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Quattro Gatti a Venezia, il Gin Ufficiale della 61ª Biennale Arte

Il brand umbro di derivazione artistica sarà presente in esclusiva nei locali e ristoranti dei Giardini e dell’Arsenale, oltre che negli eventi ufficiali di preview

Rosalba Cignetti

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Alla 61 ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia il gin ufficiale è Quattro Gatti. Il brand umbro sarà presente in esclusiva nei locali e ristoranti dei Giardini e dell’Arsenale, oltre che negli eventi ufficiali di preview, inserendosi in uno dei contesti di massima visibilità del sistema artistico internazionale. Fondata nel 2022 tra le colline umbre, Quattro Gatti nasce come progetto familiare dei Mordant — Simon, Catriona, Angus e Brielle — attivi da oltre vent’anni nel sistema dell’arte contemporanea e della filantropia culturale. Simon Mordant è stato Commissario del Padiglione Australia alla Biennale di Venezia nel 2013 e nel 2015 e ha ricoperto incarichi in istituzioni come il Museum of Contemporary Art Australia, il MoMA PS1 e il Tate International Council. La ricostruzione del Padiglione Australia ai Giardini nel 2015 ha segnato uno degli interventi più rilevanti nel rinnovamento dell’area espositiva veneziana. La designazione a Gin Ufficiale non è quindi un semplice accordo commerciale, ma si colloca all’interno di una relazione già strutturata con Venezia e con la Biennale. Durante i mesi della mostra Quattro Gatti sarà l’unico gin servito nei punti ristoro ufficiali, con la creazione di un cocktail dedicato all’edizione 2026. Il Gin Classico (43% ABV) è costruito su ginepro italiano, foglia d’olivo, coriandolo, arancia, ginestra e peperoncino. L’apertura agrumata evolve in un centro floreale e chiude con un finale sapido ed erbaceo. Olive Grove Gin, distillato con foglie d’olivo, olive e olio extravergine da uliveti italiani, introduce note terrose e una morbidezza vellutata in chiusura. Entrambi i prodotti hanno ottenuto riconoscimenti internazionali, consolidando un posizionamento premium nel segmento craft .

La presenza di un luxury spirit all’interno di una grande manifestazione artistica non è un fatto neutro. Negli ultimi due decenni fiere, biennali e musei hanno progressivamente integrato brand di alta gamma — moda, orologeria, spirits — in un ecosistema di sponsorizzazioni che diventano parte dell’esperienza. Il consumo non è accessorio: è rituale sociale, spazio relazionale, momento di networking e connsessione. Nei Giardini e all’Arsenale, tra preview e opening, il bar è luogo di scambio quanto le sale espositive. Il luxury spirit assume dunque una funzione doppia. Da un lato sostiene economicamente eventi la cui sostenibilità finanziaria è sempre più complessa; dall’altro partecipa alla costruzione di un immaginario condiviso, dove l’arte contemporanea dialoga con codici di esclusività e lifestyle globale. La scelta di un gin artigianale italiano, legato a un progetto familiare con radici nel mecenatismo, tenta di differenziarsi dalle operazioni puramente corporate, collocandosi in una zona intermedia tra sponsorship e continuità culturale.

Resta tuttavia evidente che la Biennale è anche una piattaforma di rappresentazione economica. Le nazioni investono nei padiglioni, i collezionisti nei progetti, i brand nell’associazione simbolica. L’inserimento di un gin ufficiale nei luoghi della mostra segnala quanto il confine tra produzione culturale e industria del lusso sia ormai strutturalmente poroso. Non si tratta di una contaminazione episodica, ma di una convergenza stabile tra sistemi di valore. Nel contesto veneziano — storicamente fondato su committenza, mecenatismo e relazioni diplomatiche — questa dinamica assume una particolare coerenza. La Biennale è, fin dalla sua origine, un dispositivo di rappresentanza e di scambio, un modello in cui arte, impresa e capitale simbolico si integrano in modo sempre più esplicito.

Rosalba Cignetti, 26 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

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