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Alessia De Michelis
Leggi i suoi articoliÈ il confine tra visibile e invisibile a guidare «Tales», la mostra che dal 26 settembre al 10 ottobre porta l’arte contemporanea nel Complesso Monumentale di Santa Croce a Bosco Marengo (Alessandria). Il progetto, promosso da Mares e curato da Tatiana Palenzona e Amina Berdin con Jorge Van den Eynde come guest curator, presenta quattro nuove opere site specific realizzate da Lucia Cristiani, Martina Ferrari, Benedetta Fioravanti e Krizia León Porta durante oltre due mesi di residenza.
Al centro non c’è uno spazio espositivo da occupare, ma un luogo da riattivare: l’ex convento domenicano del XVI secolo, divenuto nel tempo deposito militare, ospedale e riformatorio minorile, conserva nelle sue architetture le tracce di molteplici vite. «Tales» assume queste stratificazioni come materia viva, intrecciando memoria, mito, folklore e immaginazione per interrogare il modo in cui le storie continuano a plasmare il presente e la possibilità di immaginare futuri diversi.
A evocare questa soglia è l’espressione piemontese «aver visto le masche», riferita alla percezione di presenze difficili da ricondurre alla razionalità. È da qui che prende forma un percorso in cui natura e cultura, realtà e immaginazione, umano e non umano entrano in relazione.
Lucia Cristiani apre la mostra con un’installazione che conduce nelle stratificazioni del complesso. Nell’antica sala colloqui, «Interlock, Interlock, Interlock» riunisce undici elementi in vetro sospesi, trasformando lampadari modulari in nuove configurazioni spaziali. Martina Ferrari intreccia folklore alpino e immaginario scientifico attraverso una lanterna magica che proietta immagini di ghiacciai, accompagnata da un’installazione sonora. Nell’antica biblioteca, Krizia León Porta recupera credenze popolari legate al potere delle campane contro le tempeste con «El fin de la tormenta». Nell’ex lavanderia, Benedetta Fioravanti presenta «Us Above the Brutes», film costruito a partire dai disegni lasciati nelle celle di isolamento del riformatorio.
La mostra conclude la seconda residenza di Mares, programma triennale avviato nel 2025, che affianca alla produzione artistica il confronto con il territorio e la comunità locale. Un processo in cui, come sottolinea Van den Eynde, il patrimonio torna a essere «un organismo vivente», capace di trasformarsi attraverso chi lo attraversa.
Particolari dell’opera di Benedetta Fioravanti
Un dettaglio dell’opera di Lucia Cristiani
Un dettaglio dell’opera di Martina Ferrari