenza e sulla qualità della ricerca, e non solo sulle tendenze del momento o sul successo immediato».

 

Théo Mercier, House of eternity. Courtesy of the Diriyah Biennale Foundation, photo by Marco Cappelletti and Giuseppe Miotto, Marco Cappelletti Studio

Thomas Houseago, Machine Wall, 2019 © Kunstgiesserei St. Gallen

Façade aux acacias, lavoro permanente in situ, Reiffers Mentorship 2025, Parigi © DB-ADAGP Paris, Photo © Stephane Aboudaram

Erica Roccella, 03 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

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